La filosofia di Rousseau

•• Le Discours sur les sciences et les arts: coposto da una prefazione e da due parti.
Nella prefazione rivendica il diritto di pensare in modo critico e autonomo.
Nella prima parte spiega come le scienze e le arti hanno contribuito a corrompere i costumi: sono ornamenti superflui e anche le buone maniere (modellate dall’arte) sono un modo di apparire e non di essere. Rousseau muove una condanna della cultura in nome della natura.
Nella seconda parte Rousseau dimostra che ogni scienza nasce da un vizio e tutte favoriscono la disuguaglianza sociale e la perdita delle virtù etiche e patriottiche.
In seguito, rivede le priorità causali della decadenza: al podio va la disuguaglianza, poi la ricchezza, poi i vizi, poi le scienze e le arti.

•• Le Discours sur l’origine de l’inégalité parmi les hommes: Rousseau definisce com’è l’uomo “naturale” diverso da quello “civilizzato”, rifiutando i filosofi come Locke e Hobbes. L’uomo “naturale” vive in perfetto equilibrio tra bisogni e risorse. Nulla di più e nulla di meno. Non è dotato di lungimiranza e vive in uno stato di “eterno presente”. Vive solo con “amore di sé”, che è l’istinto di sopravvivenza, e “pietà”, l’istinto a far sopravvivere gli altri. L’amore di sé è diverso dall’amor proprio dell’uomo civilizzato, e cioè l’egoismo. Ma la pietà non comporta legami durevoli, dato che nello stato di natura ogni uomo basta a se stesso. L’asocialità coincide con l’indipendenza. L’uomo si civilizza grazie alla “libertà” e alla “perfettibilità”.

•• La Nouvelle Héloïse: due amanti non possono sposarsi perché contrastati dai parenti e dalle convenzioni sociali.

•• L’Émile: l’educazione da dare al bambino deve cercare di renderlo immune dalla civilizzazione e deve vivere non solo secondo ragione, ma anche secondo natura.
Da 0 a 12 anni l’educazione è negativa: non si insegnano né virtù né verità, ma si tiene lontano il bambino dal vizio e dall’errore. Lo sviluppo fisico e mentale devono avvenire spontaneamente. Le prime facoltà da perfezionare sono i sensi.
Il bambino deve imparare un lavoro manuale. Poi segue le passioni.

La vita
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 1712 - Ermenonville, 1778) ebbe un'infanzia difficile: la madre Suzanne morì dandolo alla luce, il padre fu presto costretto ad abbandonare la città, senza poter portare con sé i figli.

Affidato al pastore Lambercier di Bossey, venne educato ai principi religiosi e alle letture morali.
Nel 1745 si avvicinò a Diderot e a Condillac, collaborando successivamente alla stesura di alcune voci dell'Encyclopedie. Nel 1757 interruppe i suoi rapporti con gli Enciclopedisti e si ritirò a Mountmorency, dove scrisse le sue opere più importanti: La nuova Eloise, Il contratto sociale e l'Emilio. Queste opere furono messe all'indice dalle autorità parigine e Rousseau fu costretto a rifugiarsi a Neuchatel.
A causa delle cattive condizioni di salute, si ritirò dopo qualche tempo a Ermenonville, dove morì.

