pexolo di pexolo
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Diritto di vita e di morte


«Ci si chiede come i singoli, non avendo alcun diritto di disporre della loro vita, possano trasmettere al Sovrano questo diritto di cui non sono padroni. Tale problema sembra difficile da risolvere solo perché è male impostato. Ogni uomo ha diritto di rischiare la sua vita per conservarla. Si è mai detto che sia colpevole di suicidio colui che si getta da una finestra per sfuggire a un incendio? Si è mai imputato questo stesso crimine a colui che muore in una tempesta della quale, al momento di imbarcarsi, non poteva ignorare il pericolo? Il trattato sociale ha per scopo la conservazione dei contraenti. Chi vuole il fine vuole anche i mezzi e questi mezzi sono inscindibili da qualche rischio, anche da qualche perdita. Chi vuole conservare la sua vita mettendo a repentaglio quella degli altri deve anche sacrificarla per loro quando ce n’è bisogno. La pena di morte inflitta ai criminali può essere considerata all’incirca dallo stesso punto di vista: per non essere la vittima di un assassino si acconsente a morire se lo si diventa». Rousseau sostiene che non c’è un sovrano che mi toglie la vita, ma sono io che acconsento a morire. Se non voglio essere vittima di un assassino, devo accettare di essere ucciso se lo divento: vittima e carnefice sono così inseriti in una cifra di reciprocità. «Nel trattato sociale, lungi dal disporre della propria vita, si pensa unicamente a garantirla e non è presumibile che alcuno dei contraenti già pensi di farsi impiccare. A questo punto la conservazione dello Stato diventa incompatibile con la sua; bisogna che uno dei due perisca e quando si condanna a morte il colpevole lo si condanna meno come Cittadino che come nemico. Ma si obietterà che la condanna di un Criminale è un atto particolare. D’accordo: per questo motivo la condanna non spetta al Sovrano; è un diritto che egli può conferire senza poterlo esercitare direttamente. Tutte le mie idee si legano, ma non saprei esporle tutte insieme». Con quest’ultima affermazione Rousseau sta rimandando al capitolo sul governo; mentre la titolarità della sovranità spetta al popolo, l’esecuzione spetta al governo. La condanna non spetta al sovrano: è un diritto che egli può conferire senza poterlo esercitare direttamente.
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