L'uomo del rinascimento

-Qual è la nuova visione dell'uomo? In che modo essa influenza il rapporto con le altre manifestazioni culturali e, in particolar modo, come definisce il rapporto dell'uomo con Dio, con la libertà e con l'ideale ascetico e contemplativo del medioevo?
Nel rinascimento la visione dell’uomo cambia: infatti,nel medioevo l’uomo era considerato parte di un ordine cosmico già dato,che doveva solo essere capito e seguito,mentre nel rinascimento l’uomo viene visto come artefice del proprio destino,ovvero con la possibilità di costruirsi e conquistarsi un proprio posto nel mondo.
Già nella scolastica l’uomo aveva rivendicato una maggiore autonomia della ragione nei confronti delle istituzioni più importanti,ovvero Chiesa e Impero;questa autonomia viene poi affermata più radicalmente nell’Umanesimo.
Nel rinascimento l’uomo viene visto come uomo-plasmatore,immagine del Dio- creatore; per questo,nel Rinascimento non vi è una scelta tra Dio o l’uomo,ma è ammessa sia l’importanza di Dio che quella dell’uomo:infatti si ha una visione prevalentemente antropocentrica,ovvero una visione che tende a vedere l’uomo al centro e Dio alla periferia,senza negare nessuno dei due.

L’uomo rinascimentale esalta la libertà e le virtù dell’uomo,ma è tuttavia consapevole che la libertà è circoscritta da una serie di forze reali,causali e soprannaturali,come la Fortuna,il Caso o la Provvidenza.
L’uomo nel rinascimento viene visto come un microcosmo,cioè come la creatura in cui si concentrato le varie caratteristiche degli enti del mondo.
Vi è un rifiuto all’ascetismo medioevale e un passaggio alla concezione della vita come impegno concreto:infatti,pur non rinnegando l’idea dell’aldilà,per i rinascimentali l’aldiquà è più importante,perché è qui che l’uomo vive per costruire il suo destino (non è solo un pellegrino).

- Come si traduce, in ambito religioso, l'aspirazione al "ritorno al principio" rinascimentale? Perchè possiamo dire che tale aspirazione sia una delle cause della Riforma protestante'?
Dal punto di vista religioso,l’aspirazione al “ritorno al principio” è vista come un ritorno a Dio,un ritorno alla cristianità primitiva. L’uomo vuole ritornare alle fonti della religiosità,cioè ripristinare il testo biblico nella sua purezza e nella sua genuinità. Questa è una delle cause della Riforma protestante perché si ha uno stacco dalla religione corrotta dal potere temporale; infatti questo concetto di ritorno al principio in ambito religioso è appoggiato da Lutero.

- Lo stesso ritorno al principio come influenza la riflessione politica?
Il “ritorno al principio” può anche essere inteso come rinnovamento dell’uomo,sia nella sua individualità,sia nella sua vita associata:si ha quindi un’analisi della comunità politica per scoprire e rinnovare il fondamento in base a cui essa si era formata.
La volontà di rinnovamento politico è mostrata nello storicismo e nel giusnaturalismo.

- Come cambia il significato della natura? Quali sono i fini della ricerca naturale?
La natura nel Rinascimento assume un significato molto importante; infatti l’uomo si comprende come parte del mondo.
Vi è il tema dell’uomo come “natura media”,ovvero l’uomo è consapevole di essere inserito nel mondo e si serve della sua posizione privilegiata(simile a quella di Dio) per fare del mondo il proprio regno.
Lo ricerca naturale diventa uno strumento indispensabile per la realizzazione dei fini umani nel mondo,poiché l l’unica fonte da cui l’uomo può ricavare mezzi utili ai suoi scopi. Si divide in due fasi: la magia e la filosofia della natura.
Entrambe hanno alla base una visione del mondo come tutto vivente e la possibilità dell’uomo di manipolare e controllare la natura tramite la conoscenza delle leggi che la governano.
Si differenziano per il modo in cui la natura è conosciuta e governata: la magia cerca formule e procedimenti miracolosi,mentre la filosofia della natura interpreta la natura con la natura,iniziando un’indagine scientifica.

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