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Friederich Willhelm Schelling

La dottrina di Schelling si colloca fra quella di Fichte e quella di Hegel. Schelling è influenzato soprattutto da Spinosa, Fichte e dalla scienza dell'800.
Schelling cerca di conciliare l'unità universale ipotizzata da Fichte e la scienza contemporanea che al suo tempo si interessava più della termodinamica e dei fenomeni elettrici. Per raggiungere l'unicità del reale Schelling ipotizza due vie.

Il percorso ascendente – filosofia della natura

Questo consente di comprendere la realtà come attività attraverso lo studio dei dati, ovvero attraverso la filosofia della natura. Schelling interpreta la natura in modo romantico come l'io stesso allo stato inconscio: la natura è la "preistoria dell'io". Quindi la natura non è più limite dell'io ma la sua libertà inconscia è attiva. All'interno della natura secondo Schelling operano delle forze, o potenze, che determinano il suo sviluppo su tre livelli distinti e complementari fra di loro. Quindi il passaggio da un livello all'altro non vuol dire che quello precedente cessa di esistere ma semplicemente che viene completato da quello successivo:

1. I processi inorganici: sono processi primitivi in cui prevale la forza di gravità, che determina una prima strutturazione dell'universo.
2. I processi intermedio-polari: sono caratterizzati dallo stato di materia che permettono la trasmissione dell'energia, trasmissione che a sua volta consente il passaggio da oggetti inanimati a soggetti animati (Frankenstein).
3. I processi organici: prevalgono le forze sensoriali e riproduttive e la natura diviene cosciente di sé e della propria processualità. Quindi si scopre come spirito e come capacità di conoscere, volere e produrre.

Quindi il percorso ascendente ha come fine l'autoconoscenza partendo dall'esame della natura.

Il percorso discendente – filosofia trascendentale

Tramite la filosofia trascendentale si giunge alla conoscenza esaminando l'attività della natura. Il punto di partenza della filosofia trascendentale è il vedere l'assoluto come il suo spontaneo autoporsi che diventa oggetto di una conoscenza intuitiva da parte dell'individuo. Questa intuizione intellettuale avviene anche se in modo istantaneo in tre fasi:

1. La fase inconscia: gli oggetti si manifestano attraverso i fenomeni esterni.
2. La fase conscia: il soggetto inizia a conoscere sé stesso come forma sensibile e si concepisce come sinolo di materia e spirito.

3. La fase dell'autoconoscenza: il soggetto si accorge della sua identità con l'oggetto, ovvero lo vede come un riflesso di sé stesso.

Lo sviluppo di questi due percorsi è identico come progressione ed esito. Entrambi i processi concepiscono la natura come materia del reale e lo spirito come senso del reale e quindi l'Assoluto è dato dall'identità fra le due. Con questa teoria Schelling richiama Cusano e la sua teoria degli opposti che coincidono nell'assoluto.

La conoscenza: la filosofia teoretica e pratica

Sia la filosofia trascendentale sia quella naturale non sono idonee a dimostrare l'unicità della conoscenza. Infatti è la filosofia teoretica che rende possibili le scienze e la progressione conoscitiva attraverso i giudizi che si fondano a sua volta su dati presi dai fenomeni esterni ed estinti dal soggetto. Dall'altra parte c'è da dire che la filosofia teoretica non può fondarsi sui fenomeni.
La filosofia pratica invece orienta e determina l'attività umana tramite la rappresentazione di processi che diventeranno progetti voluti, ovvero appartengono al soggetto. È la filosofia pratica che dà senso all'attività umana.
La consapevolezza di far parte dell'assoluto è raggiungibile solo come traguardo intellettuale, ottenibile quindi in modo intuitivo. È il genio individuale a concepire l'opera d'arte come unione di finito e infinito, quindi come espressione emblematica dell'assoluto. L'intuizione dell'assoluto è propria solamente dell'artista che converte l'assoluto (che riesce a percepire grazie al suo genio) in arte, rendendo partecipi di ciò che sente, coloro che sono dotati di una certa sensibilità artistica. L'artista è infatti in grado di percepire l'assoluto da aspetti particolari della realtà (es. tramonti, Sharon Stone che accavalla le gambe ecc). Dato che l'artista può trasmettere l'assoluto con le sue opere, si recupera la dimensione educativa delle opere d'arte.


Concezione storica

Schelling ricostituisce le tappe che rappresentano il manifestarsi dell'assoluto nelle dimensioni individuali. È importante sottolineare che per Schelling il singolo individuo è solamente un frammento del sociale.

1. Era del Fatalismo: si hanno le nascite, espansioni e declini degli imperi orientali. C'è la credenza che ci siano forze trascendenti incontrollabili che decidono il destino degli uomini. Si cerca con sacrifici e altre cose grate agli dèi di ottenere buoni risultati, ma che non sono mai garantiti.
2. Era dell'Ateismo: raggiunge il culmine con l'impero romano e continua anche nel medioevo. L'uomo in questa era concepisce le proprie come un processo casuale immanente, che non può mai essere controllato in quanto imprevedibile. Deriva infatti dai rapporti imprevedibili che ci sono tra gli elementi del mondo. Ogni volta quindi che si fa una scelta o vi è un elemento di scelta anche casuale, provoca una reazione causale i cui risultati sono in parte imprevedibili. È per questo motivo che si crede che il mondo sia governato totalmente dalla fortuna.
3. Era dell'Idealismo: è nel periodo di Schelling che si sta affermando. Nel corso di questa era la sorte dell'uomo è provvidenziale dato che l'intero processo storico si rivelerà come progetto per il raggiungimento dell'assoluto, rappresentato dalla perfetta unitarietà degli individui, in una società in cui tutti gli individui hanno lo stesso governo, la stessa cultura ecc. La provvidenza è interpretata come forza immanente che con ostacoli da superare permette un avanzamento al raggiungimento dell'assoluto.

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