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RINASCIMENTO DAL PUNTO DI VISTA FILOSOFICO

L’aspirazione a giungere al successo, un fenomeno tipico dell’umanesimo, viene ancora maggiormente accentuato nel periodo rinascimentale, e quindi vi è la necessità di trovare un’energia per sostenere la riuscita dell’uomo, in quanto non tutti gli uomini riescono automaticamente in un determinato settore. Quando nel Medioevo tutto era riferito a Dio, visto come la cosa più concreta presente nella realtà, il problema di trovare una sorgente per la riuscita dell’uomo non si era posta ma adesso, che Dio viene visto sempre più lontano dalla realtà, è ovvio che l’uomo non ricerchi più tale sorgente in qualcosa di trascendentale, bensì in qualcosa di immanente. Gli uomini si rivolgono alla natura, ossia all’insieme di tutti gli elementi naturali: da qui nasce la concezione tipica del rinascimento del naturalismo, che identifica appunto la natura come sorgente dell’uomo. La rinascita di questo periodo e la concezione in base alla quale la natura è l’energia dell’uomo filosoficamente porta ad una ripresa del pensiero degli stoici e dei primi fisici ionici in quanto ritorna in auge il panteismo, in base al quale il principio, l’archè, si trova nella natura. L’uomo cerca quindi degli strumenti per controllare e gestire l’energia della natura: proprio così viene valicato quel sottile limite esistente tra la magia e la filosofia. In questo periodo il mago è colui che possiede dei poteri soprannaturali grazie ai quali riesce a dominare gli elementi naturali: un particolare settore della magia è l’alchimia, a metà strada tra magia e chimica e si occupava specialmente dei metalli. Parallelamente il forte interesse per l'osservazione per i fenomeni naturali e fisici portarono un forte impulso alla scienza e alla tecnologia.

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