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Schopenhauer

Vita
Nasce a Danzica nel 1788 e muore a Francoforte nel 1860. Proviene da una famiglia ricca, per questo nella sua giovinezza compì diversi viaggi.
DOTTRINE CHE EBBERO INFLUENZA SUL SUO SISTEMA:
• Platone: dal filosofo greco è attratto dalla teoria delle idee (idee intese come forme eterne).
• Kant: nutre una grande stima nei suoi confronti; Apprezza soprattutto l’impostazione soggettivistica (cioè la centralità del soggetto).
• Illuminismo: apprezza il filone materialistico.
• Romanticismo: trae da qui tematiche come il tema dell’infinito, del dolore (in lui il dolore non si ricompone in una dialettica, e nemmeno in un riscatto ottimistico), l’importanza attribuita all’arte e alla musica.
• Filosofie orientali: più precisamente la filosofia indiana, della quale è il primo promotore in occidenti. Da esse recupera metafore tratte dai testi sacri (Veda e Purana) e suggestive immagini; tra queste ricordiamo quella del “Velo di Maya”.

Queste sono le dottrine che hanno influito sul pensiero del filosofo, tuttavia la sua filosofia si configura anche come un feroce anti-hegelismo. Lo stesso Hegel viene definito un "sicario della verità",e, la divinizzazione dello Stato (secondo Hegel è lo stato a fondare i cittadini), viene condannata senza appello.
IL MONDO DELLA RAPPRESENTAZIONE COME VELO DI MAYA- Distinzione tra fenomeno e cosa in sé
Kant propose nella sua dottrina la distinzione tra fenomeno e noumeno ; fenomeno visto come unica realtà accessibile alla mente umana e noumeno teorizzato come concetto limite, una sorta di promemoria dei limiti della conoscenza.
Schopenhauer si distacca da questa visione, e da un ruolo di primaria importanza al noumeno che Kant aveva escluso dalla conoscenza, esso infatti è la pura verità nascosta dietro al fenomeno, mentre quest’ultimo è in realtà solo un'illusione esistente all’interno della coscienza, quella che nella saggezza indiana si chiama "velo di Maya" (esso attirava sguardi mortali facendo credere che sia la realtà), da qui “Il mondo è la mia rappresentazione” (la rappresentazione è tutta interna al soggetto).
Tale rappresentazione ha due aspetti essenziali ed inseparabili, i quali esistono solo al suo interno, la cui distinzione rappresenta la conoscenza: SOGGETTO RAPPRESENTATE (io) e OGGETTO RAPPRESENTATO (realtà).
Sempre seguendo la dottrina kantiana, Schopenhauer parla di forme a priori, secondo il filosofo infatti permettono all’uomo di cogliere intuitivamente la realtà; sono dei vetri sfaccettati attraverso le quali si deforma la visione delle cose, arrivando così alla conclusione che la vita è un sogno,un incantesimo; tuttavia al di là del sogno esiste anche la realtà vera sulla quale l’uomo non può fare a meno di interrogarsi, questo poiché l’uomo è un animale metafisico ed è quindi portato ad interrogarsi sulla sua esistenza
Dalle 12 forme a priori ipotizzate da Kant, Schopenhauer ne ammette solamente 3: spazio, tempo e causalità.
Quest’ultima (la causalità) riconduce a se le precedenti categorie in quanto l'oggetto è risolvibile nella sua azione causale su altri oggetti; assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera manifestandosi come principio del divenire (regola i rapporti tra gli oggetti naturali), dell’essere e dell’agire (regola le connessioni tra un’azione e i suoi motivi).

Scoperta della vita e accesso alla cosa in sé
L’uomo è rappresentazione e corpo, infatti il corpo oltre ad essere una rappresentazione tra le altre nel mondo è anche vissuto, sentito come impulso desiderante; il nostro essere è volontà, desiderio, la prima oggettivazione di questo desiderio è proprio il nostro corpo. Vivendosi dall’interno l’uomo può squarciare il Velo di Maya ed afferrare la cosa in sé che ci spinge ad esistere e agire.
Noi siamo vita e volontà di vivere: il nostro corpo è la manifestazione esteriore delle nostre brame (es: apparato digerente è aspetto fenomenico della volontà di nutrirsi) , lo stesso mondo fenomenico è la maniera attraverso la quale la volontà si manifesta, essa (la volontà) è la sostanza, l’oggettivazione del mondo fenomenico.

