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Spinoza: critica alla visione finalistica del mondo e al Dio biblico

Molti studiosi si sono posti vari interrogativi sulla “sostanza”, soprattutto quale realmente fosse la sua identità. Spinoza, ha una visione della realtà scientifica che ritiene la natura, come ordine necessario e razionale del tutto. Una concezione simile a quella cartesiana, nonostante il Dio di quest’ultimo rivesta il ruolo tradizionale di creatore onnisciente. In Spinoza, infatti, è esclusa la visione teologica della tradizione per il principio metafisico della realtà come ordine necessario: il dio-natura è l’ordine geometrico dell’universo, cioè il sistema globale del tutto e delle sue leggi. Talmente era persuaso da questa convinzione che reputava tale realtà come immutabile, non potendo tener conto degli sconvolgimenti che, l’inquinamento post-industriale avrebbe causato. Quindi, LA SOSTANZA è la traduzione metafisica della visione scientifica del mondo. Il rapporto tra le cose e il principio s’inscrive in questo ordine necessario che deve andare così e non può essere diversamente. E’ un’immanenza che si identifica in un principio regolatore e che coincide con l’ordine necessario delle cose, in cui non c’è altro scopo che essere in questo modo (anti-finalismo). Rifiuta il creazionismo e l’emanazionismo poiché esclude la trascendenza di Dio. Secondo Spinoza, infatti, ammettere l’esistenza di cause finali è un pregiudizio dell’intelletto umano che, abituato a perseguire i propri obiettivi tende a proiettare il suo modo di agire nel mondo. In questo modo, tutto ciò che è nel mondo è in funzione dell’uomo ed è utile e vantaggioso → antropomorfismo secondo cui l’uomo è il centro e il senso di ciò che è nel mondo. Nota allora che gli uomini non potendo creare autonomamente questi beni li attribuiscono a Dio che, ha creato ugualmente mezzi per agevolarlo e prodotto anche mali e disagi che l’uomo interpreta sempre di origine divina e legittimi poiché parla di questa situazione come un autentico pregiudizio siccome i mali accadono a tutti gli uomini allo stesso modo. Di conseguenza dichiara senza esitazioni che si tratta di un errore logico SCAMBIANDO LA CAUSA PER L’EFFETTO. La tesi è inesatta, perché è l’uomo che ha trovato la soluzione al suo adattamento nel mondo e non viceversa cioè che la natura sia predisposta al genere umano. Inoltre, tale finalismo inficia la stessa perfezione di Dio perché se si pone obiettivi e fini da realizzare significa che non è pienamente realizzato. Perciò il finalismo non è altro che il prodotto dell’immaginazione e fantasia umana che tenta di spiegare il mondo e ciò che non riesce a cogliere direttamente (una posizione ancora più radicale di Galilei). Infine la visione del superuomo-Dio della teologia, dai poteri eccezionali, simile all’uomo in campo patetico cioè emozionale (l’uomo è stato creato a immagine e somiglianza di Dio), nello Spinozismo è il principio di dio è sovra personale e coincide con il tutto cosmico (monismo e panteismo di Spinoza). Individua due attributi, estensione e pensiero, come realtà ontologiche eterogenee: le idee non possono generare corpi e viceversa. Per questo torna evidente la questione di come tali realtà siano conciliabili nell’uomo e per spiegare il dualismo antropologico ovvero l’unità psicofisica che è l’uomo, elabora la teoria del parallelismo psicologico: l’uomo reagisce ad ogni esperienza attraverso due risposte l’una fisica e l’altra psichica fra loro in un rapporto biunivoco dato che ad ogni risposta fisica ne corrisponde una psichica e viceversa. Sembra aver intuito il legame fra corpo e psiche che, in questo modo procedono parallelamente in una condizione fortemente unitaria →non esiste un’interiorità indipendente dal corpo (le passioni condizionano il corpo, in cui si manifestano esteriormente).

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