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Renè Descartes (Cartesio)

Padre del razionalismo, segna una grande svolta nel pensiero filosofico. Con lui viene meno il realismo filosofico e il pensiero filosofico medievale e antico
Quando diciamo realismo intendiamo la corrispondenza tra ciò che il pensiero può cogliere e la realtà, che può essere colta dal pensiero,noi possiamo conoscere il mondo,la realtà delle cose.
C’è una corrispondenza tra la certezza, ciò di cui io sono certo, e la verità delle cose. Ciò che registro con i sensi, con il pensiero c’è.
Tutto questo comincia ad essere messo in dubbio da Cartesio. Per gli antichi la certezza corrisponde alla verità. Con Cartesio questo rapporto viene messo in dubbio, cioè non si sa più se quello di cui io sono certo è vero. Con Cartesio non so più se alla certezza del soggetto corrispondano verità esteriori. Il pensiero in occidente prende questa piega fino a Kant, nel pensiero moderno ci sono due correnti: il razionalismo e l’empirismo ognuna con distribuzione geografica diversa, il razionalismo parte in Francia, l’empirismo in Gran Bretagna . Kant fonderà il criticismo e fino a lui si mette in discussione ciò che era scontato.

Severino per spiegare la differenza tra razionalismo ed empirismo fa l’esempio del muro delle fate: finta di essere in un giardino e di aver di fronte un muro. Le correnti si differenziano nel modo di vedere il muro, i razionalisti lo vedono come un ostacolo e noi per cogliere la realtà al di là bisogna trovare un sistema per vedere dall’altra. Per loro il muro è l’esperienza, i fenomeni che non sono la vera realtà perché la realtà è oltre il muro. Per gli empiristi la realtà è il muro, non c’è altro è sciocco tentare di vedere oltre il limite del nostro sguardo, l’uomo non può superare il muro, che è l’esperienza, la realtà. Per gli empiristi l’origine della conoscenza sta nell’esperienza e anche le idee nascono con l’esperienza, per i razionalisti le idee non nascono dall’esperienza ma sono innate. La conoscenza deriva dalla ragione una oltre il muro e l’altra sul muro.
Cartesio è francese nobile, non lavorava, quindi poteva studiare e fin da piccolo studia in un collegio di gesuiti prestigioso. Lì viene a conoscenza della cultura scolastica, perché era ancora all’inizio delle nuove idee, il sapere insegnato era tradizionale. Lui ha delle grandi aspettative, viene a sapere di questi filosofi e rimane affascinato da questa nuova idea di scienza e dalla matematica (piani cartesiani). Lui rimane deluso da quello che gli avevano insegnati, il sapere vecchio,tradizionale. Si arruolerà nell’esercito,perché voleva fare esperienza nel mondo, va in Olanda e Germania e viaggerà molto per scoprire e avere risposte, poi si trasferirà in Olanda, terra più libera. Temeva la fine di Galileo, era molto moderato come uomo odiava le liti. Lui fa un analisi del sapere, e muove delle critiche molto forti, perché non trova nulla di solido nel sapere contemporaneo, non cera una conclusione certa. Tranne per la matematica, sapere certo,t utto il resto non era certo. Lui diceva che una casa non può stare in piedi senza fondamenta certe solide, allora è necessario porre basi certe per costruire una casa del sapere cumulativo che deve garantire un progresso. Deve essere un sapere sistematico. Cumulativo e sistematico esigenze del nuovo sapere. L’unica scienza che presenta queste esigenze è la matematica, lui analizzerà la matematica per mettere a punto un metodo che vada bene per tutte le forme del sapere.
Queste caratteristiche sono proprie della matematica, lui vuole cercare di estrapolare un metodo guardando la matematica che possa andar bene su tutte le discipline. Lui mette a punto questo metodo nel Discorsi sul metodo parlando di quattro regole del metodo:
- La regola dell’evidenza: la matematica procede in modo deduttivo non è una scienza empirica ma certa,procede da degli assiomi dai quali deduce delle inferenze logiche.Quindi la condizione del metodo dovrà essere quella che le premesse siano indubitabili come gli assiomi. E da questi se noi riusciamo a trovare dei principi x la morale filosofia ecc.. dovranno essere indubitabili.
