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Rivoluzione scientifica - Gli oppositori
Per affermarsi la scienza moderna degli inizi ha dovuto combattere una dura battaglia contro due forze: la tradizione culturale e i teologi. La cultura ufficiale si sentiva minacciata in primo luogo perchè il nuovo sapere metteva in discussione molte delle sue teorie cosmologiche e fisiche ritenute fino a quel momento certissime, in secondo luogo poichè la scienza era portatrice di uno schema teorico anti-finalistico ed anti-essenzialistico che urtava contro i teoremi basilari della metafisica greca e di quella cristiana. In terzo luogo poiché la scienza contrapponendo la forza dell'esperienza e della verifica all'arma del ragionamento e della deduzione teorica, svuotava di senso ogni dogma intellettuale legato all'autorità del passato. Da parte sua la religione si sentiva fortemente minacciata poiché si vedeva distruggere la visione cosmologica in cui aveva inquadrato le sue credenze di fede. Quindi veniva messa in discussione oltre alla parola di Aristotele anche la parola divina espressa nella Bibbia (più precisamente veniva messo in discussione il passo biblico in cui Giosuè disse: "Fermati o sole", da cui si dedusse che era il sole e non la terra a muoversi). Da ciò derivano i cattivi rapporti tra ecclesiastici e scienza che culmineranno con il processo di Galileo. Inoltre ad inquietare la Chiesa non erano solo i contenuti della nuova scienza ma anche il suo stesso metodo che fondandosi sul principio della libera ricerca poteva apparire eretica quanto la tesi del libero esame delle Scritture proposto dai protestanti. Per di più i teologi intuivano che la scienza incarnava una mentalità razionalistica che avrebbe potuto investire anche altri campi come l'etica e la politica. Tra le forze che si opponevano alla scienza c'erano anche la magia e l'astrologia, infatti se i maghi si trovavano completamente spiazzati dagli scienziati, gli astrologi si vedevano contestare tutta la base teorica delle loro pratiche divinatorie. Inoltre la scienza grazie alle sue applicazioni tecniche appariva sempre più come il simbolo della conoscenza veramente utile che i maghi e gli astrologi avevano cercato invano. Attacchi e polemiche non bloccarono gli scienziati, ma li spronarono ad approfondire meglio le loro dottrine, stimolandoli a cercare prove sempre più solide a loro favore. Così la nuova scienza finì per imporsi dimostrando con i fatti la propria validità e il proprio diritto all'esistenza.
Dal punto di vista teorico la scienza apparirà innanzitutto agli occhi dei moderni come un prototipo di un sapere universale. Sul piano pratico, la scienza apparirà come socialmente utile, capace di migliorare la condizione dell'uomo nel mondo ed otterrà l'appoggio sempre più consistente delle borghesie europee. L'idea della scienza come sapere vero ed utile al tempo stesso sarà uno dei grandi temi della battaglia illuministica contro l'ignoranza. La scienza occuperà pure un posto centrale nella meditazione kantiana intorno ai fondamenti del sapere. Nell'Ottocento si svilupperà il positivismo che tornerà a celebrare la scienza come fonte di conoscenza autentica e di vero progresso, ed inseguirà l'idea di una civiltà scientifica planetaria in cui l'uomo possa soddisfare i suoi bisogni e realizzare totalmente se stesso. Nel Novecento, cadute le illusioni del positivismo, si è assunto, verso la scienza, un atteggiamento criticamente più cauto, sia per quanto riguarda le sue possibilità conoscitive, sia per i suoi esiti pratici. Infatti la scienza è apparsa ben lontana dallo spiegare tutto, di conseguenza in alcuni settori della cultura si è assistito ad un vero e proprio rifiuto della civiltà scientifico-tecnologica. A questa sorta di cultura dell'apocalisse continua tuttavia a contrapporsi un altro filone secondo cui la scienza e la tecnica, se ben dirette possono aiutare individui e popoli a raggiungere sempre migliori condizioni di vita.

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