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Rivoluzione Francese

I sovrani che succedettero a Luigi XIV in Francia furono Luigi XV e Luigi XVI. Luigi XIV aveva creato la prima monarchia assoluta d’Europa. La nobiltà era stata rinchiusa a Versailles per poter essere controllata pur mantenendo i privilegi economici, mentre la borghesia aveva ottenuto degli incarichi pubblici ma continuava a pagare le tasse. Sotto il regno di Luigi XV le tensioni sociali aumentarono sensibilmente. Gli illuministi criticavano l’esistenza di un clero e di una nobiltà che fossero parassitari perché non pagavano tasse e non contribuivano allo stato né in modo attivo né economicamente. I problemi nacquero sotto il regno di Luigi XVI per la questione finanziaria, che era molto disastrata. Il bilancio dello stato sotto gli ultimi tre sovrani era andato sempre più in rosso. Sotto il regno di Luigi XV inoltre i nobili avevano ottenuto ulteriori concessioni come l’esclusione assoluta dei borghesi alla carriera militare. Il clero e la nobiltà costituivano il 4% della popolazione e possedevano l’80% delle terre e delle ricchezze francesi, mentre il restante 96% della popolazione, pur possedendo solo un quinto delle ricchezze nazionali, doveva pagare le tasse anche per il clero e la nobiltà. Il re chiamò quindi quattro illustri economisti uno dopo l’altro per risolvere la questione finanziaria. Tutti e quattro alla fine porgevano un resoconto al re secondo cui fosse inevitabile iniziare a far pagare le tasse anche ai nobili e al clero. I primi due economisti vennero licenziati in seguito a questa richiesta. Al passare del tempo i costi aumentavano e il bilancio peggiorava sempre di più. Il colpo finale venne dall’intervento nella guerra d’indipendenza americana. Il controllore delle finanze Calonne presentò al re lo stesso progetto dei suoi predecessori e questa volta il re era convinto, ma il parlamento di Parigi, che era un tribunale, decise di non ratificare la decisione del re. Venne quindi chiamato un quarto economista, lo svizzero Necker, il quale propose al sovrano lo stesso progetto. Il clero e la nobiltà si ribellarono, allora nel 1788 il re decise di convocare gli Stati generali, cioè l’assemblea generale del regno che non era stata più convocata dal 1614 e che aveva il potere di cambiare l’ordinamento dello stato e di approvare nuove leggi. Gli Stati generali erano formati da tre gruppi ugualmente rappresentati: il clero, la nobiltà e il resto della popolazione. Il clero e la nobiltà non si opposero a questa convocazione poiché sapevano che avrebbero potuto bloccare ogni iniziativa perché per prendere delle decisioni si votava per stato e in questo modo avrebbero sempre vinto 2 a 1. La borghesia chiedeva a gran voce che venisse fatta una riforma degli Stati generali. Chiedeva in primo luogo che i rappresentanti del terzo stato fossero il doppio di quelli degli altri due stati perché dovevano rappresentare il 96% della popolazione. La seconda richiesta era il cambiamento di votazione che avrebbe dovuto essere per testa e non per stato. Il sovrano concedette che il terzo stato avesse il doppio dei rappresentanti, ma non si pronunciò riguardo al sistema di voto. I rappresentanti di ogni stato venivano scelti mediante varie assemblee in tutta la Francia. I rappresentanti che venivano mandati a Parigi potevano portare con sé dei quaderni con le lamentele del loro elettorato, chiamati cahiers de doléances. Sono dei documenti storici importantissimi perché ci permettono di analizzare i rapporti tra i nobili e il popolo francese. La rappresentanza del terzo stato è composta in gran parte da avvocati. I lavori degli Stati generali si aprono il 5 maggio del 1789 a Versailles. La prima questione importante era quella che riguardava il voto. Il sovrano temporeggiava e non rispondeva direttamente. Così il 17 giugno il terzo stato si autoproclamò assemblea nazionale. Il re decise allora di far