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Schopnhauer

IL DOLORE DELLA VITA

La vita è dominata da una forza cieca e senza scopo: la volontà di vivere. Miliardi di esseri non vivono che per vivere: questa è l’unica verità sulla vita.
Le religioni così come le filosofie razionaliste hanno cercato di trovare un senso al mondo, ma, secondo Schopenhauer, si tratta di false illusioni. Il Nostro può essere considerato un filosofo dello smascheramento, un fermo avversario di quella bugia secolare secondo la quale la vita ha un significato. Nel suo universo doloroso non c’è posto né per Dio né per la Ragione e se la vita è volontà, essa deve essere anche necessariamente dolore. Volere, infatti, significa desiderare, e il desiderio deriva da una condizione di carenza dell’uomo, dal momento che si desidera sempre ciò che non si ha e questa condizione di povertà umana causa sofferenza, quindi il volere è dolore. Anche se molti desideri vengono esauditi, subito ne sorgono altri e si continua così all’infinito. Quando poi l’uomo si illude di aver appagato i propri bisogni, viene invaso da un altro sentimento terribile, la noia, che è una specie di vuoto. Adesso l’uomo si sente amareggiato e disilluso, non prova più alcun interesse. La vita, dunque, si consuma oscillando inesorabilmente tra il dolore e la noia e il piacere non è che un breve intervallo tra un desiderio e l’altro.
Gli uomini inoltre temono la morte, alla quale non possono sfuggire. Ma secondo Schopenhauer, essi non scelgono la vita perché la amano, quanto perché sono terrorizzati dalla morte, che viene da loro invocata quando non riescono più a sopportare i dolori e le sofferenze dell’esistenza. Ma non appena i mali si alleviano, allora affiora nuovamente la noia.

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