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Schopenhauer: l'arte e la pietà

Arte
L’arte per il filosofo è conoscenza libera e disinteressata, che si rivolge alle idee. Quindi riferendosi alle forme pure e ai modelli eterni delle cose, è l’essenza immutabile dei fenomeni che rappresenta. Di conseguenza, poiché l’arte è la capacità di muoversi in un mondo di forme eterne, essa sottrae l’uomo alla dipendenza dai bisogni e dalle sue volizioni, attraverso un appagamento compiuto. Perciò l’uomo grazie ad essa, contempla la vita, elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo. Fra le varie arti, continua il filosofo, spicca la tragedia (auto rappresentazione del dramma della vita) e la musica, che rappresenta l’arte suprema. Essa, infatti, si pone come immediata rivelazione della volontà a se stessa e si configura come «metafisica in suoni», capace di mettere l’uomo in contatto con le radici stesse della vita e dell’essere. Tuttavia, l’arte è temporanea ed effimera, per cui rappresenta un conforto per eludere la sofferenza della vita, ma non per annientarla; La via della redenzione, sostiene il filosofo, segue altri percorsi.

Pietà
Per il filosofo, l’etica è il tentativo di superare gli egoismi particolari degli uomini, additati come la maggior fonte di dolore fra gli stessi. Quindi, la morale implica un impegno nel mondo a favore del prossimo, che si esplica, secondo la sua visione, nel sentimento di pietà attraverso cui l’uomo avverte come proprie, le sofferenze degli altri. Dunque, differentemente da Kant, che valutava l’etica quale imperativo categorico, Schopenhauer, invece, indica la moralità quale risultato dell’esperienza vissuta per cui l’uomo tende a compatire il prossimo (com-patire= sentire insieme) sperimentando l’unità metafisica di tutti gli esseri[non è la conoscenza che precede la morale, ma la morale che anticipa la conoscenza = principio di intellettualismo etico].La morale si concretizza in due virtù cardinali: la giustizia e la carità:
1. Giustizia = consiste nel “non far male” in riferimento al principio “neminem laede”e nel riconoscimento degli altri similmente nostro essere;
2. Carità = (o agàpe) volontà positiva e attiva di fare del bene al prossimo, cioè il vero amore, che il filosofo riassume ne principio “omnes, quantum potes, juva”;

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