- Regola dell'analisi, per cui un problema è risolto dapprima nelle sue parti più semplici, da considerarsi separatamente.
- Regola della sintesi, per cui si passa dalle conoscenze più semplici a quelle via via più complesse.
- Regola della enumerazione e revisione, per poter "fare in ogni caso enumerazioni così complete e revisioni così generali da essere sicuro da non omettere nulla". L’enumerazione controlla la completezza dell’analisi, la revisione la correttezza della sintesi.
Lui assume il dubbio come metodo (dubbio metodico, dubbio come strumento metodologico).
Non è il dubbio degli scettici, che dubitavano per dubitare, mentre per Cartesio il dubbio è un metodo, lui parte da un presupposto diverso. Lui non vuole dubitare di tutto, lui vuole arrivare a una verità. Dubita per vedere se c’è qualcosa che resiste al dubbio.
Qui introduce una premessa: se io metto tutto in discussione devo però garantirmi una morale provvisoria,devo darmi delle regole nel mio comportamento di uomo civile. Il suo ragionamento è questo: cosa centra la morale con questo discorso del metodo? Lui dice che centra perché io posso dubitare a livello teoretico di tutto ma siccome sono uomo io devo pur vivere mentre sto dubitando quindi devo avere delle norme di comportamento a cui attenermi, una morale provvisoria che si fonda su tre massime generali di comportamento: massima prudenza, perchè lui era un uomo moderato voleva stare fuori dalle controversie, lui voleva vivere tranquillamente.
1. obbedire alle leggi e costumi del mio paese,compresa la religione
2. la coerenza prima di tutto
3. cercare di non stravolgere le cose, moderazione
Queste regole definiscono un comportamento prudente e moderato anche se sono regole provvisorie.Per lui bisognava stare fuori dall’impegno politico,per rimanere lucidi per la riflessione filosofica. Poi lui aveva visto la fine di Galileo e temeva queste cose quindi diceva meglio essere prudenti.
Da vecchio lui affronterà la morale da un altro punto di vista nella sua opera Le passioni dell’anima.
Adesso che si è dato queste regole può procedere sul suo discorso del metodo e definita questa morale provvisoria Cartesio inizia la sua ricerca di un fondamento del sapere. Passa in rassegna tutte le fonti del sapere e le sottopone ad una critica. La conoscenza può provenire dai sensi che sembrerebbero indubitabili ma lui dice che noi possiamo avere avuto delle esperienze in cui i sensi ci hanno ingannato come le illusioni ottiche es il bastone nell’acqua non possiamo fidarci con certezza dei sensi, quindi non sono fonti indubitabili. Altra fonte di conoscenza è la ragione,c he non è esente da errori, spesso arriviamo a conclusioni sbagliate,quindi non è una fonte indubitabile.
A questo punto estende il dubbio che diventa radicale e da dubbio metodico diventa dubbio iperbolico,lui ipotizza che possa esistere un genio maligno così cattivo da prenderci sempre in giro e qui in questa ipotesi non regge più nemmeno l’evidenza matematica perché io penso che 2+2= 4 ma potrebbe essere un genio maligno che me lo fa credere potrebbe essere tutta un’illusione. O un altro esempio io penso di essere in un posto ad una certa ora ma magari è un sogno,un illusione. Io come faccio a difendermi da questo genio? Se io dubito mentre sto dubitando di una cosa sono certo che più dubito più io penso perché il dubbio è sempre una forma di pensiero. Se io dubito talmente tanto che il dubbio può essere esteso a tutto,vuol dire che io esisto come sostanza pensante, non so se a questo pensiero (res cogitas) corrisponda un corpo, ma quello che è evidente è che sto pensando, esiste il pensiero, io sono qualcosa che pensa cogito ergo sum, che non è un sillogismo ma è un’intuizione immediata auto evidente. Se penso sono, non ho il bisogno di dimostrazioni.
