MaryG. di MaryG.
Ominide 105 punti

Renato Cartesio

Il metodo e le quattro regole
Il metodo cartesiano è una guida che deve condurre alla ricerca della verità per l’orientamento dell’uomo nel mondo. Esso deve essere un criterio che serve all’uomo in ogni campo teoretico e pratico e che abbia come fine il vantaggio dell’uomo sul mondo. Questo procedimento si concretizza in una serie di regole.
Le regole del metodo sono: l’evidenza, ovvero l’intuizione chiara e distinta degli oggetti e l’esclusione di ogni elemento sul quale il dubbio è possibile; l’analisi grazie alla quale un problema complesso viene risolto nelle sue parti più semplici; la sintesi grazie alla quale si passa gradatamente dalle cose più semplici a quelle più complesse e l’enumerazione e revisione che controllano l’analisi e la sintesi.

Il dubbio
Per trovare il fondamento e la giustificazione del metodo, Cartesio si propone di sottoporre ad un critica radicale tutto il sapere. Considerando come falso tutto ciò su cui il dubbio è possibile, si giungerà a un principio saldissimo sul quale non si può dubitare e che sarà il fondamento di tutte le altre conoscenze e perciò sarà giustificazione del metodo (dubbio metodico).
Bisogna dubitare soprattutto delle conoscenze sensibili sia perché questa ci possono ingannare, sia perché si possono avere nei sogni conoscenze simili a quelle che si hanno nella veglia rendendo impossibile una distinzione. Ci sono conoscenze, come la matematica che sono uguali sia nel sogno che nella veglia, sulle quali bisogna dubitare perché la loro certezza può essere illusoria o possono essere state create da un genio maligno con il fine di ingannare l’uomo.
Perciò il dubbio diventa universale (dubbio iperbolico).

Cogito ergo sum
L’uomo per dubitare o per essere ingannato dal genio maligno, deve necessariamente esistere, cioè essere qualcosa. Nel dubbio, Cartesio ritrova il principio del suo metodo dove si afferma che io non esisto se non come una cosa che pensa. L’espressione IO esisto equivale a io sono un essere pensante, ovvero ragione o spirito. Il cogito però non giustifica la presenza di altre esistenze, che potrebbero essere il frutto del genio maligno. Io sono pensiero che ha idee.

Dio
L’uomo non può aver creato l’idea di Dio perché esso non possiede i caratteri della perfezione, cioè l’onnipotenza, eternità e onniscienza. La causa dell’idea di sostanza infinita non può essere l’uomo che è sostanza finita. La causa finita deve essere ammessa come esistente secondo la prima prova dell’esistenza di Dio. L’idea di Dio non può essere stata creata dall’uomo che è finito e imperfetto perché se fosse la causa di se stesso, si sarebbe dato la perfezione che concepisce in Dio. Quindi, l’uomo è stato creato da Dio che lo ha creato finito dando l’idea dell’infinito, secondo la prova cosmologica. Seconda la prova ontologica, non si può concepire dio come essere perfetto senza ammettere la sua esistenza, perché l’esistenza è una delle sue perfezioni.

Dio, essendo perfetto, non può ingannare l’uomo. Quindi, tutto ciò che appare chiaro deve essere obbligatoriamente vero perché Dio ne è garante.

Dualismo cartesiano
Accanto all’io pensante si deve ammettere una sostanza corporea estesa divisibile in due zone distinte ed omogenee. La sostanza pensante che è inestesa, consapevole e libera da un lato; la sostanza estesa che è spaziale, inconsapevole e determinata dall’altra. Con la teoria della ghiandola pineale, Cartesio può unificare le sensazioni che vengono dagli organi che sono doppi.

Morale provvisoria
Nella terza parte del discorso del metodo stabilisce le regole di morale provvisoria. La prima regola è di obbedire alle leggi e ai costumi del paese, conservando le tradizioni e regolandosi in base alle opinioni piu’ moderate. La seconda regola era di essere il più fermo e risoluto possibile nell’azione e di seguire sempre il dubbio. La terza regola era di cercare di vincere se stessi piuttosto che la fortuna e di cambiare i propri pensieri più che l’ordine del mondo. Solo i nostri pensieri dipendono dal libero arbitrio, uso che lo rende simile a Dio.

Azioni - affezioni
Cartesio distingue nell’anima azioni che dipendono dalla volontà, e le affezioni che sono involontarie e sono costituite da percezioni, sentimenti ed emozioni causate dalle forze meccaniche che agiscono nel corpo.
La forza nell’anima consiste nel vincere le emozioni mentre la sua debolezza consiste nel lasciarsi dominare da esse.

Emozioni
Le emozioni non sono nocive. Le emozioni fondamentali sono la tristezza e la gioia. La tristezza avverte l’anima delle cose che nuocciono al corpo. La gioia avverte delle cose utili al corpo e il desiderio di acquistarle e conservarle.

Registrati via email