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La filosofia di Rousseau è basata sulla contrapposizione tra natura, con caratteristiche positive, e società, con quelle negative.
Per Rousseau lo stato di natura è una sorta di 'paradiso terreste' in cui l'uomo è naturalmente innocente e puro. Gli uomini, dominati da un istinto di socievolezza, vivono in semplicità e armonia e non hanno necessità di lavorare in quanto la natura produce spontaneamente e in abbondanza. Lo stato di natura è definito come uno 'stato di autarkeia' poiché ogni uomo è autosufficiente, i contatti con i propri simili sono principalmente legami di tipo sessuale. Ad un certo punto, subentrano delle condizioni esterne che impediscono l'autarkeia: catastrofi naturali, carestie..; gli uomini allora, sentono il bisogno gli uni degli altri, nascono così le prime forme di associazione: la famiglia cioè la stabilizzazione di un legame sessuale. Poi, nascono le associazioni lavorative, in quanto la terra non essendo più in grado di soddisfare tutti necessita di essere lavorata; gli uomini allora, collaborano dividendosi i lavori: l'agricoltura e la metallurgia. Così, nasce la proprietà privata che rompe l'uguaglianza. In questo modo, avviene il passaggio dallo stato di natura alla società in cui l'uomo diventa egoista e desidera cose futili.

Lo stato di natura non è da intendere come uno 'stato selvaggio' perchè l'uomo primitivo in qualche modo è già corrotto. Nello stato di natura l'uomo è dominato da due istinti:
1) l'amore di sè: cioè l'istinto all'autoconservazione;
2) la pietà: cioè l'istintiva ripugnanza nel veder soffrire i propri simili.
Nell'opera Discorso sull'origine e i fondamenti della diseguaglianza, un piccolo saggio scritto in maniera semplice, Rousseau afferma che l'origine, appunto, di tutte le diseguaglianze è la proprietà privata: "Quando il primo uomo ha recintato una terra ed ha detto questo è mio, dà lì sono nate le diseguaglianze". Si crea, così, la condizione dello stato di guerra tutti contro tutti. Secondo Rousseau esistono tre grandi diseguaglianze tra:
- ricco e povero, introdotta dalla proprietà privata;
- potente e debole, introdotta dalla magistratura;
- padrone e schiavo, introdotta dal potere arbitrario.

Nel Contratto sociale, invece, affronta proprio il tema dell'uscita da questo degrado proponendo un ritorno alle origini. L'unità originaria è impossibile da recuperare, essendo gli uomini corrotti, ma si possono ricreare le condizioni dello stato di natura: la libertà e l'uguaglianza. Rousseau, infatti, proporrà una società di uomini liberi ed uguali: uno stato democratico.
Questo contratto è fondato su un'unica clausola: l'alienazione da parti di ciascuno di tutti i propri diritti alla comunità. Nasce la volontà generale, la sintesi di tutte le volontà individuali cioè una condivisione; il cui fine ultimo è il bene collettivo, infatti obbedendo alla volontà generale ciascuno obbedisce anche a se stesso. Si crea un soggetto collettivo, un 'io comune', costituito da tutti i membri della comunità: l'individuo trova senso solo all'interno della collettività.
Rousseau teorizza uno stato in cui la sovranità appartiene al popolo su un modello di democrazia diretta: il potere legislativo (fare le leggi) è del popolo; il potere esecutivo (far eseguire le leggi) è del Governo i funzionari del quale sono scelti dal popolo e vige il principio di elezione e di removibilità. La democrazia diretta è applicabile in un piccolo stato.

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