Anche Agostino aveva fatto un discorso simile ‘se sbaglio sono’ però c’è un peso molto diverso in questo ‘sono’ perché Cartesio non intende sono io con il mio corpo ,ma sono io questa sostanza che pensa alla quale non so ancora se corrisponda un corpo, mentre Agostino non si pone questo problema. Quindi Cartesio ha trovato una certezza: cogito ergo sum, ha trovato una verità indubitabile e da questa può dedurre e costruire il suo sistema.
Lui usa la parola sostanza per indicare un concetto filosofico: cioè una cosa per esistere non ha bisogno di dipendere da niente. Mentre per Spinoza sarà Dio.
Per Cartesio esiste anche un’altra sostanza il corpo, che è estesa(res extensa),poi parlerà anche di Dio quindi le sostanze saranno tre.
Lui da cogito ergo sum non trae solo una certezza ma trova convalidato anche il suo metodo. Questa verità ha delle caratteristiche come l’evidenza, il criterio che bisogna applicare anche alle nostre idee. Lui adesso vuole vedere da cosa è costituita questa sostanza che pensa, è composta da idee. Lui va a vedere se tra le idee ce ne sono alcune vere di per sé, che non devono essere dimostrate, queste idee vere di per sé non derivano dai sensi, dalle realtà esterna,perché noi del mondo esterno non sappiamo nulla non sappiamo nemmeno se esista. Lui fa una classificazione delle idee:
- Idee innate: che nascono con noi;
- Idee avventizie: che derivano dall’esterno;
- Idee fattizie: inventate da me.
Queste idee vere di per sè non derivano dai sensi, le idee chiare e distinte sono innate (Platone era stato il primo a dirlo), queste non presuppongono l’esperienza e costituiscono quella realtà pensante.
Il problema sono le idee avventizie perché lui non ha dimostrato l’esistenza di un mondo esterno, non è certo la corrispondenza tre idee avventizie e la realtà di fuori,l e idee avventizie presuppongono un mondo esterno. Per lui non è un problema che può essere risolto direttamente.
Di tutto ciò che penso in modo chiaro e distinto non posso dubitare questo mi garantisce la verità dei ragionamenti, concatenazioni di idee secondo le regole del metodo di Cartesio che permettono di arrivare alle conclusioni, solo se parto da premesse certe arrivo a delle conclusioni certe, il problema della certezza riguarda il rapporto tra il pensiero e la realtà esterna perché deve esserci 1 criterio di verità, lui si pone il problemaciò che penso è vero? Prima era dato per scontato che i pensiero cogliesse la realtà adesso viene messo in dubbio.
Nella prospettiva di Cartesio, soltanto le idee innate si giustificano da se stessa, sono idee che troviamo nella res cogita (sostanza pensante), sono le uniche idee di cui possiamo essere sicuri, sono vere di per sè non hanno bisogno di ricorrere a delle dimostrazioni. La corrispondenza tra le idee avventizie e la realtà è problematica. Non è ancora dimostrata e quindi non evidente, perchè il mondo esterno potrebbe essere una grande costruzione della nostra mente. Tutto ciò che penso in modo chiaro e distinto, è evidente sono le idee innate? Tutti i ragionamenti che faccio a partire da queste idee secondo il metodo cartesiano, mi permetteranno di raggiungere delle conclusioni vere. Cioè se si parte da idee chiare e distinte e si segue un ragionamento corretto dal punto di vista metodologico, si arriva a conclusioni vere. Il problema della certezza salta fuori quando riguarda i rapporti tra le mie certezze cioè il mio pensiero e la realtà, che è una cosa esterna a me. Finchè parto dalle idee innate e da queste deduco conclusioni certe va bene, ma quando dico a queste idee corrisponde qualcosa di esterno al mio pensiero, non deduco, tiro in ballo il mondo esterno e non ho più certezze. Nel realismo antico questa corrispondenza era data per scontata, mentre è un problema che solleva Cartesio. Che garanzia possiamo avere che le idee chiare e distinte corrispondano ad una realtà del mondo fisico? Cartesio a questo punto compie un importante passo nel suo ragionametno, e dice che per la conoscenza della realtà fisica(mondo esterno) ci vuole un'altra cosa, non basta il ragionamento, ci vuole l'esperienza sensibile. Però noi sappiamo che nulla di certo possiamo affermare sulle idee che ci sembrano provenire dai sensi, perchè i sensi ci ingannano e aveva escluso la conoscenza sensoriale. Però quando noi parliamo della realtà, effettivamente, abbiamo bisogno