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Schelling

1. L’opera più importante è il Sistema dell’Idealismo Trascendentale.
2. Egli aderisce al progetto monistico (ricondurre insieme pensiero e pensato, soggetto e oggetto, Spirito e Natura ad un unico principio) e idealistico di Fichte, ma non condivide che venga esaltata solo la polarità soggettiva, considerando la polarità oggettiva come un ostacolo, una sorta di impiccio al progetto fichtiano.
Il pensato infatti (cioè l’oggetto, il non-io, ecc.), non può essere un puro processo del pensare (del soggetto, dell’io, della coscienza, ecc.), perché tutti e due (pensiero e pensato), dice Schelling, sono dati nello stesso istante. Schelling ritiene pertanto che il momento del pensare, siccome viene dato insieme al pensato, non può avere su di esso alcun tipo di priorità.
3. Non ha quindi senso, per Schelling, parlare di un’originarietà del soggetto (come avviene in Fichte) nei confronti dell’oggetto dato che, come si è già detto, è vero che il soggetto si manifesta solo nel momento di cogliere l’oggetto.
4. Schelling ritiene che nel pensiero Occidentale si è a lungo confuso l’approccio all’Assoluto, privilegiando a seconda dei momenti o l’aspetto della Natura (l’oggetto, il non-io, ecc.) o lo Spirito (il soggetto, l’io, la coscienza, ecc.), senza comprendere invece il loro legame intrinseco e la loro comune origine.
5. Alla luce di tutto questo, l’Idealismo in Schelling si configura come un Assoluto che è costituito dall’unità indifferenziata di Spirito e Natura, Soggetto e Oggetto, Libertà e Necessità.

Hegel e i filosofi precedenti

Critica agli Illuministi
1. Hegel accusa gli illuministi di rimanere su di un livello di pensiero astratto, perché continuano a dividere, prediligendo il momento analitico a quello sintetico, senza cogliere il nesso razionale e necessario che lega i singoli aspetti della realtà.
2. Facendo dell’intelletto il giudice della storia, gli illuministi si perdono nell’opposizione essere-dover essere (hanno infatti la pretesa di dire come dovrebbe andare il mondo), e non comprendono l’intrinseca e necessaria razionalità del reale.
3. Per questi motivi la loro ragione è sempre finita e parziale senza cogliere il senso della realtà.

Critica ai Romantici
1. Sebbene Hegel abbia in comune con i Romantici l’attenzione per l’infinito, la grande differenza è che i Romantici ritengono di poter cogliere l’infinito in modo immediato, attraverso un’intuizione (non quindi in modo razionale), che può essere di tipo artistico o sentimentale (come per i poeti romantici, ma anche la filosofia di Schelling pensa che l’uomo possa cogliere l’infinito solo attraverso l’Arte), oppure tramite la fede (come in Jacobi).

2. Al contrario, Hegel obietta che, per giungere alla comprensione dell’infinito, bisogna studiare le sue diverse manifestazioni nell’ambito del finito. Hegel quindi ritiene che all’infinito non si possa giungere per vie immediate, ma soltanto per vie speculative, mediate e razionali (non l’Arte quindi, e nemmeno la Fede, ma solo la Ragione è in grado ci condurre l’uomo verso l’Infinito).

Critica a Fichte
1. Hegel accusa il suo sistema di essere troppo sproporzionato sul piano della soggettività, finendo per ridurre l’oggetto (che Fichte definiva come non-io) a semplice ostacolo esterno dell’Io e rischiando in questo modo di ricadere in un nuovo dualismo tra soggetto-oggetto, libertà-necessità, spirito-natura.
2. L’altra accusa è quella di aver ridotto l’infinito a semplice meta ideale del finito (non essendo quindi in grado di risolvere realmente il finito nell’infinito). In questo modo il progresso verso l’infinito non riesce mai a raggiungere il suo termine. Quello di Fichte è dunque, dice Hegel, “un cattivo infinito” o un “infinito negativo”, esprimendo soltanto l’esigenza astratta e ideale del superamento del finito.

Critica a Schelling
1. Hegel critica Schelling perché la sua concezione dell’Assoluto non è dialettica, essendo soltanto un’unità indifferenziata e statica (quindi nemmeno dinamica) da cui non si capisce come si deriva e come viene spiegato il molteplice. Insomma, l’Assoluto di Schelling è un’unità astratta che, essendo priva di vita e di concretezza interiore, risulta incapace di dare ragione della molteplicità delle cose (come dice Hegel nella Fenomenologia dello Spirito, l’Assoluto di Schelling, “è come la notte in cui tutte le vacche sono nere”).

