pexolo di pexolo
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Comunità sociale


«Trovare una forma di associazione che difenda e protegga, mediante tutta la forza comune, la persona e i beni di ciascun associato e per mezzo della quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a se stesso e rimanga libero come prima.» Questo è il problema fondamentale di cui il contratto sociale offre la soluzione». Il Contratto sociale è, per Rousseau, esattamente l’operazione (quella del contratto) che consente di realizzare libertà e uguaglianza nelle modalità in cui non sono state realizzate da Hobbes, Locke e dalla società nella quale lui vive. E se realizzare libertà e uguaglianza è l’obiettivo di un autore, che in precedenza ha già definito le condizioni naturali di quello che noi siamo, volontà naturale e legislatore sono le due condizioni di possibilità di questo traguardo. In questo passo c’è specularmente il rimando a quella convinzione rousseauiana per cui non si elimina, distrugge nel passaggio alla politica la possibilità di ammettere una forza maggiore, ma si toglie quell’elemento dall’arbitrarietà e, soprattutto, lo si rende compatibile con la libertà e l’uguaglianza, trasformando la forza in diritto e l’obbedienza in dovere. La comunità che il contratto sociale rende possibile è la comunità che consente la socializzazione, ma quella buona, cioè soltanto se etica e politica si incontrano (dove per etica non s’intende il porsi questioni di coscienza, ma l’etica in riferimento alla nozione di bene, rispetto al compimento dei Discorsi). Questa simbiosi si perde negli scritti autobiografici, dove Rousseau congela la bontà di questa simbiosi (la iberna per un tempo migliore rispetto a quello della modernità o, secondo un’altra lettura possibile, la contraddice e la delegittima) e che spostano quel bene dalla comunità politica alla comunità interiore: il bene si riferisce ora ad un percorso di coerenza e autenticità di sé con se stesso. Infatti, Rousseau tenterà di salvaguardare la propria proposta politica facendola abitare a spazi piccoli (Ginevra, il Rousseau che lavora sul rapporto educando educato, sulla famiglia e sulle piccole comunità, che si concentra sulla piccola regione del rapporto con se stesso, cioè l’isola che è lui stesso). Il discorso sul patto sociale compare soltanto dopo cinque capitoli in cui Rousseau, dopo aver affermato «L’uomo è nato libero e ovunque si trova in catene», ragiona sul diritto del più forte e sulla schiavitù. Nel capitolo III egli afferma «Il più forte non è mai abbastanza forte da essere sempre il padrone se non trasforma la sua forza in diritto e l’obbedienza in dovere» e nel capitolo IV esordisce così: «Dato che nessun uomo ha un’autorità naturale sul suo simile e dato che la forza non crea alcun diritto, restano dunque le convenzioni quale base di ogni autorità legittima tra gli uomini». Con quest’ultima affermazione Rousseau tiene la dimensione dell’artificio, della convenzione (forma di accordo), ma subito dopo comincia a marcare le distanze: «Se un individuo, afferma Grozio, può alienare la sua libertà e ridursi schiavo di un padrone, perché un popolo intero non potrebbe alienare la sua e ridursi suddito di un re? Ci sono qui parecchie parole di senso equivoco che avrebbero bisogno di spiegazione, ma fermiamoci al termine alienare. Alienare significa donare o vendere. Ora, un uomo che si fa schiavo di un altro non si dona, si vende, almeno per il proprio sostentamento; ma un popolo per che cosa si vende? I sudditi donano quindi la loro persona a condizione che verranno presi anche i loro beni? Non vedo che cosa gli rimanga da conservare. Dire che un uomo si dona gratuitamente è dire una cosa assurda e inconcepibile; un tale atto è illegittimo e nullo per il solo fatto che chi lo compie non è in pieno possesso delle sue facoltà mentali. Rinunciare alla propria libertà vuol dire rinunciare alla propria qualità di uomo, ai diritti dell’umanità e anche ai propri doveri. Non esiste alcun risarcimento possibile per chi rinuncia a tutto. Togliere ogni libertà alla sua volontà vuol dire togliere ogni moralità alle sue azioni». Sono questi i presupposti per cui, nel capitolo VI, Rousseau si propone un obiettivo così alto: realizzare un’associazione «per mezzo della quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca tuttavia che a se stesso», che poco dopo spiega così «Ciascuno di noi mette in comune la sua persona e tutto il suo potere sotto la suprema direzione della volontà generale e noi, costituiti in corpo, riceviamo ogni membro quale parte indivisibile del tutto».
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