trovar chiusa la sala delle assemblee del terzo stato. Il 20 giugno i rappresentanti del terzo stato, trovata chiusa la sala delle riunioni, decisero di radunarsi in un vicino palazzetto in cui si giocava lo sport della pallacorda. Qui l’assemblea giurò solennemente che non si sarebbe sciolta finché non sarebbe riuscita a dare una costituzione alla Francia e si autoproclamò assemblea nazionale costituente. Questo episodio è noto come giuramento della pallacorda. Al terzo stato si erano già uniti alcuni membri della nobiltà e del clero che simpatizzavano per le idee dell’assemblea nazionale costituente. Il re era molto indeciso sul da farsi e ordinò al clero e alla nobiltà di unirsi al terzo stato. La moglie del re Maria Antonietta D’Asburgo, figlia di Maria Teresa, era assolutamente contraria a qualsiasi concessione. Il re cominciò a pentirsi e fece affluire a Parigi truppe fedeli per cercare di bloccare tutto. Intanto a Parigi il malcontento era alle stelle perché c’era una carestia e mancava il pane. Il 14 luglio uno dei cortei che si erano formati in città decise di puntare sulla Bastiglia, che era una fortezza che venne utilizzata dal Re Sole per incarcerare i suoi oppositori politici. In quei tempi ospitava solo cinque prigionieri, ma nell’immaginario collettivo era il simbolo dell’assolutismo del re. Era inoltre un magazzino d’armi. Inizialmente l’intenzione dei rappresentanti del terzo stato era quella di munirsi di armi, ma dopo qualche scambio di battute si giunse allo scontro e la Bastiglia venne assaltata dai rivoltosi. Vennero liberati i prigionieri e vennero distribuite tra la folla le armi. Vennero mandati dei soldati per sedare la rivolta, ma essi disubbidirono agli ufficiali nobili e si unirono a terzo stato. Il re intanto aveva richiamato Necker e accettò di mettere sul suo cappello la coccarda tricolore, simbolo dei rivoltosi. Questo era per far credere ai rivoltosi che il sovrano sosteneva le loro convinzioni. Venne formato il corpo armato della guardia nazionale, composta da volontari borghesi, al capo del quale venne posto il generale Lafayette. Nel resto della Francia regnava il caos assoluto. Nelle campagne i contadini assaltavano i castelli, uccidevano nobili e occupavano le terre. È questo il periodo della Grande Paura. Il 4 agosto 1789 l’assemblea nazionale costituente votò l’abolizione dei diritti feudali. Nel 1790 vennero addirittura aboliti i titoli nobiliari. Il 26 agosto 1789 fu redatta la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Il re venne invitato a ratificare i documenti con la sua firma, ma si rifiutò di farlo. A Parigi nell’ottobre del 1789 si formò un corteo spontaneo di donne infuriate che decise di puntare su Versailles, a cui si aggiunsero alcuni uomini incaricati di fermare il tumulto. Questo corteo irruppe nella reggia e chiese al re di firmare i documenti. Il re allora si sentì con le spalle al muro e promise di firmare. Il re inoltre venne costretto a trasferirsi a Parigi e cominciò a sentirsi prigioniero degli eventi. Nel frattempo molti nobili francesi stavano fuggendo all’estero. Per fronteggiare la crisi finanziaria venne deciso di espropriare le terre del clero e dei nobili fuggiti all’estero e metterle in vendita. Si decise inoltre di emettere gli assegnati, dei buoni di stato che davano un interesse sul loro valore nominale ed erano garantiti dalla vendita delle terre. Lo stato stampò moltissimi buoni, ma la perdita di valore fu costante perché divenne palese che lo stato non aveva più soldi. Nel 1790 venne fatta la Costituzione civile del clero, che assomigliava alla politica giurisdizionalista attuata dall’Impero asburgico. Questo documento faceva coincidere le diocesi con i nuovi ordinamenti amministrativi decisi dall’assemblea, che aveva diviso il territorio francese in ottantatrè dipartimenti. Ogni dipartimento coincide con una diocesi e ogni parrocchia a un sacerdote. Il clero deve giurare fedeltà allo