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SARTRE

L'esistenzialismo di Heidegger e quello di Jaspers fanno parte del periodo tra le due guerre. Il fenomeno tipico del periodo posteriore alla Seconda Guerra Mondiale è l'esistenzialismo di Sartre.
Egli scrisse diversi generi letterari, compose opere per il teatro, romanzi (come la nausea), articoli di giornale e opere di contenuto puramente filosofico, anche se quest'ultimo non manca in nessuno dei suoi scritti.
Le sue opere più importanti sono L'Essere e il nulla, L'esistenzialismo è un umanismo, Critica della ragione dialettica. Nel 1933-34 durante la sua permanenza a Berlino conobbe le filosofie di Husserl e di Heidegger, dalle quali fu influenzato. Anche Sartre, così come aveva fatto Husserl, critica la psicologia scientifica che aveva la presunzione di considerare i fatti psichici uguali a quelli naturali e pensava che la scienza dovesse analizzarli. Anche Sartre, come Heidegger, fa suoi alcuni concetti della fenomenologia, come ad esempio l'intenzionalità della coscienza e l'utilizzazione del metodo fenomenologico, ma si allontana da Husserl nella ricerca del fondamento dell'essere, perché Husserl parlava di un io trascendentale e astratto, mentre Sartre poneva il fondamento dell'essere nella coscienza individuale e nell'uomo concreto.
Come Heidegger, Sartre nella sua opera L'essere e il nulla si interroga sulle strutture dell'essere. Egli divide due tipi di essere: l'essere in sé e l'essere per sé. Il primo consiste nelle cose del mondo. E' tutto ciò che non è coscienza, ma con cui la coscienza entra in rapporto. E' un semplice dato, simile all'essere di Parmenide; l'essere è l'essere, ossia "ciò che è", un qualcosa di immobile che viene percepito dalla coscienza.
L'essere per sé è appunto la coscienza, che ha la capacità di mettersi in rapporto con il mondo degli oggetti e attribuisce ad essi dei significati. Sartre chiama la coscienza "il nulla", che non ha niente a che vedere con il contrario di essere, ma il nulla corrisponde alla coscienza stessa, che è una potenza nullificatrice. Perché dal momento che la coscienza si mette in relazione con le cose del mondo, da loro un significato e toglie loro l'essere in sé. Le cose alla luce della nostra coscienza non avrebbero significato se non fosse lei stessa a darglielo.
La coscienza dell'uomo con questo suo compito di dare significato alle cose risulta anche libera e responsabile. Sartre afferma che l'uomo è condannato ad essere libero; la coscienza è solo soggetto, non è né oggetto, né essere; essa è nullificatrice di se stessa. L'uomo è quindi possibilità, essendo un nulla sta a lui darsi significato, mentre se fosse un'essenza predeterminata dovrebbe solo cercare di realizzarsi. Egli afferma che l'uomo è "ciò che si fa" attraverso la sua libera iniziativa e attraverso la responsabilità. L'uomo è responsabile del mondo e di se stesso, nulla di ciò che succede può essere inumano, perché tutto dipende dalle scelte dell'uomo. Ad esempio lo stesso filosofo dice che se io sono mobilitato in una guerra, questa guerra è la mia guerra e la merito perché avrei potuto sottrarmici o con il suicidio o con la diserzione, ma visto che non mi sono sottratto l'ho scelta. Dopo aver parlato del rapporto tra l'uomo e il mondo, Sartre analizza il rapporto tra l'uomo e Dio e tra l'uomo e gli altri.
Per quanto riguarda la religione, egli afferma che Dio è morto. Se Dio esistesse, sarebbe la totalità di tutte le cose della realtà, ma visto che il soggetto e gli oggetti sono divisi, allora Dio non esiste. E' l'esistenza stessa dell'uomo che dimostra la non esistenza di Dio. Da questo parte l'impegno dell'uomo di farsi Dio, cioè di realizzare l'unità dell'in sé e del per sé, ma questo è impossibile, perché la scissione tra oggetto e soggetto è definitiva e perciò l'uomo viene definito un "Dio mancato" o passione inutile.
