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Spinoza: Ethica ordine geometrico demonstrata

Il concetto fondante da cui parte Spinoza per elaborare il suo sistema metafisico è quello di sostanza che richiama dalla filosofia cartesiana cioè Causa sui = Ciò che è cosa di sé. Tale affermazione prevede che non ci siano cause esterne che la determinino quindi, la realtà non ha bisogno di altro per essere. Dal punto di vista gnoseologico invece, è ciò che non ha bisogno di altri concetti per essere spiegato. In altri termini, afferma l’autonomia della realtà o del concetto sostanza, per cui critica Cartesio che si era contraddetto: egli assumendo questa definizione l’aveva applicata anche alla Res cogitans e Res extensa, perciò era stato incoerente poiché da un lato sostiene la sostanza prima, Dio (cioè cosa che per esistere non ha bisogno che di se medesima) e dall’altra le sostanze seconde (mondo e gli enti) che essendo di origine divina, non sono autonome. Dall’annullamento dell’argomentazione cartesiana, individua la sostanza come realtà autosufficiente dal punto di vista ontologico e concettuale, proprio perché non può avere altre cause che se stessa. Intuitivamente è l’evidenza che fa cogliere la sostanza che, ha un’autonomia logica e ontologica. In quest’ottica deduce le caratteristiche di tale realtà:

Increata ed eterna: esiste di per sé da sempre e non ha bisogno di altro per esistere (non c’è creazionismo);
Infinita: la finitezza prevede limiti che condizionano l’autonomia per cui non può essere tale;
Unica: nella realtà non si possono concepire due cose perfettamente identiche;
Tale sostanza altro non può essere che DIO O L’ASSOLUTO (non quello della trazione religiosa) che, non ha bisogno di altro per essere. Dopodiché propone due sintetiche dimostrazioni:
A priori: cogliendo questo concetto di sostanza, si può sostenere l’esistenza poiché se ne ha la causa;
A posteriori: le cose esistono di per sé o per mezzo di un ente necessario che le crea quindi, ammettere l’esistenza delle cose equivale ammettere l’esistenza di dio;
Questo dio non è al di fuori del mondo ma ne è dentro costituendo con lo stesso una realtà unica, globale ed onnicomprensiva Deus sive natura = Dio, ovvero Natura identificando dio con la natura, in cui sono e derivano tutte le cose; lo paragona ad una circonferenza infinita che possiede tutto all’interno del suo perimetro e nulla al di fuori (riferimenti geometrici). Perciò le cose del mondo saranno o la sostanza o la manifestazione in atto di tale sostanza (PANTEISMO DI SPINOZA). Siccome la sostanza è unica ed infinita, le sue caratteristiche saranno pertanto infinite. Tuttavia, l’uomo nella sua finitezza può cogliere solo due attributi: il pensiero e l’estensione cioè la materia e la coscienza. La sostanza è caratterizzata da infiniti attributi (qualità strutturali o essenziali) ognuno dei quali si esplica in infiniti modi (concretizzazioni particolari degli attributi)→ dato l’attributo pensiero da ciò scaturisce un’infinita modalità d’essere che danno origine all’insieme dei modi finiti, cioè ogni singola cosa del mondo (tutti i pensieri particolari). L’esempio che utilizza per questo occasione è il seguente: presa un’estensione acquatica (infinita),in essa si distinguono la superficie (gli attributi) e le onde e movimenti del mare (modi infiniti). Questa esemplificazione fa percepire un andare e venire di modi infiniti che sono gli enti: la manifestazione superficiale del tutto e gli appartengono. Propone un sistema ordinato, immutabile ed eterno: l'ordine del mondo. Nella formulazione classica “dio”era causa della natura (=oggetto) ora, l’espressione dio sive natura può essere interpretata in due modi differenti:
Natura naturante: che genera, quindi causa;
Natura naturata: effetto, infinite modalità con cui si manifesta;Perciò, Causa-Effetto sono facce di una medesima realtà: la natura è madre e al contempo figlia cioè causa ed effetto allo stesso tempo. Se la sostanza è un ordine immutabile, questa è necessità (ciò che deve essere) quindi, l’ordine diviene necessario ma, tale necessità contiene libertà che si manifesta attraverso l’applicazione di sé (la necessità di questa realtà perché scaturisce dalla sua intrinseca natura). L’ordine è liberamente necessario, necessità che costituisce la libertà, l’esplicitazione della sua essenza: ciò che è. Tale libertà, tuttavia, non è condizionata e coincide con la necessità.

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