stato. I sacerdoti erano ritenuti dei funzionari pubblici ed elettivi, nel senso che ogni comunità sceglie da sé il proprio parroco. Papa Pio VI condannò queste leggi e si creò così una spaccatura nel mondo cattolico francese. L’80% del clero francese si rifiutò di riconoscere la Costituzione civile del clero. I dipartimenti presero il nome dall’aspetto geografico più caratteristico. La dimensione del dipartimento doveva essere tale che da ogni punto del dipartimento fosse possibile raggiungere il capoluogo in una giornata di cammino. Venne fatta la riforma della giustizia. La magistratura fu resa indipendente e furono creati dei tribunali per ogni divisione territoriale. Ogni cittadino aveva il diritto di essere giudicato correttamente e, se giudicato colpevole, aveva il diritto di chiedere il giudizio della corte d’appello; se era ritenuto colpevole anche dalla corte d’appello poteva chiedere il giudizio della corte di cassazione. La regina scrisse delle lettere al fratello imperatore d’Austria per chiedergli aiuto. Queste lettere vennero poi trovate dai rivoluzionari e divennero una prova ulteriore contro la monarchia. La situazione francese cominciava a inquietare anche la Spagna, l’Impero asburgico e gli stati italiani e tedeschi. Venne poi stabilita la laicità dello stato e venne garantita libertà religiosa a tutte le professioni. Si stabilì che il matrimonio per avere valore di legge dovesse essere civile. Anche la schiavitù venne abolita in tutta la Francia. Il culmine di tutti questi provvedimenti innovativi fu la Costituzione. Il re firmò i vari documenti, ma nel giugno del 1791 tentò di fuggire all’estero con la regina diretto verso la frontiera con il Belgio, che era di dominio austriaco. Nella sosta a Varennes per far rifiatare i cavalli, però, il sovrano venne riconosciuto, catturato dalla guardia nazionale e riportato a Parigi.

I ceti popolari parigini e dei maggiori centri francesi erano chiamati sanculotti perché sono senza culottes, cioè i pantaloni corti che andavano di moda al tempo. Nel settembre del 1791 il re è obbligato a firmare la Costituzione che prevedeva la monarchia, ha come premessa la Dichiarazione dell’uomo e del cittadino e organizzava il potere secondo le idee di Montesquieu. Il monarca deteneva il potere esecutivo e ratificava le leggi, ma poteva inizialmente rifiutarsi di farlo. Il potere legislativo era affidato all’assemblea legislativa, che era formata da circa settecento membri ed era eletta ogni due anni per suffragio censitario su tre livelli. Nella prima tornata elettorale aveva diritto di voto chi pagava una quantità di tasse pari almeno a tre giornate di lavoro di un operaio. Chi inoltre aveva delle proprietà terriere poteva votare in una seconda tornata elettorale. C’era infine una terza tornata nella quale i votati sceglievano tra di loro quali dovessero essere i membri dell’assemblea legislativa. Il diritto di essere eletto nell’assemblea legislativa dipendeva quindi da quanti soldi si possedevano: in questo modo era favorita la borghesia. Il potere giudiziario era affidato a una magistratura indipendente ed elettiva. Il potere del re era rimasto praticamente quasi intatto, ma Luigi XVI si sentiva depauperato delle sue prerogative. La rivoluzione francese viene distinta in tre periodo. Per ognuna di queste fasi ci fu una costituzione diversa. La prima fase andò dal 1788 all’agosto 1792 e fu la fase monarchico-costituzionale. Dall’agosto 1792 al luglio 1794 vi fu la fase giacobina. Infine dal luglio 1794 al 1799 vi fu la fase del Direttorio. Le due successive costituzioni furono emanate nel 1793 e nel 1795. Le tre costituzioni erano basate su idee politiche differenti, ma in comune avevano la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Tutta l’Europa fu profondamente influenzata dalla rivoluzione francese, tranne l’Inghilterra che era già molto più progredita e guardava con disprezzo il clima di sanguinose violenze.