Hegel e la dialettica

La Concezione della Dialettica in Platone, Kant ed Hegel
Con Dialettica si intende il procedimento essenziale del pensiero, l’arte del ragionare, il momento discorsivo, quello del dialogare. La dialettica, con Platone, diventa discorso interiore dell’anima, il pensiero acquista la forma del reale, assume una valenza metodologica, in quanto il pensiero ripercorre la struttura del reale (le idee) che è in sé dialettico e induce il pensiero ad assumere la sua stessa struttura. Il pensiero in Platone si modella quindi sulla struttura delle idee, il corretto pensare è dialettico perché la struttura del reale è dialettica. Le idee si rapportano tra di loro secondo l’identità e la disuguaglianza (dicotomia).
Con Kant la dialettica diventa inerente al pensiero stesso. Ma il risultato non è felice perché egli presuppone sempre un quid (il noumeno) che trascende il pensiero stesso e che questo non riesce a raggiungere. Permane dunque una sorta di dualismo e di impossibilità tra pensiero e razionalità, tra essere e dover-essere. Alla luce di questa opposizione inconciliabile, la dialettica assume in Kant una valore negativo (cfr. Dialettica Trascendentale).
Secondo Hegel, la Dialettica Platonica è inadeguata ad esprimere coerentemente la realtà, non ha risolto la dicotomia tra mondo reale e mondo sensibile; per Hegel, infatti, l’oggetto in Platone resta esterno al pensare. In Kant la dialettica viene invece riportata all’interno del pensiero, che nella sua massima tensione diventa dialettico, come il filosofo ha mostrato nella Critica della Ragion Pura. Kant non risolve la residuale dogmatica e vede nella dialettica il risultato di un’illusione.
Hegel dice che la dialettica è nel pensare ed è la legge stessa del pensiero, la legge del processo unitario e dinamico dell’Assoluto. Kant invece non ha ricondotto tutto l’essere al suo essere pensato. Gli idealisti sono i primi a ricondurre soggetto e oggetto della conoscenza ad un’unità, anche se ricostruita in termini non ancora perfetti. Fichte, infatti, dice Hegel, ha posto l’accento troppo sulla polarità soggettiva, per cui il suo pensiero dà luogo ad un cattivo infinito che deve continuamente riconoscersi attraverso il non-io. Schelling invece parla di un’unità indifferenziata, di opposizioni che però sono indifferenti l’uno all’altra, per cui risulta incapace di spiegare il molteplice dell’esperienza.
Il procedimento dialettico in Hegel interessa ogni elemento della realtà, che presenta una struttura triadica dinamica.
Ogni proposizione in tanto è tale in quanto implica una negazione. Nel suo attivarsi il pensiero genera sempre insiema a e non-a. La consapevolezza che A e non-A sono conseguenza del processo fluidificante dà luogo al momento della Sintesi, il momento in cui la nostra riflessione coglie la natura e la logica necessaria, dinamica e unitaria dell’opposizione e del suo superamento. La sintesi a sua volta costituisce un tesi che a sua volta implica ancora un’opposizione.

N.B. Il momento della Sintesi è il momento della realtà, che ha una priorità logica e ontologica; non si tratta quindi di un prima e di un poi cronologico, il momento della verità è sempre il momento della Sintesi. Il momento della Sintesi ha la priorità logica. E’ il momento dello Spirito, in cui si giunge all’autocoscienza di tutti i momenti precedenti.

Il momento della tesi è solo un cominciamento, mentre il vero inizio è sempre e soltanto la sintesi, che è il momento della verità e dell’identità tra reale e razionale.

Per questo, dato che ogni finito e ogni tesi può essere spiegata solo all’interno della sintesi, ciò spiega come il finito si risolva sempre nell’infinito.

Comprendere un fenomeno significa mettere in luce le relazioni con il contesto. Il finito in sé è inessenziale, mentre essenziale è comprendere le leggi che generano i finiti.

Tre momenti della dialettica

1. Momento Astratto e Intellettuale. È il momento in cui si concepisce l’esistente sotto forma di una molteplicità di determinazioni statiche e separate, in esso il pensiero si ferma alle determinazioni rigide della realtà, considerandole unicamente in base al principio di identità (per cui ogni cosa è identica a se stessa) e di non-contraddizione (per cui non è possibile che un oggetto goda e nello stesso tempo non goda di una certa proprietà).
2. Momento Negativo-razionale. È il momento propriamente dinamico, in cui si comprende che per cogliere una particolare determinazione è necessario legarla a quella contraria: risulta così indispensabile procedere oltre il principio di identità e mettere in rapporto le varie determinazioni con le determinazioni opposte.
3. Momento Speculativo o positivo-razionale. È il momento in cui si scopre che queste determinazioni sono aspetti unilaterali di una realtà più alta che li ricompone entrambi e li sintetizza. Hegel esprime questo aspetto della Sintesi con il termine tedesco di Aufhebung, che esprime allo stesso tempo l’idea di togliere (cioè eliminare l’opposizione tra tesi e antitesi) e di conservare (cioè mantenere la verità di tesi e antitesi e della loro lotta).

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