Daniele di Daniele
Blogger 27611 punti

Il pensiero politico nell'età moderna

Già Aristotele aveva definito l'uomo un animale politico dato che tende ad unirsi in società con altri uomini, perciò la società è vista come un elemento naturale. In età moderna (attorno al XVII sec.) nasce la teoria del contrattualismo secondo la quale lo Stato è un contratto stipulato fra uomini. I principali contrattualisti sono:

* Thomas Hobbes (assolutismo inglese di Carlo I);
* John Locke (liberalismo inglese);
* Jean-Jacques Rousseau (democrazia).

Thomas Hobbes

È un filosofo materialista secondo il quale tutto si riduce in materia. Hobbes ha una visione pessimistica dell'uomo, che teme gli altri uomini. Allo Stato di natura, senza leggi che regolino la convivenza con gli altri uomini, l'uomo diventa homo homini lupus (l'uomo è un lupo nei confronti di un altro uomo). Questo Stato porta alla belligeranza (bellum omnium contra omnes). Se la guerra continuasse ci sarebbe la distruzione del genere umano; è per questo che gli uomini si accordano. Secondo Hobbes sono 3 i principi su cui la ragione umana si deve basare:

* La pace va sempre ricercata (no alla guerra);
* Non fare agli altri ciò che non vuoi sia fatto a te;
* Bisogna rispettare i patti.

Gli uomini devono stipulare un contratto sociale dove inserire queste 3 regole. il contratto include:

* Pactum unionis: gli uomini non si combattono più;
* Pactum subectionis:è meglio sottostare alla malvagità di uno che non di tutti: tutti meno uno, il sovrano, rinunciano al potere di tutti su tutto.

Gli uomini devono decidere di sottomettersi ad un sovrano unico e assoluto (dal latino absolutus cioè sciolto) quindi sciolto dal patto, non lo deve rispettare, anzi deve esercitare in modo forte delle regole sui sudditi (il sovrano ha il potere di tutto su tutti). Fare ciò significa rinunciare alla libertà individuale per avvantaggiare quella del sovrano. Questa decisione è irreversibile: non si può tornare indietro. Il potere del sovrano è anche indivisibile: egli possiede i poteri esecutivo, giudiziario, legislativo e non li divide con altri organi.

John Locke

È l'ideologo del liberalismo. Egli pensa che l'uomo nasce con determinati diritti. Rifiuta l'innatismo filosofico (vedi pensiero filosofico), ma crede che l'uomo ha dei diritti naturali cioè dati dal fatto stesso di essere uomo.Questi sono:

* Vita;
* Libertà;
* Proprietà.

L'uomo nasce libero (Stato di Natura), attraverso il lavoro costruisce i suoi beni e nessuno può toccarli. Tuttavia può accadere che attraverso dei torti gli uomini arrivino alla guerra e a farsi giustizia da sé. Per evitare queste due cose è necessario che gli uomini facciano un contratto sociale che garantisca la pace e che mantenga i diritti naturali dell'uomo. Non esiste nessun governo assoluto, lo stato esiste in funzione dei patti e dei cittadini. L'uomo rispetta lo stato e viceversa. Nessuno può farsi giustizia da sé ma lo stato ha il compito di punire i delitti. Lo stato ipotizzato da Locke è uno stato liberale, che cioè garantisce la libertà. Ci sono tre poteri:

* Legislativo (fare le leggi);
* Esecutivo (far applicare le leggi);
* Federale (potere diplomatico, fare patti con altri stati).

Questi 3 poteri non devono stare nelle mani di uno solo. Se lo stato non provvede ai cittadini o non fa il suo dovere, i cittadini possono ribellarsi (teorizzazione della Rivoluzione Inglese). Per quanto riguarda la religione, Locke scinde il potere religioso da quello politico, definendoli due ambiti separati. La Chiesa è una comunità che si riunisce per fede e spontaneamente e per questo nessun re può imporre nessuna religione.


Jean-Jacques Rousseau

È ritenuto il fondatore della democrazia. Secondo Rousseau l'uomo è buono per natura, ma la bontà è corrotta dalla società che ha fondamenta corrotte. Il problema che Rousseau si pone è quello di riportare l'uomo allo stato naturale di bontà. Per fare ciò bisogna abbattere le istituzioni sociali e formulare un patto sociale. L'uomo è libero, ma per unirsi in società deve affidare la sua libertà nelle mani dei governanti per vedersela restituita ad altri livelli. Per Rousseau la libertà non controllata sfocia nell'arbitrio. Nessuno è privilegiato nei confronti degli altri; gli uomini sono tutti uguali in quanto creature razionali; tutti devono partecipare alla cosa pubblica (si rifà alla confederazione svizzera e alla democrazia greca); il popolo deve riunirsi in assemblea per decidere. Qui ciò che deve prevalere è la volontà generale cioè la volontà tesa al conseguimento dell'interesse collettivo. Essa non corrisponde alla volontà della maggioranza. L'interesse del collettivo deve prevalere sull'interesse personale che è particolare ed egoistico. Il popolo è sovrano e delega un re. Una volta fatte le leggi bisogna sottostare ad esse. La vera libertà si ha quando si fa ciò perché obbedire alle leggi significa obbedire a sé stessi.
Del pensiero roussoniano ci sono state due interpretazioni: una fatta da "destra", una da "sinistra":

* Interpretazione da "destra": Rousseau è ritenuto un dispotico e un totalitario.Secondo questa interpretazione il concetto di volontà generale è troppo generico, è un concetto dispotico cioè di pochi che si impone sugli altri. Ciò porta ad uno stato totalitario.
* Interpretazione da "sinistra": Rousseau è ritenuto aperto e democratico.Secondo questa interpretazione Rousseau è il teorico dell'autentica democrazia e della libertà dell'uomo. È anche esatto il concetto che il sociale deve prevalere sul personale.

Registrati via email