dell'esperienze sensibile. Quindi per la via dell'esperienza non possiamo essere certi di un mondo vero. C'è però un'altra strada che Cartesio percorre e dice, nella nostra mente c'è un'idea che non può essere un illusione, un inganno, è un'idea del tutto particolare, un'idea unica nel suo genere che non può essere fattizia, questa è l'idea di Dio. Ed è per questa strada che Cartesio arriva a dimostrare l'esistenza del mondo. Cartesio dice trovo in me l'idea di perfezione e non posso essere io l'autore di quest'idea, perchè io non ho questi attributi, perchè sono mortale, finito. Quindi io non posso essere la causa dell'idea di Dio (qua sposta il rapporto di causa-effetto la applica all'idea di Dio) la causa non può mai essere superiore all'effetto allora io non posso essere la causa dell'idea di Dio che è immensamente maggiore del mio essere e neanche un altro uomo può avermelo inculcato, perchè è finito quanto me. Allora quest'idea come Dio essere infinito, onnipotente, onnisciente, deve avere una causa infinita, almeno altrettanto potente, e quindi non può essere che Dio. L'idea di Dio la trovo in me stesso perchè Dio me l'ha messa dentro. L'ha posta lui in me come firma del fatto di avermi creato e quindi questa è la prova che Dio esiste. Ma non è l'unica prova. Dice altre due prove:
1. se l'uomo si fosse creato da se stesso si sarebbe fatto molto diverso da come, sicuramente non mortale e malato.
2. L'altra prova la riprende dalla prova ontologica di Anselmo(prova a priori), e dice che se noi esaminiamo l'idea di Dio, troviamo una connessione necessaria tra un essere perfetto e l'idea di esistenza, essendo Dio un essere perfetto, perchè questa è la sua essenza e quindi deve comprendere anche la sua esistenza. Cioè essendo Dio l'essere perfettissimo non poteva farsi mancare l'esistenza. Fa l'esempio di triangolo che aveva fatto anche Anselmo. Contro queste prove mossero delle critiche, soprattutto Gassendi e Ox che li mossero l'accusa di un vizio di fondo, il suo discorso ha una circolarità, nel senso che Dio sarebbe il garante delle idee chiare e distinte, d'altra parte però dimostri l'esistenza di Dio parto dalle idee chiare e distinte, cioè presupponi già l'esistenza di Dio prima di dimostrarle. Quindi l'idea chiara e distinta di Dio si fonda da sè o è dio stesso che ce la inculca? Cartesio propone una serie di prove per dimostrare l'esistenza di Dio e nelle Meditazioni metafisiche, un'opera in cui espone questi argomenti e accoglie anche le critiche dei contemporanei e le inserisce in questo testo con un breve saggio di risposta basandosi su dieci definizioni, sette postulati e dieci assiomi dimostra le tre prove dell'esistenza di Dio. Rispetto alle prove tradizionalmente ammesse per la prova di Dio, le prove cartesiane, hanno un approccio diverso, perchè erano tutte prove a posteriori, partivano dal mondo. La conoscenza del mondo per Cartesio è una costruzione ipotetica che non può costituire un fondamento per dimostrare l'esistenza di Dio. Se esiste Dio, esiste anche il mondo, perchè non può essere un genio maligno e non ci inganna. Pascal poi dice queste dimostrazioni cartesiane, dimostrano l'esistenza solamente di un Dio matematico, un Dio razionale, che serve semplicemente per spiegare, ma non è un Dio persona, vicino al uomo, non interviene provvidenzialmente nella vita del uomo. Perchè in effetti per Cartesio l'universo è dominato da un grande meccanicismo. Questo razionalismo di Cartesio, sostiene che le idee precedono l'esperienza e permettono di interpretarla. Le idee fondano la conoscenza. Nel brano La metafora si dice di immaginare di tenere in mano un pezzo di cera appena estratto dall'alveare, i sensi ci danno tante informazioni, possiamo dire che queste sensazioni ci fanno veramente conoscere il pezzo di cera? Se avviciniamo la cera ad un fuoco, la cera comincia a sciogliersi, cambia cioè la forma, dopo un pò il profumo svanisce, se la sfreghiamo non emmette più suono, eppure è sempre cera, ma allora le informazioni sensoriali che avevo ricevuto all'inizio costituivano la sostanza? No, perchè di fatto, sono cambiate. La sostana dovrebbe essere quella cosa che permane,si chiede allora cos'è la cera? Noi conosciamo quindi attraverso la ragione, che ci dice che è un corpo esteso, malleabile ed altre caratteristiche, che la definiscono al di là delle informazioni sensoriali.
