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L'idealismo di Schelling

Schelling fu molto influenzato dal pensiero fichtiano e tali erano le sue capacità che sostituì Fichte come insegnate universitario quando egli fu cacciato.
Per quanto riguarda il pensiero anche Schelling si inserisce tra gli idealisti romantici, infatti sviluppa l’idealismo fichtiano integrandolo con una filosofia della natura che concepisce il mondo naturale come articolazione dello spirito. La differenza con la filosofia di Fichte sta proprio nel fatto che Schelling ritenga necessaria la presenza di qualcosa che accomuni Io e non-io, soggetto e oggetto del conoscere, ma ciò non può né risiedere nell’Io e neanche nel non-io dunque il principio del tutto è un’unità indifferenziata di soggetto e oggetto e da questo principio deve derivare la realtà.
Schelling infatti afferma la presenza di una realtà sostanziale e assoluta della natura per la quale se lo spirito non può essere dedotto dalla natura e la natura non può essere dedotta dallo spirito allora spirito e natura devono necessariamente essere co-originari. Il principio infatti non può essere posto nell’Io come non può esserlo nel non-io e allora Schelling suppone una “identità indifferenziata di Io e non-io” che si identifica nell’Assoluto: cogliere questa identità è compito della filosofia della natura e della filosofia trascendentale.

Questo principio originario è anche azione e l’essere ne è il prodotto, inoltre l’agire dello spirito nella natura può essere mostrato dal dinamismo delle particelle elementari. Questo coincide con il primo passo della filosofia della natura che indaga il percorso di autocoscienza da parte della natura di essere spirito anche se pietrificato (processo che si muove dal non-io all’Io); essa si articola in tre gradi fondamentali di una scala progressiva di potenze: in primo luogo si hanno le forze elementari come la forza di gravità; di seguito si passa ai processi chimici, quindi chimismo,magnetismo, elettricità, etc; infine si arriva alle forze organiche che coincidono con la sensibilità e nelle quali la natura si comprende come spirito. Possiamo quindi affermare che la natura si rende conto gradualmente di essere spirito pietrificato o spirito visibile, al contrario dello spirito che invece è natura invisibile.
Il processo inverso a quello svolto dalla filosofia della natura si deve ala filosofia trascendentale che permette all’Io di capire di non essere diverso dalla natura. Anche la filosofia trascendentale è caratterizzata da tre momenti detti anche epoche dell’Io: nella prima si ha il passaggio dalla sensazione ( l’Io avverte il sentire di un limite solo come patire) all’intuizione produttiva (l’Io si coglie come senziente); nella seconda epoca si passa dall’immaginazione produttiva alla riflessione ( l’Io si eleva ad intelligenza differenziata di sé); infine nella terza epoca c’è il passaggio dalla riflessione alla volontà (l’Io si coglie come volontà e spontaneità, si libera di ogni oggetto materiale, si coglie come intelligenza che si è autodeterminata e non vede più il limite del non-io).
Tuttavia l’essenza dell’Assoluto, ovvero l’unità indifferenziata di spirito e natura, non può essere colta totalmente dalla filosofia della natura e trascendentale: soltanto l’intuizione può svelare con immediatezza l’unità indifferenziata di spirito e natura, per cui l’attività artistica ha il compito di cogliere l’identità dell’Assoluto in quanto è una sintesi fra momento inconscio (ispirazione) e momento conscio (esecuzione dell’opera).

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