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Positivismo

Movimento filosofico, letterario nel senso ampio culturale, che ha come ha sua peculiarità l’ esaltazione della scienza. Nasce in Francia nella prima metà dell’ ottocento e si impone poi in Europa e tutto in il mondo nella seconda metà del’ ottocento. Nella parola positivismo riecheggia il termine “positivo”, assunto dai filosofi con due significati:
- Ciò che è reale, sperimentale, effettivo, contro ciò che è astratto, fantasioso, chimerico, metafisico;
- Ciò che è fecondo, ovvero efficace, pratico, in opposizione all’ inutile, sterile e ozioso
Per la prima volta compare questo termine in un opera di S. Simon, “catechismo degli industriali” e verrà poi messo a punto da A. Comte, grande rappresentante del positivismo francese che lo applica alla propria dottrina e da allora in poi tale termine verrà usato in tutta la filosofia per indicare una determinata corrente.

Il positivismo è molto variegato, comprende pensatori molto diversi tra loro, per temi trattati, per risposte e soluzioni proposte, ma si può delineare una linea comun, l’ esaltazione della scienza, che si concretizza poi in una serie di convinzioni di base:
La scienza è l’ unica conoscenza vera possibile, pertanto anche il metodo di cui si avvale è quello valido, giusto. Se si ricercano cause non accessibili attraverso il metodo sperimentale arriveremo a pseudo conoscenze, non autentiche: è evidente l’ attacco alla metafisica, scienza che ricerca i principi ultimi della realtà ma ovviamente è priva di valore per i positivisti. Lo slogan di moda nella Germania positivista è appunto: “Keine Metaphisick mehr!”.
Questo è uno dei motti che sintetizzano in poche battute la posizione dei positivisti.
Nuova concezione della filosofia, che, non avendo specifici campi d’ indagine (li sottrae alla scienza ad esempio), deve quella scienza che si occupa della totalità del sapere positivo. Quella scienza che ha il compito di enunciare i principi comuni alle varie scienze, che ha questa funzione peculiare la quale consiste nel coordinare i risultati di tutte le altre scienze per riunirli e realizzare un sapere unificato, seppur generalissimo. La filosofia non deve più essere l’ etica, la teologia, la metafisica, ma deve essere questa scienza con quel ruolo di “supervisore” delle conoscenze, che ne individua i principi comuni.
Esaltazione del metodo scientifico, unico riconosciuto come valido. Se è l’ unico valido deve essere esteso a tutti i campi d’ indagine, anche all’ uomo, se si vuole studiarlo, e alla società. La sociologia di fatti nasce con il positivismo e ne è la creatura prediletta.
Idea che il progresso delle scienze rappresenta la base del progresso umano. È lo strumento per riorganizzare globalmente la società. Anche i positivisti concordano con Marx e Hegel sul fatto che l’ età moderna nasca da una frattura, sia una società scissa, alienata, divisa, ma proprio per superare questa crisi dell’ età moderna bisogna avvalersi della scienza e del progresso.
Il positivismo quindi parte dalla consapevolezza dell’ esistenza di una profonda crisi storica che investe tutta la società europea di inizi Ottocento. Non si potrà uscire da questa crisi riproponendo i vecchi modelli, che fanno parte di quella parte da cui la società si sta allontanando, bisognerà inventarne di nuovi: qui dovrà inserirsi l’ opera della scienza.

Fasi del positivismo
Gli storici distinguono due fasi del positivismo:
1) Prima metà dell’ Ottocento, dall’ età della restaurazione (Congresso di Vienna): vuole essere una proposta per superare la crisi sociale, politica, culturale di questo periodo post illuministico, post rivoluzionario. In particolare qui si colloca l’ opera di Comte.
2) Seconda metà ottocento a fine secolo: si pone come stimolo di questo progresso che è già in atto.