Nel 1791 la Costituzione entrò in vigore, si tennero le elezioni per l’assemblea legislativa e il re nominò un primo ministro. Le finanze erano in rosso, nelle campagne era il caos, il re cercava di contattare i suoi colleghi europei e non condivideva assolutamente la piega assunta dagli eventi, una parte dei deputati invocava la repubblica e molti sovrani europei preparavano i propri eserciti per intervenire. In questa situazione disastrosa si trovava il nuovo governo francese. Nell’assemblea legislativa emersero diverse fazioni politiche, che erano gli antenati dei partiti moderni. Coloro che la pensavano allo stesso modo iniziarono a prendere l’abitudine di sedersi sempre vicini e di prendere insieme le decisioni. Questi partiti presero il nome di club. I club prendevano solitamente il nome dal luogo in cui si radunavano i suoi membri. I giacobini per esempio si radunavano nel convento di san Giacomo, mentre i foglianti si radunavano in un convento appartenente all’ordine dei foglianti. I girondini invece prendevano il nome dal dipartimento della Gironda, da cui provenivano. Dalla nascita dei primi partiti nacquero i due termini di destra o sinistra a seconda della postazione in cui si sedevano nell’assemblea. Le associazioni più estremiste si sedevano più a sinistra rispetto al presidente dell’assemblea, mentre i conservatori si sedevano a destra. Al centro si sedevano quelli che non si schieravano da nessuna parte. Questa disposizione era sorta per evitare gli scontri e le tensioni dovute alla vicinanza di persone che condividevano idee opposte. Il primo club che si formò fu quello dei giacobini. Era grandissimo e vi appartenevano i rappresentanti del terzo stato. Per la sua vastità vi furono delle divisioni interne che portarono alla nascita dei club dei cordiglieri e dei girondini. La parte più estremista era composta dal cosiddetto club degli arrabbiati. L’insieme delle persone che non erano iscritte a nessun club erano situate al centro, nella cosiddetta palude. I primi governi che andarono dal 1791 al 1792 sono sostenuti da un’alleanza tra girondini e foglianti. Gli esponenti politici principali del tempo furono Jacques Pierre Brissot (girondini), Maximilien Robespierre (giacobini), Louis Antoine de Saint-Just (giacobini), George Jacques Danton (cordiglieri), Jean-Paul Marat (cordiglieri), Camille Desmoulins (cordiglieri) e Jacques-René Hébert (arrabbiati).
Nel 1791-92 l’assemblea legislativa era formata, da sinistra verso destra, da arrabbiati, cordiglieri, giacobini, girondini, palude e foglianti. Nel 1792-93 i girondini presero potere, si spostarono nella parte più a destra dell’assemblea, i foglianti sparirono e la parte sinistra rimase invariata. Nel 1793-94 avvenne la fase più rivoluzionaria; i girondini vennero completamente eliminati e il posto più a destra venne occupato dai giacobini, con gli arrabbiati e i cordiglieri che occupavano la sezione sinistra. Il 1794-95 fu un periodo più moderato; gli arrabbiati, i giacobini e i cordiglieri sparirono e a destra ritornarono i foglianti, mentre i girondini si riposizionarono a sinistra.
Il medico francese Guillotin prima della rivoluzione propose al re uno strumento per uccidere senza far troppo soffrire, che consisteva in una lama mobile per tagliare di netto il collo dei condannati. Questo nuovo strumento divenne il simbolo della rivoluzione e prese il nome di ghigliottina.
