Schopenhaur

La radici culturali della sua filosofia sono:
• L’induismo: Teoria dell’ “upanishad”, il “velo di maya”, la rappresentazione è illusione, il mondo che vediamo è pura parvenza, ed è ricoparto dal vel. Compito del filosofo è squarciare il velo e trovare la verità.
• Platone: presenza di un mondo ultraterreno (iperuranio) e uno terreno.
• Kant: per conoscere il mondo bisogna servirsi dello spazio, del tempo e altre 12 categorie, (per Schopenhauer le categorie sono tre: spazio, tempo e causalità). Per lui la realtà è una relazione causale.
Opera: “Il mondo come volontà e rappresentazione”:
La volontà è l’essenza della vita umana,il principio cosmico caotico che regola il mondo, toglie all’uomo la propria libertà, ed essa si concretizza negli organi.

Il suo è un pessimismo consapevole, ovvero comprendere la vita, come desiderio infinito di oggetti finiti, ed essa non può che oscillare tra il dolore, cioè il desiderio inappagato, e la noia, cioè la sospensione del desiderio. L’esperienza del dolore non è propria solo dell’uomo: tutto in natura soffre.
Egli affermò che “se nel mondo domina la sofferenza, questo mondo non può essere l’opera di un ente assolutamente buono”, Schopenhauer infatti vede Gesù Cristo come la negazione della volontà di vivere, e la religione come un’illusione consolatrice.
Dal suo pensiero pessimistico ne scaturisce l’idea che l’amore è un inganno, l’inganno della volontà che si serve dell’uomo per appagare il proprio bisogno di propagazione della specie, infatti senza di essa la volontà cesserebbe. Non esiste quindi un amore puro e disinteressato, perché esso altro non è che desiderio sessuale dettato dall’egoismo e dall’autoconservazione.


Secondo il prinicipio individuazionis : Spazio e Tempo permettono di individuare l’oggetto e la propria essenza, di conoscere ciò che altrimenti sarebbe soltanto il “questo”. Grazie a questo principio l’uomo può concepirsi come “io. La volontà può essere individuata nelle cose.
Dalla filosofia Kantiana il filoso riprende due concetti:
• Il fenomeno: apparenza, oggetto della conoscenza sensibile.
• Il noumeno: inteso come come oggetto della conoscenza intellettuale pura, la cosa in sé.
L’uomo arriva al noumeno, perché “non siamo una stesta d’angelo alata”, cioè non percepiamo solo l’intelletto, ma siamo anche corpo. Sentiamo delle forze che agiscono dentro noi, la volontà. Ed è grazie all’esperienza del proprio corpo che l’uomo può avere accesso alla verità noumenica.


Secondo Schopenhauer per arrivare alla verità occorre abbandonare la rappresentazione e sottrarsi allo spazio,al tempo e alla causalità. Per liberarsi della volontà l’uomo deve attraversare tre momenti: (convertire la ‘voluntas’ in ‘noluntas’)
1. Artistico: che consente al soggetto la pura contemplazione delle idee universali, la musica rappresenta la migliore tra le arti, in quanto permette all’artista di astrarsi dello spazio e dal tempo.
2. Etico: è un sentimento disinteressato di compassione, in cui ciascuno riconosce sé in un altro essere vivente, e si trova in una situazione di empatia, ciò rappresenta un momento di pausa dal dolore.
3. Spirituale: raggiungimento del Nirvana, l’ascesi, negazione sistematica del corpo e della volontà. Vivere in maniera epicurea secondo la massima del “lathe biosas”.

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