Differenze all'interno del positivismo
1) Mentre Comte si propone di uscire attraverso un modello politico antiliberale, organicistico, nella seconda fase invece, soprattutto in Inghilterra, il positivismo abbraccia il liberalismo, anzi è una filosofia completamente borghese che si identifica con il trionfo del liberalismo.

2) Mentre nella prima metà dell’ Ottocento il positivismo è molto influenzato da Romanticismo e Idealismo, nella seconda metà il positivismo diventa la filosofia egemone della cultura europea.

Questa fiducia estrema della scienza, questo secolo in cui decolla il sistema industriale e della tecnica, in cui aumenta il commercio va di pari passo con una fiducia entusiastica nelle forze dell’ uomo e nelle potenzialità di scienza e tecnica. Si avverte un forte ottimismo, che è quello delle classe dirigenti, del capitalismo, ma anche delle masse popolari, le quali vivono oggettivamente meglio rispetto al primo Ottocento. C’ è un vero e proprio culto del pensiero scientifico, tecnico, che non interessa solo un’ élite, ma diventa un culto di massa, una possibilità di miglioramento delle proprie condizioni di vita.
Così come tutte le grandi correnti filosofico-culturali celebrano una qualche figura in particolare (umanesimo=filologo, illuminismo=filosofo, romanticismo=esteta, artista), anche il positivismo ha una sua creatura da esaltare: lo scienziato. L’ incarnazione massima di questa figura è Charles Darwin.
Ma non è solo lo scienziato, i positivisti mettono su un piedistallo anche la figura dell’ industriale, dell’ ingegnere, del medico e, non ultima, quella del maestro.
Nel complesso il positivismo della seconda metà dell’ Ottocento appare come la filosofia della moderna società industriale, come espressione culturale di tutte le speranze, le attese, le infatuazioni ottimistiche del mondo borghese. Stretto legame positivismo-liberalismo.

Positivismo e Illuminismo

Per certi aspetti il positivismo si configura come una ripresa del programma illuminista: siamo in un contesto storico-sociale post rivoluzionario, caratterizzato da nuovi grandi eventi (affermazione del capitalismo industriale e sviluppo di scienza e tecnologia).
L’esaltazione della scienza a scapito della metafisica è un’ analogia tra i due pensieri, ma anche la fiducia nella ragione, nell’ uomo, in quelli strumenti che devono essere al servizio dell’ umana felicità.
In comune si evidenzia anche una visione tendenzialmente laica, immanentistica della vita, che non lascia posto a Dio.
Però ci sono comunque alcune differenze,

Positivismo e Illuminismo
Confrontando Illuminismo e Positivismo ci si domanda se anche quest’ultimo abbia dovuto affrontare degli elementi di polemica, delle critiche. Certamente, ma è diverso il periodo storico tra i due movimenti.
Gli illuministi dovettero combattere contro una cultura più forte, più affermata cioè l’aristocrazia e sostenere la borghesia che ancora non aveva molto potere. Mentre i positivisti trovarono questa lotta già vinta, il pensiero borghese (più aperto alla conoscenza) era il pensiero intellettuale più diffuso; anche le mentalità erano più laiche, più scientifiche.
Mentre l’illuminismo si confrontava con un riformismo che tenderà poi alla rivoluzione, il positivismo invece si presenta come un riformismo anti-rivoluzionario perché è l’espressione della borghesia liberale (che è in contrasto con quelle che sono le nuove forze rivoluzionarie formate dal proletariato o dai socialisti). Inoltre queste due correnti di pensiero si differenziano per il modo che hanno di intendere la filosofia; ognuno assegna un compito diverso alla filosofia e al rapporto tra filosofia e scienza. Gli illuministi infatti erano preoccupati di fondare dal punto di vista gnoseologico la scienza (ad esempio Kant), dargli un fondamento. I positivisti invece no, perché si trovano ad operare in un momento in cui la scienza ha già acquisito i suoi fondamenti, quindi non sente lo scopo di fondare la scienza quanto piuttosto di assegnare il giusto posto ad ogni disciplina.

