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Schopenhauer: Caratteri e manifestazioni della volonta’ di vivere

Poiché la “volontà di vivere” è al di là del fenomeno essa presenta dei caratteri contrapposti a quello del mondo della rappresentazione, poiché si sottrae alle forme proprie dello stesso quali lo spazio, il tempo e la casualità. Tale volontà è quindi:
1. È un concetto di energia o impulso, ossia non volontà cosciente, perché la consapevolezza e l’intelletto sono solo sue manifestazioni secondarie;

2. Unica, perché esistendo al di fuori dello spazio e del tempo, si sottrae costituzionalmente a ciò che i filosofi medioevali chiamavano «principio di individuazione»;

3. Eterna e indistruttibile, essendo oltre la forma del tempo, è un Principio senza inizio né fine;

4. Forza libera e cieca, perché non sottoposta al principio di causa, è come fosse un’energia incausata, senza un perché e senza uno scopo. Infatti, si può cercare la “ragione” di questa o quella manifestazione fenomenica della volontà, ma non della volontà in se stessa. Perciò la volontà primordiale non ha una meta oltre se stessa e ogni motivazione o scopo cade entro l’orizzonte del vivere e del volere.

Di conseguenza, miliardi di esseri, siano essi uomini, animali oppure vegetali vivono per vivere e continuare a vivere. Questa è la crudele verità, afferma il filosofo, che non può trovare giustificazione in un Dio, che non può esistere perché l’unico assoluto è la volontà stessa. Procedendo nella sua analisi ontologico – metafisica, Schopenhauer ritiene inoltre che l’unica e infinita volontà di vivere si manifesti nel mondo fenomenico in fasi distinte

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