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Schopenhauer: L'ascesi

L’ascesi, nata dall’«orrore dell’uomo per l’essere», secondo il filosofo è l’esperienza per la quale l’individuo, cessando di volere la vita e il volere stesso, si propone di vincere il proprio desiderio di esistere, di godere. Il primo passo, dell’ascesi è la «castità perfetta», che libera dalla prima e fondamentale manifestazione della volontà di vivere: l’impulso alla generazione e alla propagazione della specie → non lasciarsi strumentalizzare dalla natura. Dopodiché, segue la rinuncia ai piaceri, l’umiltà (con cui l’uomo ammette la sua debolezza e la sua pochezza), il digiuno, la povertà, la fustigazione. Ne consegue per il filosofo, che la tecnica dell’ascesi determinante nella soppressione della volontà di vivere, rappresenta l’unica vero atto di libertà possibile all’uomo: la coscienza del dolore come essenza del mondo, è in grado di vincere il carattere stesso dell’individuo e le sue tendenze naturali. Perciò, quando l’uomo vince i propri egoismi e le particolarità, diviene libero ed è in grado di incamminarsi nella salvezza, ossia al nirvana buddista, ossia la negazione del mondo stesso. Il nirvana rappresenta per Schopenhauer, un oceano di pace e uno spazio luminoso di serenità, dove si dissolve lo stesso concetto di «io» e di «soggetto».

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