Rimane così il rapporto con gli altri. Se il rapporto con le cose conduce all'assurdità della vita e quello religioso ad uno "scacco perenne", il rapporto con gli altri conduce al conflitto. Come l'uomo guarda e da significato alle altre cose, così fanno tutti gli altri uomini e sotto lo sguardo degli altri l'uomo si sente oggetto dei loro progetti. Gli altri uomini ti vedono non come tu sei realmente, ma ti danno significati differenti, togliendoti la tua identità. Sartre dice "l'inferno sono gli altri", sottolineando che questo conflitto che si crea fa parte della stessa condizione umana. C'è un'incapacità di comunicare, un tema molto presente nella letteratura e nella filosofia del tempo (Pirandello, Svevo, Kafka).
L'amore stesso conduce a questo conflitto, perché cerca di realizzare l'unità tra l'io e l'altro, ma risulta poi destinato allo scacco. Ognuno nell'amore vuole essere l'oggetto assoluto, la totalità, ma visto che entrambi vogliono la stessa cosa non si può giungere ad altro se non al conflitto.
Dalla teoria dell'assurdo alla dottrina dell'impegno: nella condizione umana Sartre identifica un qualcosa di paradossale. Così come aveva affermato Heidegger, egli pensa che l'uomo pur essendo libero, non è libero di essere libero. Ossia può scegliere il senso del suo essere, ma non può scegliere il suo essere stesso. Anche Sartre ritiene che l'uomo sia stato gettato nel mondo e quindi che non abbia potuto scegliere di essere ciò che voleva fin dall'inizio. Il fatto di essere al mondo è qualcosa di assurdo perché non abbiamo spiegazioni al di là del fatto stesso di esistere, solo con l'uomo nascono i fini e gli scopi, solo l'uomo può dare un senso alla vita. La consapevolezza dell'assurdo è accompagnata dalla relativa emotività, che è la nausea. Egli parla di questo stato d'animo nel romanzo omonimo, nel quale parla delle vicende di Roquentin, un professore di storia che scopre progressivamente la mancanza di senso dell'esistenza, che gli si rivela come un sentirsi di troppo rispetto al mondo e agli altri. Questa sua concezione negativa lo porta ad affermare che tutte le azioni dell'uomo sono destinate al fallimento; egli dice che "è la stessa cosa, in fondo, ubriacarsi in solitudine o condurre i popoli". Questo è il carattere assurdo della vita perché non essendoci valori o ideali da seguire, né norme morali o leggi divine da rispettare, all'uomo non cambia nulla realizzarsi in un modo o nell'altro. Egli deve comunque fare delle scelte, non può rimanere nella possibilità astratta di agire senza farlo, perché non avrebbe senso e perché facendo così opererebbe comunque una scelta. L'uomo è condannato a scegliere, non importa cosa, ma deve impegnarsi in qualcosa, perché solo così la sua esistenza assumerà significato.
La critica della ragione dialettica: Da questo Sartre riesce a superare la fase esistenzialista, insistendo sulla teoria della libertà, della responsabilità individuale e dell'impegno sociale dell'uomo. Invita l'uomo ad impegnarsi per gli altri e con gli altri; dimostrazione di queste sue affermazioni è il suo stesso impegno sul piano politico e sociale che lo tenne impegnato nella Resistenza durante la 2° guerra mondiale e anche nel dopoguerra, ad esempio visse in prima persona tutte le manifestazioni (mentre Heidegger visse una vita appartata).
Approfondendo i temi dell'azione e dell'impegno sociale, Sartre abbraccia il marxismo, ma sempre mantenendo una posizione critica. Di questo parla nella Critica della ragione dialettica e nel "L'esistenzialismo è un umanismo", opera che venne pubblicata in seguito ad una conferenza che tenne nel 1946. Espone due concetti molto importanti:
1. La scoperta del valore dell'intersoggettività: si allontana dalla concezione precedente di "l'inferno sono gli altri", ora afferma l'importanza degli altri per la realizzazione stessa dell'esistenza dell'uomo e per il raggiungimento della libertà;
2. La necessità dell'impegno per realizzare una universalità dell'uomo: ogni uomo vive in una realtà storica ben determinata, mutevole da epoca a epoca, le situazioni variano, ma la condizione umana è sempre uguale. Questa non è fissa, ma modificabile con l'impegno personale di ognuno. E' l'uomo che crea il suo destino, non esistendo né leggi divine (perché Dio non esiste), né norme morali, sta all'uomo crearsi i propri valori e il senso delle proprie azioni nel rispetto della libertà degli altri e per aiutare gli altri ad essere liberi. Per questo Sartre dice che l'esistenzialismo è un umanismo, perché l'uomo si impegna in un continuo superamento dei propri limiti per la piena realizzazione di se stesso e degli altri.

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