Le finanze erano notevolmente in perdita anche per il calo delle vendite di assegnati. C’erano dispute tra chi voleva fare delle nuove riforme e chi invece voleva mantenere la situazione corrente. Inoltre c’erano i paesi vicini alla Francia che sono sempre più sul piede di guerra perché preoccupati dalla rivoluzione. Nell’aprile nel 1792 maturò quindi la decisione di dichiarare guerra all’Austria e alla Prussia, cioè i due paesi europei più ostili alla Francia rivoluzionaria. La motivazione principale era quella di trovare soldi e risorse. La seconda motivazione, sostenuta dai girondini, era quella di unire i francesi contro il nemico esterno. Un terzo motivo, sostenuto invece dal re e dai suoi ufficiali, era quello di fare una guerra per perderla in modo che la Francia fosse invasa e venisse riportato l’ordine. Ai nemici della Francia si aggiunsero molti altri stati come la Spagna e il Regno di Sardegna perché le sue idee rivoluzionarie facevano paura agli altri sovrani. La guerra andò malissimo per la Francia. Contro la guerra si erano schierati giacobini, cordiglieri e arrabbiati, che aumentarono i propri consensi tra il popolo. La guerra andò male perché gli ufficiali erano tutti nobili e fecero il possibile per far vincere il nemico. I giacobini, i cordiglieri e gli arrabbiati approfittarono della situazione di caos per compiere un colpo di stato nella notte tra il 9 e il 10 agosto 1792. I sanculotti presero le armi e occuparono tutte le zone strategiche di Parigi. I foglianti vennero arrestati, così come il re e la regina e vennero trovate nel palazzo reale le lettere che Maria Antonietta aveva scritto chiedendo aiuto al fratello. Il colpo di stato pose fine alla prima parte della rivoluzione e prese il comando il capo dei giacobini, Robespierre. Venne sciolta l’assemblea legislativa, si instaurò un nuovo governo e vennero indette delle elezioni per una nuova assemblea costituente, incaricata di scrivere una nuova Costituzione perché quella in vigore è ritenuta inadeguata. Preti, nobili e foglianti vennero catturai e massacrati. Passati alla storia sono i cosiddetti massacri di settembre che videro l’uccisione di circa 6000 prigionieri da parte da dei popolani irati. Gli ufficiali nobili vennero sostituiti da ufficiali borghesi ma incapaci e i mercenari erano sempre più inaffidabili. In questo clima, i rivoltosi proclamarono la leva in massa perché era un diritto di tutti i cittadini quello di prendere le armi per difendere lo stato. Una delle novità della rivoluzione francese fu l’introduzione della leva obbligatoria. Vennero allestiti degli eserciti giganteschi che peccavano in armi, esperienza e organizzazione, ma che erano entusiasti e volenterosi di combattere. L’esercito francese era caratterizzato da un’ideologia comune per cui tutti i soldati combattevano. I girondini nel frattempo si scontrarono sempre di più con i giacobini per la questione di cosa farsene del re. Giacobini e cordiglieri vorrebbero instaurare la repubblica ed eliminare il re, mentre i girondini sono contrari all’uccisione del re perché sarebbe un atto troppo radicale. Dopo inutili tentativi di dialogo, i girondini vennero definiti nemici della Francia da Robespierre e messi a morte. Nel 1793 si formò un Comitato di salute pubblica, che era un governo con poteri speciali guidato da Robespierre per risolvere la questione di crisi. Tutto venne accentrato a Parigi e nella figura di Robespierre con la scusa che quella era una situazione eccezionale. Intanto gli austro-prussiani erano giunti alle porte di Parigi. Il 20 settembre 1792 ci fu la battaglia di Varny. Per la prima volta un’armata rivoluzionaria mise in fuga un esercito organizzato. Il giorno seguente venne proclamata la