Altra differenza tra queste due correnti è il modo che hanno di porsi con la scienza. Mentre gli illuministi fanno appello al sapere sperimentale prevalentemente in una funzione di rottura, di dissoluzione delle antiche credenze metafisiche e religiose, per i positivisti invece questo richiamo alla scienza si è poi convertita nella riedificazione di alcune certezze assolute (come è successo in Comte) essi considerano la scienza una nuova religione, la religione dei moderni. Questa religione è basata su delle certezze assolute, ovvero che la scienza possa sempre produrre delle certezze. Quindi nel positivismo c’è un’assolutizzazione delle scienze (così come il romanticismo aveva reso assoluto i sentimenti – non è particolarmente chiara in questo punto-) completamente assente nell’Illuminismo.

Confronto con il Romanticismo
Di primo impatto sembra che positivismo e romanticismo non abbiano nulla in comune. Rispetto al positivismo, il romanticismo è un movimento che agisce in ambienti diversi (anche in ambienti economici). Nasce in Germania, si sviluppa sul dibattito post kantiano mentre il positivismo nasce in Francia; inoltre il romanticismo era in forte contrapposizione con l’illuminismo (dal quale il positivismo erediterà alcuni aspetti). Mentre il romanticismo, dal punto di vista filosofico, è una filosofia altamente speculativa, parla della dialettica, ecc.. Mentre il positivismo si distanzia da tutti questi termini, ha un altro linguaggio, parla di scienza e progresso, di umanità. Uno si afferma nella società tedesca che è una società che non ha conosciuto la rivoluzione borghese, mentre l’altro nasce proprio nel paese della maggior rivoluzione del mondo moderno. Mentre il romanticismo è collegato ad una società pre-industriale, il positivismo cresce invece in una società fortemente industrializzata nella quale s’è affermato il sistema capitalista.
Però tra questi due movimenti si possono trovare delle analogie cioè che il positivismo si può vedere come il romanticismo della scienza. Il positivismo infatti concepisce la scienza come un qualcosa di assoluto, e questa esaltazione porta ad un’infinitizzazione/assolutizzazione (?) della scienza, ad una sete infinita di conoscenza. I positivisti sostituiscono la scienza a Dio.