Il pensiero
L'opera di Rousseau rappresenta, all'interno dell'Illuminismo, un momento di transizione: in questa infatti si accentua, da un lato, il richiamo alla libertà tipico degli illuministi, e, dall'altro, emerge una protesta romantica contro l'Illuminismo.
Rousseau presuppone un libero stato di natura dove ogni individuo, vivendo in una condizione di forte isolamento e interamente immerso nell'ordine naturale, può affidarsi completamente alle proprie sensazioni. In contrasto con questo, la riflessione rappresenta la fonte dei mali sociali e dell'allontanamento dell'uomo da se stesso. Da ciò deriva "che la condizione di riflessione è contro natura e un uomo che si lambicca il cervello è un animale degenerato".
L'amor proprio è il sentimento fondamentale, dal quale derivano tutti gli altri e, in particolar modo, la pietà. Dalle condizioni naturali si sviluppano organizzazioni sociali primitive, le quali però non compromettono l'uguaglianza e la libertà vigenti.
Con lo sviluppo della cultura (lingua, scienza, arte) e delle forme sociali, l'uguaglianza naturale scompare, tanto che l'originario amor proprio si trasforma in egoismo. La divisione del lavoro e la proprietà privata determinano una svolta fondamentale, poiché le situazioni patrimoniali spingono gli uomini alla concorrenza. La cultura, sostenuta dall'amministrazione della giustizia, che opprime chi è debole e favorisce i ricchi, incatena l'uomo. Ragione e scienza indeboliscono le predisposizioni naturali; il lusso infiacchisce gli uomini, la buona educazione li rende falsi.

Nell'Emilio viene illustrato l'ideale pedagogico di Rousseau: fine dell'educazione è soprattutto impedire che il fanciullo subisca l'influenza negativa della società. Lo scopo di educare l'animo si raggiunge attraverso l'educazione negativa: l'insegnante non deve indottrinare l'allievo; il bambino deve imparare autonomamente, attraverso le sue stesse esperienze; l'impostazione educativa deve, a tal fine, essere adeguata al suo grado di sviluppo. In un primo momento è quindi necessario che il bambino conservi la propria autonomia e tragga insegnamenti direttamente dalle cose. Con l'inizio della giovinezza, al ragazzo deve essere impartita un'istruzione artistica, religiosa e letteraria e, conformemente con le sue esigenze, potrà confrontarsi con la società. L'insegnante ha il dovere di predisporre un contesto adeguato, in seno al quale il bambino abbia anche l'opportunità di irrobustirsi nel corpo. Al fine di costruire un'esistenza semplice e serena è pertanto necessario l'apprendimento di un lavoro manuale insieme alla lettura del primo libro, il Robinson Crusoe di Defoe.
Allo stesso scopo di restituire all'uomo la libertà è dedicata la filosofia sociale e dello Stato. Fondamentale è, in proposito, l'idea del Contratto sociale, con il quale "ognuno di noi sottomette la propria persona e tutto quanto gli appartiene alla comunità sotto il potere sovrano della volontà generale." Ogni cittadino, sottoponendosi alla volontà generale si fa garante della propria libertà e dell'uguaglianza di tutti, poiché la sua propria volontà rientra nella volontà generale. Egli non fa quindi che sottomettersi alla propria legge. La rinuncia alla libertà, che è tipica della condizione naturale, porta al conseguimento della libertà di diritto. Analogamente, per quel che riguarda il trasferimento della proprietà, la legittima proprietà è assicurata solo attraverso la sua consegna (simbolica) alla collettività: i proprietari divengono "amministratori del patrimonio".
Dal contratto sociale deriva la sovranità del popolo. Le leggi hanno validità solo se vengono emanate in accordo con la volontà generale, altrimenti sono da considerarsi ordini emessi individualmente. Inoltre, devono essere aboliti i casi in cui una volontà particolare riesca a imporsi. Anche una deviazione dalla volontà di tutti (la somma delle volontà particolari) non conduce ad alcuna modifica nella validità della volontà generale come norma suprema. La volontà del popolo trova espressione nelle leggi, che a loro volta devono essere applicate dal potere esecutivo. La forma di Stato ideale è rappresentata, secondo Rousseau, da piccole democrazie, poiché tramite esse è più semplice la costituzione di un'assemblea del popolo. I cittadini devono essere di costumi semplici e il più possibile uguali fra di loro per quel che riguarda beni e diritti. E necessaria una comune religione di stato, che comprenda tra i suoi imprescindibili dogmi la sacralità del contratto sociale e delle leggi.

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