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Arthur Schopenhauer - La critica al positivismo e alla religione

Alla luce del suo pessimismo, Schopenhauer criticò tutte le forme di ottimismo che l’uomo aveva sviluppato. Criticò la concezione dell’amore che per Schopenhauer era frutto del desiderio di riprodursi. Dietro a tutte le svenevolezze romantiche dell’amore c’è solo il desiderio di riprodursi che è negativo perché non risolve il proprio dolore e fa nascere altri esseri umani destinati a soffrire. La visione della storia come continuo progresso e come concatenazione logica di eventi venne criticata da Schopenhauer. Egli prese come esempio Erodoto, il primo storico, che aveva messo in luce che la storia era fatta di guerre, massacri e ambizioni. La storia non ha logica, se non la logica della violenza. Per quanto riguarda la religione, famoso è l’aforisma di Schopenhauer “o si pensa, o si crede”. Se ci si mette a riflettere infatti si comprende che la religione è un’invenzione degli uomini per ripararsi dalle sofferenze. Come Feuerbach, anche Schopenhauer notò che le religioni più forti erano quelle che erano state più sanguinarie. Tutte le religioni e tutte le filosofie ottimistiche sono false e illusorie. Schopenhauer preferisce gli animali agli uomini perché questi ultimi fanno del male consapevolmente a chi già soffre, mentre gli animali lo fanno istintivamente e senza esserne consapevoli. Per vivere felici bisogna essere incoscienti. Nel Novecento, in seguito alle guerre mondiali, ai campi di sterminio, ai massacri e a tutti gli orrori che avevano caratterizzato quel secolo, Schopenhauer venne notevolmente rivalutato.

Più avanti in alcuni suoi scritti Schopenhauer cercò paradossalmente di trovare dei rimedi al dolore, sebbene esso sia alla base di tutta la realtà. Il primo modo per fuggire al dolore era rappresentato dall’arte. L’arte infatti è disinteressata, sfugge dalla Volontà di vivere e ci distacca dal dolore, mettendoci sulla stessa lunghezza d’onda dell’eternità. La forma d’arte più potente era per Schopenhauer la musica perché ci mette momentaneamente allo stesso livello dell’energia cosmica. Il livello superiore all’arte è rappresentato dalla morale, che è suddivisa in giustizia e carità. Gli uomini hanno elaborato delle regole condivise per limitare al massimo il dolore. La giustizia serve a porre un margine all’egoismo incondizionato. Il livello più alto di morale è la carità, che consiste nel riuscire a vedere il proprio dolore negli altri. La carità spinge a compatire l’altro, cioè a soffrire assieme agli altri, e alla solidarietà umana. La morale non elimina il dolore, ma aiuta gli uomini ad allievare il proprio dolore. Questo messaggio è presente anche nella "Ginestra" di Leopardi. La vera via di liberazione dal dolore era stata ispirata a Schopenhauer dalla filosofia indiana, cioè il Nirvana, il nulla, la Nolontà. Il segreto stava nel non desiderare nulla. Era difficilissimo da conseguire e il primo passo verso la Nolontà era rappresentato dalla castità e dal digiuno. Schopenhauer influenzò notevolmente Nietzsche e molti altri artisti successivi. Schopenhauer non ebbe molto successo in Italia fino a metà del Novecento perché Leopardi era giunto alle sue stesse conclusioni, per la presenza della Chiesa e per la cultura marxista, che avversava le idee di Schopenhauer.

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