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Schopenhauer: Le vie di liberazione dal dolore

Lo scenario della vita che emerge dalla concezione schopenhueriana, si materializza nello spettro del dolore e della sofferenza. Ciò potrebbe far pensare che il suo sistema determini una “filosofia del suicidio universale”. Tuttavia, Schopenhauer condanna e rifiuta il suicidio:

1. Il suicidio anziché essere una negazione della volontà, in realtà è un atto di forte affermazione della volontà stessa. Infatti, il suicida al posto di negare la volontà, sopraffatto da tale principio, si sottrae alla vita stessa;

2. Il suicidio, sopprime l’individuo, cioè una manifestazione fenomenica della volontà di vivere, lasciando intatta la cosa in sé, che rinasce in mille individui.
Perciò, secondo il filosofo, la vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione, tramite il suicidio, della vita, ma nella liberazione dalla stessa volontà di vivere. Per sospendere l’azione della volontà, che costituisce allo stesso tempo l’essenza e la struttura metafisica della realtà, Schopenhauer richiama l’esistenza di personaggi eccezionali (santi, geni dell’arte, eremiti ecc…) che, nella’arco della loro vita, hanno sperimentato il cammino della liberazione dai bisogni e dell’egoismo della volontà di vivere; dimostrando in tal modo che quando la voluntas perviene alla «coscienza di sè» essa tende a farsi noluntas, ossia negazione progressiva di se medesima. Schopenhauer articola l’iter salvifico dell’uomo in tre momenti essenziali: l’arte, la morale e l’ascesi.

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