repubblica francese e venne proclamato decaduto il cittadino Luigi Capeto. Dopo Varny, le armate rivoluzionarie iniziarono a ottenere ottimi successi e invasero il Belgio, l’Olanda, una parte della Svizzera e alcuni stati tedeschi della Renania. In questo periodo nacque la marsigliese, cantata dalle truppe volontarie che arrivavano da Marsiglia, che divenne poi l’inno ufficiale della Francia. L’ordine dato alle truppe rivoluzionarie era quello di razziare i territori conquistati e di portare più risorse possibili in Francia per riequilibrare il bilancio. Questo periodo fu anche importante per l’emergere di generali che si distinsero brillantemente, fecero carriera ed evitarono il pericolo incombente della ghigliottina. In questo clima di terrore e di radicalità, faceva carriera solamente chi aveva delle doti spiccate. Robespierre organizzò un tribunale e il re e la regina vennero giudicati rei di morte e giustiziati nel gennaio del 1793. Tantissime persone furono vittime della ghigliottina. Il 1793 fu il periodo del Terrore. In tutta Francia venivano cercati gli oppositori della repubblica che venivano uccisi, vigeva la politica del sospetto e la ghigliottina lavorava tutto il giorno a pieno regime. Vennero presi dei provvedimenti. Il maximum era un provvedimento che andava incontro alle esigenze dei sanculotti perché si sanciva un intervallo di prezzi entro cui dovevano essere venduti alcuni beni di prima necessità. Vennero perquisite tutte le terre dei nobili e messe in vendita. Venne introdotto il nuovo calendario perché c’era l’idea che dal 21 settembre 1792 fosse iniziata una nuova era. Nel 1793 venne fatta una nuova Costituzione che venne approvata ma non entrò mai in vigore perché Robespierre disse che c’era ancora una situazione di emergenza. Si trattava di una costituzione democratica che prevedeva il suffragio universale maschile, la possibilità di fare referendum, un organo legislativo eletto ogni anno, il diritto di rivolta e il diritto di tutti i cittadini al lavoro. Il Comitato di salute pubblica emanò la legge dei sospetti: bastava anche un sospetto per finire di fronte al Tribunale speciale, che si occupava di dare la caccia a tutti i nemici della repubblica francese. Il capo dei cordiglieri Marat venne ucciso da una ragazza che apparteneva al club dei girondini. Questo fu il fatto che ispirò Robespierre a emanare la legge dei sospetti. Robespierre era molto influenzato dal pensiero di Rousseau e pensava di incarnare lui stesso la volontà generale della Francia. Nel 1794 Robespierre arrivò a eliminare i membri dei partiti rivali. I cosiddetti indulgenti, capeggiati da Danton, aveva chiesto di porre fine al Terrore. Robespierre, come risposta, fece processare Danton che fu mandato alla ghigliottina assieme ad altri giacobini che si erano affiancati agli indulgenti. Inoltre Hebert, a nome del club degli arrabbiati, chiedeva che fosse introdotto l’ateismo e che venisse abolita la proprietà privata. Agli occhi di Robespierre queste richieste erano troppo estreme, perciò Hebert fu ritenuto un nemico della rivoluzione, processato e ghigliottinato, assieme a molti altri arrabbiati.
La rivoluzione diede molte illusioni alle donne che nel 1792 avevano redatto la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina. Si formò un movimento a favore della donna che però non venne ascoltato e fu represso. Alcuni dei simboli della rivoluzione erano la coccarda tricolore, il cappello frigio, che nell’antica Roma era portato dagli schiavi liberati, e il fascio repubblicano, che nell’antica Roma era simbolo della potenza dei magistrati e dei tribuni della plebe. A livello religioso si diffuse il culto dell’ente supremo in contrapposizione alla fede cattolica.