Caratteri e manifestazioni della volontà di vivere
La volontà di vivere si sottrae dalle forme a priori (spazio, tempo, causalità) del mondo della rappresentazione, essa infatti è un principio irrazionale inesplicabile, un impulso inconscio .
Inoltre essa è unica, infatti esiste al di là delle coordinate spazio-temporali, sottraendosi così al principio d’individuazione.
“La Volontà non è qui più di quanto non sia là, più oggi di quanto non sia stata ieri o sarà domani.”
E’ eterna, in-causata (“Ogni motivazione o scopo cade entro l’orizzonte del vivere e del volere”), senza scopo; è l’Unico assoluto, in quanto per Schopenhauer Dio non esiste ed i caratteri di fondo della volontà sono quelli che gli uomini attribuiscono a Dio. Dio, altro non è che una “maschera” per nascondere una terribile realtà: miliardi di esseri non vivono che per vivere e continuare a vivere.
Oltre ai caratteri principali della Volontà, Schopenhauer individua anche le due fasi attraverso le quali essa si oggettiva nel mondo (si può altrimenti dire che tali fasi sono l’oggettivazione del noumeno nella realtà fenomenica) :
• IDEE (eterne), cioè gli archetipi, un sistema di forme immutabili.
• REALTA’ NATURALI (spazio-temporali), cioè nei vari individui del mondo naturale.
I gradi in cui si realizza la volontà di vivere sono invece:
1. L’UOMO, dove la Volontà si oggettiva come Volontà razionale; l’uomo esercita consapevolmente questa forza orientandola ad uno scopo preciso , ed è a causa di tale consapevolezza che l’uomo è un animale malaticcio, in perenne malattia, in quanto si fa guidare dalla ragione, meno sicura ed efficace dell’istinto.

2. FORZE CHE GOVERNANO LA VITA ANIMALE e VEGETALE, dove la volontà s’oggettiva sotto forma di istinti e pulsioni
3. FORZE DELLA NATURA (es:gravitazione, elettricità, etc…) sono forze METAFISICHE in quanto non sono soggette alla causalità.

IL PESSIMISMO COSMICO- Il male sta nel principio del mondo
Per Schopenhauer la vita è dolore, è una sorta di pendolo che oscilla costantemente tra dolore e noia, passando per un intervallo effimero rappresentato dal piacere, infatti se tutto è caratterizzato dalla volontà di vivere, allora tutto è caratterizzato da un desiderio irrisolto.
L a volontà di vivere oggettivandosi produce la molteplicità degli esseri , diventando così allo stesso tempo fonte di vita e di morte, quindi anche del dolore.
Il piacere secondo il filosofo altro non è che una funzione derivata del dolore, e scompare non appena viene soddisfatto il bisogno, facendo subentrare la noia.
E’ quindi chiaro che il dolore è un dato necessario per generare il piacere, e che senza dolore non può esistere piacere. La conclusione è quindi che la vita umana oscilla tra dolore e noia con un intermezzo illusorio di piacere.
Schopenhauer propone però un ITER SALVIFICO al quale si giunge non volendo la vita, liberandosi così dalle catene della volontà, che porta ogni creatura ad una lotta, dove quelli che resistono riescono poiché lo fanno a scapito di altri.

La volontà inoltre si serve dell’uomo per la perpetuazione della specie, facendo leva con un desiderio particolare rappresentato dall’eros, cioè l’amore carnale, che si pone come unico scopo l’accoppiamento; è quindi un amore interessato e, due individui accoppiandosi e generando una nuova vita compiono il peggiore dei delitti in quanto destinano così una nuova vita alla sofferenza.
Secondo Schopenhauer l’unica vera forma d’amore è l’AGAPE, cioè la pietà, senza vantaggi e senza scopi, la quale si articola in altre due forme: giustizia e carità che sono a loro volta due virtù.

Le vie della liberazione dal dolore
Come possiamo rispondere al dolor? E’ chiaro che per liberarsi dal dolore bisogna liberarsi dalla stessa volontà di vivere. Tuttavia per Schopenhauer la liberazione dalla volontà di vivere non avviene con la morte, quindi egli rifiuta e condanna il suicidio. Con il suicidio, infatti si provoca solo danno alla vita, non alla volontà di vivere che si serve comunque degli altri.
Quindi Schopenhauer ipotizza un passaggio dalla Voluntas alla noluntas (negazione della volontà), tale passaggio si articola in 3 momenti essenziali:
1. L’ARTE: I modelli dell’arte sono contemplabili da tutti, ed è così che l’artista coglie l’essenziale proponendo un modello unico, costituito dall’idea.
Ogni forma d’arte fa prendere le distanza dalla vita, eleva e coglie l’essenziale ma, solo quando si è in rapporto ad essa.
Costituisce un grande conforto al dolore.
2. L’ETICA: Rappresenta un impegno concreto a favore del prossimo, spendendoci per gli altri infatti vinciamo l’egoismo (caratterizzante invece nella volontà di vivere).
La moralità è dettata dalla pietas , fondando così la conoscenza.
Provando pietà, fondo la moralità che poi si concretizza in due virtù cioè giustizia e carità.
La giustizia mi aiuta a porre freno all’ egoismo, se sono giusto agisco basandomi sul criterio dell’equità.
L’agape quindi tenta di svincolare gli uomini dalla condizione di dolore, tuttavia (a differenza dell’arte) rimane solamente un tentativo di arrecare conforto , poiché essa in ogni caso presuppone un attaccamento alla vita.
3. L’ASCESI: E’ la vera via di liberazione dalla radice noumenica poiché presuppone l’orrore dell’uomo per l’essere; un orrore che fa di tutto per mettere in atto una tecnica che elimina la volontà di esistere, volere, godere. Il primo passaggio per mettere in atto questa tecnica è la castità perfetta.
Altre forme ci sono da mettere in atto prima della castità, come la mortificazione della carne, dello spirito, che comunque ci staccherebbero dalla vita.

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