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SCHELLING

Era un idealista più giovane di Fichte e suo aiutante a Jena, anche se poi ne prese il posto all’università, infatti, dal 1797 al 1807 ebbe un grandissimo successo, sebbene poi venne eclissato da Hegel. Il suo pensiero conobbe diverse fasi.
Il distacco di Schelling da Fichte avvenne per la questione della natura, che in Fiche era stata subordinata e ridotta a non-io, a non avere autonomia ontologica e ad essere solo un insieme di leggi meccanicistiche necessarie che limitano la libertà dell’uomo. Per Schelling è il contrario; è, infatti, affascinato dalle nuove visioni della natura generate dalle recenti scoperte scientifiche; divenne famoso per la sua filosofia della natura.
L’idealismo di Schelling è molto diverso da quello di Fichte: ha un nuovo modo di concepire il principio primo della realtà (per Fichte era l’io puro soggettivo) che Schelling concepisce in modo diverso affermando che l’assoluto non può essere solo spirito e che lo spirito e la natura sono elementi derivati dall’assoluto stesso. L’assoluto quindi per Schelling è un unità indifferenziata di spirito e natura che viene prima della loro separazione; ha un movimento interno che lo porta a polarizzarsi a scindersi. Lo spirito è l’assoluto nella forma della soggettività, mentre la natura è l’assoluto nella forma dell’oggettività.

Schelling ha una visione non meccanicistica e al modello pampsichista aggiunse qualcosa di nuovo, ovvero la dialettica e la sua concezione “evoluzionistica”, assieme alle ultime ricerche scientifiche dell’epoca. Dice che nell’assoluta c’è una sorta di lotta interna che esiste anche nella natura stessa; si tratta di due tipi di forze: quella espansiva e quella limitativa. Da questa lotta nascono i diversi gradi della natura, ovvero dal mondo inorganico a quello organico; c’è quindi una gerarchia della natura e un progressivo risvegliarsi dello spirito inconscio. L’uomo è il culmine della natura che diventa spirito cosciente; lo spirito emerge dalla natura. Per dialettica si intende lo sviluppo che avviene attraverso il contrasto. L’assoluto è un’unione di opposti.
Il suo idealismo si definisce trascendentale, ed è il complemento della filosofia della natura; per Schelling cogliere l’assoluto è impossibile, quindi l’assoluto è inattingibile e ci si può arrivare solo con un’intuizione intellettuale (esperienza privata incomunicabile). La filosofia si divide in:
- FILOSOFIA DELLA NATURA: esprime l’oggettività e mostra come dalla natura emerga lo spirito;
- FILOSOFIA DELLO SPIRITO: esprime la soggettività e mostra come da spirito derivi la natura; c’è la ripresa del sistema dell’Io e del Non-io di Fichte con una differenza: l’io di Firchte era il principio assoluto, mentre per Schelling l’assoluto viene prima della distinzione tra soggetto e oggetto, quindi l’io di Schelling non è il principio primo, ma un elemento derivato dall’assoluto. L’Io poi ha dentro di sé due forze opposte tra loro attraverso cui si produce il Non-io, cioè la natura; queste forze sono l’attività reale (forza espansiva) e l’attività ideale (forza limitativa). C’è quindi uno sviluppo progressivo della coscienza che deve superare il limite, infatti esistono diverse epoche della coscienza e il rivolgimento da passività ad attività si ha con la filosofia pratica, per cui la coscienza supera il limite e si autodetermina.
Schelling comunque va oltre Fichte, affermando che la morale (momento di volontà) è solo il primo momento della filosofia pratica a cui è contrapposto il diritto come momento di necessità. La sintesi tra morale e diritto avviene con la storia, che nasce dal passaggio dall’individuo alla collettività; nella storia c’è contrapposizione tra libertà e necessità: gli uomini non sono liberi perché soggetti al destino. Solo alla fine della storia ci sarà una riconciliazione tra libertà e necessità in cui l’assoluto si rivelerà completamente e l’uomo scoprirà sé stesso come conciliato con esso.
Lo scopo ultimo degli uomini è quello di ricongiungersi con l’assoluto, ma ciò è impossibile perché questa riconciliazione finale o può avvenire alla fine della storia o nel frattempo potrebbe essere raggiunta da poche persone con un’intuizione intellettuale mistica che comunque non può essere rivelata.
L’arte è la prova che l’assoluto esiste, è vista come miracolo di unità di tutti gli opposti, come replica da parte dell’artista dell’attività dell’assoluto inteso come armonia di opposti; l’arte è quindi unione di soggetto e oggetto perché l’artista proietta se stesso nell’opera, di conscio ed inconscio perché l’artista produce inconsciamente come se fosse in trance, di libertà e necessità perché l’artista è libero, ma obbligato a produrre una determinata opera, di finito e infinito, perché tutto l’assoluto è racchiuso nell’opera. L’arte per Schelling è quindi la prova dell’assoluto e delle sue caratteristiche.
Avviene quindi un’apologia dell’arte e dell’artista, per cui l’arte è l’eterno documento della filosofia ed è più importante e fondamentale perché la visione dell’assoluto e della natura avviene spontanea solo all’artista, mentre il filosofo deve riflettere. L’arte inoltre è superiore alla natura perché quest’ultima manifesta tutta l’assoluto, mentre l’assoluto si manifesta tutto intero in una singola opera d’arte.

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