pexolo di pexolo
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Ineguaglianza


«L’uomo originario è capace a far fronte a tutta una serie di ostacoli in natura, ma ben presto si presentarono delle difficoltà che bisognò imparare a superare: l’altezza degli alberi, che impedivano agli uomini di raggiungere i frutti, la concorrenza degli animali, che cercavano di nutrirsene, la ferocia di quelli che attentavano alla propria vita. Tutto lo costrinse ad applicarsi ad esercizi fisici: dovette diventare agile e veloce nella corsa, vigoroso nel combattimento, si trovò ben presto a portata di mano quelle armi naturali che sono i rami degli alberi e le pietre, imparò a superare gli ostacoli della natura e a combattere all’occorrenza gli altri animali. Man mano che il genere umano aumentava, con gli uomini si moltiplicavano le fatiche: la diversità dei terreni, dei climi, delle stagioni, poté costringerli a differenziare i loro modi di vivere. Annate sterili, inverni lunghi e rigidi, estate torride che bruciavano tutto, richiesero da loro una nuova ingegnosità. Sulle rive dei mari e dei fiumi essi inventarono la lenza e l’amo e divennero pescatori, nelle foreste si fabbricarono archi e frecce e diventarono cacciatori e guerrieri, il tuono, il vulcano o qualche caso fortunato fece loro conoscere il fuoco, impararono a conservare questo elemento per poi riprodurlo». La posizione di Rousseau è paradossale: fra i tre autori, egli racconta lo stato di natura da un lato nella sua dimensione letteralmente più naturale, ma in un certo senso anche in quella dimensione che cozza con una lettura del progresso. Se le arti e i saperi ci creano problemi, qui egli ci sta descrivendo, secondo una lettura storico-evoluzionistica, la vita dell’uomo primitivo e la maniera in cui progressivamente è migliorato. Però esso avviene tutto a un livello molto naturale, cioè in quel terreno che riguarda la nostra capacità di stare a quanto ci basta per sopravvivere. La degenerazione all’ineguaglianza è generata da quelle che Rousseau definisce le «curiosità»: «La cosa più curiosa è che meno i bisogni sono naturali e pressanti, più le passioni aumentano e, peggio ancora, aumenta il potere di soddisfarle. Questa fu la prima causa dell’ineguaglianza tra gli uomini». Quando salta l’equilibrio tra bisogni e desideri noi cominciamo a calcolare il rapporto con i simili: l’origine della diseguaglianza nasce con il considerare i miei simili come strumenti. «L’uomo si trova in condizione di distinguere le rare occasioni in cui l’interesse comune doveva permettergli di contare sull’aiuto dei suoi simili e, quelle ancora più rare, in cui la concorrenza doveva farlo diffidare di loro. Nel primo caso si univa a loro in branchi, o al massimo in qualche forma di libera associazione, che non impegnava nessuno e durava quanto il bisogno passeggero che l’aveva prodotta; nel secondo caso ciascuno cercava di avvantaggiarsi, sia apertamente con la forza, se lo credeva possibile, sia con l’abilità e l’astuzia, se si sentiva il più debole».
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