Un altro esempio che fa è quello di guardare il sole e dice che se lo guardiamo lo vediamo piccolo e non tanto distante, però l'astronomia dice che è grande e lontano, perciò l'astronomia vera è quella che ci attestano i sensi o la ragione? La ragione.
La cera è un corpo esteso, una certa porzione di spazio e questo non lo avvertiamo con i sensi, ma con la nostra ragione. Noi possiamo spiegare l'esperienza partendo dalle idee e non viceversa. La ragione è l'unica fonte vera di conoscenza che ci permette di conoscere che cos'è una sostanza. Occorre partire dalle idee per conoscere la realtà, costituisce una delle premesse della fisica cartesiana, che è una fisica deduttiva.
La fisica deduttiva e la fisica meccanicistica di Cartesio. La materia è innanzitutto un'idea che noi concepiamo come una sostanza estesa, da quest'idea possiamo dedurre che nell'universo non può esistere il vuoto, perchè lo spazio e tutto ciò che si estende è materia. L'estensione, lo spazio è divisibile all'infinito, quindi per Cartesio non esistono gli atomi, non esiste quindi quella particella piccola oltre la qualche non è più possibile dividere (come invece dicevano gli atomisti, Democrito). Tutti i corpi diversi per forma, per dimensioni che vediamo sono degli attributi dell'estensione. Il Movimento per Cartesio, non facendo parte della natura della materia, non può che essere un movimento dato da un essere superiore(Dio), che all'inizio della creazione ha conferito una certa quantità di movimento che non dipende dalla materia. Da questo trae la legge di conservazione del moto, ma mentre Galileo ci era arrivato per metodo sperimentale, Cartesio ci arriva attraverso la deduzione. Quindi i due attributi principali della materia, sono estensione e movimento. Partendo da questi principi che ricava per via deduttiva dalla concezione di materia, Cartesio si propone di arrivare ad una concezione unitaria del mondo materiale, per spiegare la conformazione della terra, la vita degli animali,la vita dell'uomo e il moto degli astri, vuole dare una spiegazione unitaria a tutta la realtà. La realtà per Cartesio deve essere ricavata con un ragionamento deduttivo, almeno nella sua struttura razionale. Cioè si ricava la realtà non osservandola, ma partendo da dei principi razionali, bisogna descrivere la struttura logica del mondo. Cartesio propone di mostrare come un mondo simile al nostro possa essere costruito dalla ragione una volta che sia stato supposto un punto di partenza, una situazione dalla quale noi possiamo partire, della quale sappiamo solo l'estensione, la forma e il movimento (deve essere regolato da leggi molto semplici, sempre con ragionamento deduttivo). Le leggi affermano che:
1. Ogni cosa conserva il suo stato di quiete o moto a meno che non intervengano cause esterne
2. Ogni corpo tende sempre a continuare il suo movimento secondo una linea retta
3. Un corpo quando urta un corpo, perde tanto movimento quanto ne passa all'altro.
Le prime due leggi definiscono il principio di inerzia, mentre la terza riguarda la legge della trasmissione del movimento attraverso l'urto (elastico, anaelastico). Su questa legge si basano sette regole d'urto intese a specificare che cosa avviene nei casi più specifici. L'urto ha un ruolo fondamentale nella rappresentazione cosmologica di Cartesio, nel senso che di fatto rappresenta l'unica causa ammessa per spiegare la trasmissione del movimento, nessun corpo può agire su un altro corpo se non entra in contatto, tutte le cause a distanza sono quindi escluse. Un movimento a catena che rappresenta con la teoria dei vortici, moto circolare intorno ad un centro, tutti i corpi celesti devono essere immaginati come il centro dei vortici di materia. Tutti i moti dei pianeti sono moti vorticosi. In questo modo può spiegare l'azione reciproca senza dover ipotizzare delle forze invisibili, perchè i vortici dei corpi celesti, si toccherebberò influenzandosi a vicenda, e ci sarebbe quindi un passaggio continuo di movimento, Quindi ogni pianeta verrebbe trascinata da questa materia sempre in movimento, fluida che costituirebbe il vortice di movimenti intorno al sole. Che visione ne esce? Visione meccanicistica dell'universo, c'è dio e serve per spiegare l'origine della materia e delle leggi, ma poi per il tipo di organizzazione del mondo che ne viene fuori, non c'è più bisogno di Dio nè cause esterne tutto si spiega con questo movimento vorticoso. Cartesio esclude che ci siano interventi poi esterni di tipo provvidenziale nella dinamica della materia.

La questione dell'uomo
Metodo deduttivo anche per spiegare l'uomo, implica meccanicismo molto rigido, ciò che è deducibile non può accadere se non in modo assolutamente necessario e quindi in questo accadere Non c'è spazio per la volontà e la libertà, sia per il comportamento degli astri e degli animali, ma anche per il corpo umano, perchè tutte le funzioni del corpo umano vengono paragonate a delle funzioni simili a quelle di una macchina. Vuole spiegare il comportamneto dell'uomo partendo da dei principi meccanici che stanno alla base del corpo umano senza tirare in ballo la volontà e la libertà. Le funzioni vitali e il comportamneto degli animali sono spiegabili in base a come sono fatti i loro organi e come funzionano, cioè da un punto di vista prettamente fisico. All'epoca gli automi erano di moda, meccanismi meccanici, lui paragona il corpo a questi automi. Gli animali reagiscono in modo meccanico anche difronte a stimoli esterni, l'unica differenza è che i meccanismi che li animano sono più piccoli e complessi rispetto a quelli degli automi. Ma il meccanismo è sempre quello. é un gioco di pulegge e di ingranaggi che spiegano ogni attività dell'organismo, sulla base di un nesso neccessario di causa - effetto. Per quanto riguarda l'uomo le cose si complicano. Cartesio distingue res extensa (corpo) dalla res cogitans (pensiero). Il corpo umano si può comprendere a partire da dei principi meccanici. Infatti scrive un trattato (Le monde), dove si sofferma sulla descrizione dei riflessi automatici e sulla spiegazione del comportamento del corpo umano, che viene paragonato ad un orologio. Nel corso del 600, il suo sistema costituirà il punto di riferimento principale della ricerca scientifica perchè:
1. per il suo meccanicismo. Liquida definitivamente il naturalismo del rinascimento, e riconduce tutti gli eventi fisici a reazioni di tipo meccanico, riconducibili solo a materia e movimento.
2. La fisica cartesiana esclude l'intervento provvidenziale di Dio, e quindi ogni spiegazione teleologica, finalista. Cartesio critica molto vivamente la concezione per la quale Dio avrebbe fatto tutto in funzione dell'uomo. Il pensiero di Dio rimane inconoscibile. La spiegazione del mondo spetta agli uomini tramite il metodo deduttivo. Nella fisica bisogna tralasciare le cause finali, basta fermarsi alle cause efficienti, a quelle che producono i fenomeni.
3. Affermazione dell'assenza del vuoto, perchè consente di spiegare l'azione di un corpo su un altro senza tirare in ballo forze che agiscono a distanza.