Eliminando gli arrabbiati, Robespierre si aizzò contro i sanculotti, che erano stanchi di questo clima di terrore ingiustificato e volevano godersi le ricchezze racimolate durante la rivoluzione. Allora nel giorno 9 termidoro, che corrisponde al 27 luglio 1794, un gruppo di giacobini in contatto con ex-girondini ed ex-foglianti accusano di tirannide Robespierre, che venne arrestato, condannato a morte e ghigliottina. Da questo colpo di stato emerse la parte più moderata del paese, composta principalmente dai girondini e dai foglianti. Iniziò la cosiddetta fase del Direttorio. La spinta rivoluzionaria si era esaurita e c’era un desiderio generale di ritorno alla tranquillità di cui avevano approfittato le frange moderate del paese. I cosiddetti “termidoriani” attuarono tutta una serie di provvedimenti per portare la stabilità in Francia. Venne abolito il maximum, garantendo così libertà d’impresa. Fu abolito il culto dell’ente supremo, sostituito dal culto cattolico, e venne annullata la costituzione civile del clero. Vennero fatte le elezioni a suffragio censitario per una nuova assemblea costituente. Fu firmata la pace con tutti i paesi che erano in guerra con la Francia, tranne l’Inghilterra, l’Austria e il Regno di Sardegna. Venne abolito il tribunale ecclesiale creato da Robespierre e iniziò una caccia ai giacobini e ai fedeli di Robespierre. La fase tra il 1794 e il 1795 era quindi chiamata Terrore bianco, contrapposto al Terrore rosso di Robespierre.
Durante il Terrore rosso in tutta Francia erano scoppiate spesso delle rivolte contro il governo dei giacobini. La regione francese in cui era scoppiata la rivolta più violenta era la Vandea, che era fortemente cattolica e che si oppose alla leva obbligatoria e alla costituzione civile del clero. La rivolta della Vandea era stata repressa nel sangue. Nel 1795 venne stilata la nuova Costituzione, che era moderata ma differiva da quella del ’91 in quanto esaltava la repubblica. Il potere legislativo era ora nelle mani di due assemblee: il consiglio dei cinquecento e il consiglio degli anziani. Il consiglio dei cinquecento era eletto con suffragio censitario su due livelli e aveva il compito di preparare e discutere le leggi. Il consiglio degli anziani era composto da cinquanta membri scelti dal consiglio dei cinquecento e aveva il compito di approvare o respingere le proposte di legge. Il potere esecutivo venne affidato a un organo composto di cinque membri, il Direttorio. Venne tolto il diritto alla rivolta e il ricorso al referendum. In questa fase è improprio parlare di partiti. Questi anni sono contraddistinti da un ritorno alla stabilità anche se rimasero alcuni problemi di livello politico. Le persone che governavano non avevano prestigio o idee particolari da proporre, ma avevano fatto fortuna durante la rivoluzione e sfruttavano il fatto che la gente desiderava solo un po’ di pace. Questo governo era attaccato inoltre dalle due parti più estremiste, l’estrema sinistra, che era nostalgica di Robespierre, e l’estrema destra, che era nostalgica della monarchia. Le sorti del governo del Direttorio dipendevano sempre più dall’esercito, che lo difendeva dai colpi di stato. Alla fine tutta la Francia si trovò a dipendere dalle vittorie dell’esercito. Il giorno 18 fruttidoro (4 settembre) 1797 i cinque direttori, tra cui si ricordano Paul Barras ed Emmanuel Joseph Sieyès, fecero un colpo di stato e li elessero direttori a vita. Questo era segno della corruzione del Direttorio, che era poco amato dal popolo. Importante fu la figura di Charles Maurice de Talleyrand, che dimostra la corruzione e la mancanza di valori e di ideali politici. Egli era un vescovo che aveva appoggiato da subito il terzo stato. Con l’ascesa politica di Robespierre, invece era divenuto giacobino e sacerdote dell’ente supremo. Successivamente divenne un termidoriano ed ebbe un ruolo fondamentale nel colpo di stato. Anche Napoleone fu sostenuto da Talleyrand, il quale divenne primo ministro. Quando Napoleone venne sconfitto, Talleyrand divenne ministro del sovrano francese Luigi XVII. Una figura analoga fu Louis Jean Pouchée. Fu capo dei servizi segreti della polizia durante l’ascesa del terzo stato, sotto Robespierre, con il Direttorio, con Napoleone e persino con Luigi XVII.

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