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A) Schopenhauer
1- Le vie dell’ascesi. Come liberarsi dalla volontà?
La volontà genera dolore e agisce nel mondo con diversi gradi. L’uomo deve liberarsi da questa volontà e può farlo in diversi modi. Può farlo grazie all’arte, poiché attraverso di essa posso fermare tempo e spazio e posso così cogliere l’idea, e cioè l’archetipo. In questo caso avviene uno sospensione della realtà ma senza alcun dolore (sospensione del giudizio). Secondo Schopenhauer un altro modo per liberarsi da questa volontà è l’etica. Egli spiega che dobbiamo sviluppare caratteristiche etiche che ci possano permettere di dedicarci degli altri a discapito della nostra volontà. Ultimo modo per liberarci della volontà è quello dell’Ascesi, ovvero rinunciare ai propri desideri e concentrarsi sul minimo essenziale per sopravvivere.

2- Definizione di volontà.
La volontà è per Schopenhauer una forza che governa l’uomo e il mondo; è legata alla corporeità dell’uomo e ai suoi bisogni fisici più che morali. Va intesa come volontà di vivere, una volontà libera e razionale che desidera incessantemente se stessa intrappolando l’uomo in un meccanismo di dolore- piacere, poiché il continuo desiderare qualcosa che non ci appartiene provoca una condizione di dolore che neanche l’eventuale appagamento del desiderio può eliminare.

3- Paragone tra Schopenhauer e Kant. Fenomeno e Noumeno.
Secondo Kant il fenomeno è la realtà che noi possiamo conoscere in base alle nostre categorie mentre, invece, il Noumeno è la cosa in sé ed è inconoscibile. Schopenhauer riprendere questi concetti dicendo che però che il mondo è una rappresentazione e che non si può conoscere ciò che non si vede. Parla dei due poli, soggetto e oggetto, spiegando che devono entrambi esistere. Il soggetto, secondo Schopenhauer, conosce non in base a tutte le categorie elencate da Kant ma sono grazie a 3 di esse: lo spazio, il tempo e la causalità. Schopenhauer si interroga anche sul fatto che il Noumeno sia inconoscibile o meno. Dice che dal punto di vista scientifico ha ragione Kant, ma ipotizza anche la possibilità di analizzare l’oggetto-uomo, il quale ha una parte materiale ma anche una parte razionale. L’uomo come soggetto studia se stesso e diventa l’oggetto della sua analisi. Individua il Noumeno come volontà di agire poiché è ciò che caratterizza l’uomo. Il Noumeno è perciò irrazionale e inconscio.

B) Kierkegaard

1- L’analitica esistenziale.
Kierkegaard elabora la filosofia del singolo , ovvero del singolo uomo di fronte alla sua esistenza. L’unica cosa che conta è non fallire la propria esistenza (scelte esistenziali del singolo uomo). La vera filosofia consiste nell’analizzare le possibilità del singolo, ovvero l’uomo deve avere infinite possibilità e la libertà di scegliere. L’uomo tuttavia di fronte alle infinita possibilità di scelta, si blocca, provando un senso di angoscia e mentre la paura riguarda sempre un oggetto preciso, l’angoscia non ha oggetto.

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2- Gli stadi secondo Kierkegaard.
L’uomo di fronte a infinite possibilità può avere 3 atteggiamenti che corrispondono a 3 ideali di vità:
1) Vita estetica: può essere rappresentata dalla figura del Don Giovanni, il
quale non seduce per l’atto sessuale in se ma per il piacere della conquista. Il suo problema è che una volta ottenuto l’oggetto del desiderio si perde interesse e si mette alla ricerca di un altro oggetto. Dopo un po’, il ripetersi di tutto ciò porta alla noia.
Egli può scegliere di fare un salto nella vita etica e morale. Può scegliere di fare tutto ciò poiché nella sua disperazione si rende consapevole del fatto che la sua vita non può funzionare e vuole riappropriarsi della sua vitalità, la quale aveva perso con la noia.

2) Vita etica e morale: può essere rappresentata dal marito e padre di
famiglia, ovvero colui che è importante perché sceglie un’unica donna ed rimane fedele a una legge (il matrimonio). Conta anche come padre di famiglia poiché si prende cura dei propri affetti.

Il problema di questa vita è il senso di ribellione alle convenzioni che porta a volerle infrangere. L’uomo in questo caso può scegliere di tornare indietro o fare un doppio salto verso la vita religiosa.

3) Vita religiosa: può essere rappresentata da Abramo, colui che è disposto a sacrificare il proprio figlio perché glielo ha chiesto Dio. In questa vita si

sceglie di affidarsi al fatto che Gesù Cristo ti salverà.
3) Cos’è l’angoscia?
La vita secondo Kierkegaard è caratterizzata dall’angoscia, ovvero dal senso della possibilità di scegliere. Solo la fede può dare sollievo, dove il rapporto tra Dio e uomo si concretizza in Gesù. Questa sofferenza (l’angoscia) nei confronti di Dio fa si che la fede sia vista come uno scandalo (in senso positivo) che permette una vera apertura a Dio.

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