pexolo di pexolo
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Patto iniquo


Rispetto a questo quadro, il patto iniquo diventa la modalità in cui si è cercato di bloccare storicamente questa socializzazione perversa, cioè la creazione di una società che non è una comunità politica (perciò perversa). «Il patto iniquo è la maniera in cui si è cercato di risolvere il problema dell’ineguaglianza facendo in modo che tutti gli individui ridiventino uguali. Ma si è fatto in modo che quegli individui ridiventassero uguali perché non sono niente, come i sudditi che non hanno altra legge che la volontà del padrone e il padrone nessun’altra regola che le sue passioni. È qui che tutto si riduce unicamente alla legge del più forte e, di conseguenza, ad un nuovo stato di natura, diverso da quello da cui siamo partiti per il fatto che quello era lo stato di natura nella sua purezza, mentre quest’ultimo è frutto di un eccesso di corruzione. Il patto iniquo sancisce un’uguaglianza fittizia, che si radica sulla proprietà» ed è quello che Rousseau dice hanno voluto i ricchi: «voi avete bisogno di me perché io sono ricco e voi siete poveri, facciamo dunque un accordo: io vi concederò l’onore di servirmi, a condizione che voi mi ridiate il poco che vi resta per il disturbo che mi prenderò di comandarvi». In questa citazione, è come se Rousseau attingesse sia da Hobbes che da Locke: prende il tema hobbesiano del potere, il tema lockeano della proprietà, li cuce e dice questo, portando la cessione dei propri diritti e della propria libertà (dell’individuo hobbesiano nei confronti del Leviatano) sul terreno sociale, sulla questione della proprietà e della ricchezza; in questa operazione Rousseau vuole indicare la via della cattiva socializzazione.
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