Arthur Schopenhauer

Il mondo come rappresentazione
• “Tutto ciò che esiste per la conoscenza, e cioè il mondo intero, non è altro che l’oggetto in rapporto al soggetto, la percezione per lo spirito percipiente; in una parola: rappresentazione. Tutto quanto il mondo include e può includere è inevitabilmente dipendente dal soggetto, e non esiste che per il soggetto. Il mondo è rappresentazione “
• soggetto: “Ciò che tutto conosce senza essere conosciuto da alcuno […] tutto ciò che esiste, esiste in funzione del soggetto”.
• oggetto: Ciò che è conosciuto, condizionato dalle forme a priori di spazio e tempo cui si ha la pluralità: ogni cosa esiste nello spazio e nel tempo.
• Le due metà (soggetto e oggetto) sono inseparabili e esistono per mezzo dell’altra
• Critica il materialismo poiché riduce l’oggetto a materia e l’IDEALISMO poiché riduce il soggetto a oggetto.

• Schopenhauer riduce le 12 categoria kantiane alla sola CAUSALITÀ “prende la sensazione organica data come un effetto il quale deve necessariamente avere una causa”.
• “L’azione causale dell’oggetto sugli altri oggetti è l’intera realtà dell’oggetto”.
• “La Causalità congiunge spazio e tempo”.
Il mondo come volontà
• Il fenomeno per Schopenhauer è il velo di Maya, che “vela” la realtà delle cose.
• Il sogno e la realtà sono pagine dello stesso libro ma se la realtà è consequenziale e ordinata, il sogno è sporadico e disordinato.
• Il corpo è si oggetto tra gli oggetti ma anche il mezzo fisico per esprimere la nostra volontà.
• La volontà è l’essenza del nostro essere, ci permette di squarciare i Velo di Maya. La sola e identica essenza dell’universalità dei fenomeni
Dolore, liberazione e redenzione
• La volontà è dolore poiché “ ogni tendere nasce da una privazione, da una scontentezza del proprio stato, è, dunque, finché non soddisfatto, un soffrire; ma nessuna soddisfazione è durevole; anzi non è che il punto di partenza di un nuovo tendere”.
• La vita è bisogno ma soddisfatto questo di raggiunge la noia
• “La vita è dolore e la storia cieco caso” la storia è destino, il tragico ripetersi della stessa vicenda in forme diverse.
• L’arte è liberatrice, immergendoci nello stato di contemplazione pura ci stacchiamo dalla volontà e dalle sofferenze, non cerchiamo più un oggetto che ci sia utile ma cerchiamo in lui solo un oggetto che ci faccia piacere. Ci fa puri soggetti contemplanti che, mentre contemplano, non vogliono e quindi non soffrono.
• L’ascesi, annullamento della “voluntas” che diventa “noluntas” l’uomo è redento per sempre e non momentaneamente come con l’arte.

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