Tutto questo ha aperto dei grandi dibattiti perchè se il comportamento degli animali è governato da principi meccanici lo è anche l'uomo? In realtà Cartesio dice che l'uomo non è solo corpo ma anche anima. L'uomo è composto da sostanze distinte, l'estensione e la materia, il corpo e l'anima e questo rapporto ha sempre rappresentato un grande problema, perchè sono talmente eterogenee e quindi com'è possibile che una influenzi l'altra e viceversa? Se sono una macchina come faccio a provare passioni e sentimenti? Cartesio è convinto che il corpo sia una macchina, però ipotizza, in questo dualismo tra le due res, un punto di contatto tra corpo e anima e lo individua in un punto fisico che è l'ipofisi, detta ghiandola pineale o conarion, posta alla base del cervello, ed è lì che c'è il contatto tra le due sostanze. esisterebbero poi degli spiriti che trasmettono gli stimoli dai sensi all'ipofisi.
Per Cartesio una passione è qualcosa che l'anima subisce, cioè è il corpo che agisce sull'anima.
Ci può essere una reazione di tipo non meccanica, dettata dalla libertà di scelta del soggetto.
Il conflitto tra le passioni e la ragione è spiegabile proprio sulla base di questa dinamica, dice Cartesio.
Sottolinea che però contro le passioni la volontà può agire indirettamente. Per lui la passione non parte dall’anima, è qualcosa che l’anima subisce. Come fa allora la volontà ad agire sul corpo? Non è sempre semplice, la volontà non può agire in maniera diretta, e tenere sottocontrollo le proprie passioni è possibile solo con allenamento, ci vuole una certa abitudine ed esercizio poiché è solo la ragione che può dettare un comportamento diverso da quello meccanico.
Finché c’è un comportamento meccanico siamo come gli animali, affinché sia la volontà a determinare un altro tipo di reazione ci vuole l’intervento della ragione. La morale non è altro che questo allenamento, abitudine a creare certe tendenze a reagire in determinati modi rispetto al destino che ci viene in contro. Non è immediato e istintivo. La morale consiste in questo dominio delle persone, persone che sanno anteporre la ragione alle passioni.
L’ottica generale è un po’quella di Platone (uno è morale non quando si comporta bene, ma quando è buono, nell’ essere buono, nel momento in cui subisce una conversione dell’anima).
Quando la ragione non riesce o non vuole condizionare le reazioni della ghiandola pineale, le passioni agiscono in modo meccanico e determinano in modo automatico delle reazioni nell’individuo. Cartesio individua alcune passioni “semplici” da cui derivano tutte le altre, fa un’ analisi deduttiva delle passioni, che sono sei (principali): meraviglia, amore, odio, desiderio, gioia, tristezza.
Da queste possiamo ricavarne centinaia. Lui tratta le passioni e contrappone a queste la ragione, la volontà che deve abituarsi a scegliere in maniera non meccanica, bisogna rompere questo meccanismo e piegare le passioni alla ragione.
Problema del rapporto mente - corpo è molto attuale. Se definiamo la mente in opposizione al corpo (le due res), come si spiega il movimento volontario del corpo?
Anche Cartesio si era posto questo problema, infatti scrive un trattato sull’uomo dove dice: come è possibile che se penso qualcosa lo faccio, come è possibile questa interazione?
Propone questa soluzione: una forma di integrazionismo, per quanto siano separate mente e corpo possono interagire tra loro attraverso la ghiandola pineale, l’ipofisi.
Perché sceglie questo organo? Perché è l’ nica presente in modo singolo nel cervello, le altre sono tutte doppie e simmetriche, l’ ipofisi, nel cervelletto, no. Non poteva riproporre una soluzione dualistica.
L’ipofisi si trova posta infondo alla cavità cranica del cervello, se la immagina come un organo capace di oscillare tra le direzioni, è in un liquido, non fissa, è porosa e sulla superficie ha molti fori attraverso il quale fuoriuscirebbero spruzzi di pneuma vitale che andrebbero a irrorare diverse zone di corteccia cerebrale, da lì gli impulsi sarebbero indirizzati verso gli organi periferici.
Questo è un sistema di tipo “idraulico”, attraverso questo procedimento si realizzerebbe per lui l’ iterazione mente-corpo, pensiero e materia. In definitiva è un sistema di tipo meccanico, l’ interazione è di tipo meccanico.
Cartesio fu malvisto dagli illuministi ma pur essendo avversi alla filosofia cartesiana gli illuministi devono riconoscere che per certe cose lui ha chiuso con il passato.

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