Auguste Comte

Nasce a Montpellier nel 1798 e morirà a Parigi nel 1857. È un esponente della prima fase del positivismo e viene considerato il fondatore di questo movimento. Studia al politecnico di Parigi, non riesce ad avere un posto accademico e questo influirà sulla sua vita infatti non riuscirà a laurearsi (non si capisce molto bene) e addirittura ad un certo periodo nella sua vita avrà un momento di crisi, di depressione e viene ricoverato in un manicomio per qualche anno. Uscito dal manicomio dirà: sono uscito grazie alla mia capacità di organizzarmi. In seguito scrive la sua opera principale ovvero Corso di filosofia positiva, che è un’opera che uscirà in molti volumi.
Tutta l’opera di Comte è volta a costruire una filosofia della storia che diventerà poi, nella sua maturità, una specie di religione dell’umanità. Comte tenderà a divinizzare l’umanità. Egli fin da giovane, infatti, sentiva un bisogno dentro di lui di dover ricostruire e rigenerare sia la filosofia che la politica (come Cartesio che ha voluto rifondare il sapere). E solamente nella scienza positiva egli troverà la risposta al bisogno che sentiva.
Il punto di partenza di tutta la sua filosofia è la legge dei tre stadi. Egli dice d’aver ricavato questa legge dalla storia e dall’evoluzione dell’uomo (inteso come percorso di vita: da bambino ad adulto) e la considera una scoperta grandiosa. Questa legge afferma che ogni branca della conoscenza umana passa attraverso tre stadi teorici: lo stadio teologico, detto anche fittizio; lo stadio metafisico, detto anche astratto; lo stadio positivo, detto anche scientifico.
Quindi ogni stadio determina un metodo diverso di approccio alla ricerca quindi ne conseguono tre forme di conoscenza, tre concezioni generali diverse tra loro.
Il primo stadio è sempre il punto di partenza sia della storia dell’umanità sia della storia personale di ciascuno di noi e corrisponde alla nostra infanzia (c’è un parallelismo infatti tra la storia dell’umanità e la storia dell’individuo). In questo stadio la nostra immaginazione cerca di darsi delle spiegazioni, delle risposte al perché delle cose tirando in ballo agenti divini come l’animismo, una (o più) divinità. In questo stadio si vanno a cercare le cause prime, o ultime delle cose, della vita, ecc…
Nello stadio metafisico non cambia molto. C’è solo una modificazione del linguaggio. Non ci sono più divinità o spiriti, ecc… ma delle forze astratte di tipo filosofico, ad esempio l’essenza delle cose. In poche parole non lavora più l’immaginazione ma piuttosto la ragione.
Terzo ed ultimo stadio è quello positivo dove lo spirito umano riconosce l’impossibilità di dare una risposta alle domande ultime e quindi “rinuncia” ad indagare sull’origine e il destino dell’universo e si attiene a scoprire mediante la ragione scientifica le leggi effettive (cioè quelle relazioni invariabili di successione o somiglianza tra i fenomeni) e lo studio dei fatti.
Ogni stadio corrisponde ad una fase della crescita dell’uomo per cui lo stadio teologico rappresenta l’infanzia, lo stadio metafisico rappresenta la “giovinezza” (xkè dura più dell’adoloscenza) mentre lo stadio positivo rappresenta la fase adulta. Ma ad ogni stadio corrisponde anche un’organizzazione socio-politica diversa. Allo stadio teologico quindi corrisponde una monarchia teocratica (potere monarchico che deriva da dio) oppure una monarchia militare. Allo stadio metafisico corrisponde la sovranità popolare. Mentre allo stadio positivo corrisponde una regolamentazione della società di tipo industriale, cioè un’organizzazione basata sulla scienza e industriale.
Questa legge, per Comte, è evidente e ognuno può esserne testimone perché ognuno di noi, crescendo, passa attraverso questi tre stadi. Ma comte, benchè noi siamo già entrati nell’era positiva quantomeno all’inizio, sente che la cultura ancora dominante nell’umanità e quindi l’organizzazione socio-politica ad essa correlata non sono positiviste. Quindi Comte sente con urgenza il bisogno di una fisica sociale, cioè uno studio positivo dei fenomeni sociali. In secondo luogo egli constata un’anarchia intellettuale, cioè tutti pensano quello che vogliono proprio perché non si è ancora imposta una mentalità completamente positiva. Ma questa anarchia culturale crea un’instabilità politica e sociale, una crisi.
Quindi il problema, per Comte, è che nella società moderna le tre prospettive filosofiche coesistono e danno vita ad una condizione di incompatibilità creando anche disorganizzazione sociale.
Comte si sente quindi chiamato a portare a termine quello che aveva iniziato Bacone, cioè portare a termine e ad instaurare sulla terra un sistema di idee generali che in maniera definitiva prevalga nelle menti degli uomini e quindi metta fine a quei modi di pensare che hanno portato alla crisi della modernità.
Comte però non vuole distruggere il passato, quindi eliminare gli stadi precedenti, ma piuttosto accelerare i tempi affinchè si instauri questa nuova mentalità positiva.
Comte è convinto che per riuscire a creare questa enciclopedia delle scienze deve porre ordine anche all’interno del sapere scientifico. Quindi come criterio guida, per riordinare le scienze, utilizza la semplicità cioè le ordina dal tipo di conoscenza più semplice fino a quella più complessa.
Per Comte, più un concetto è semplice più esso è generale. Man mano che dalla generalità passiamo alla particolarità le cose si complicano sempre più. Così egli cerca di determinare una scala enciclopedica, una scala gerarchica che corrisponda alla storia delle scienze stesse.
Stando a questo criterio egli individua come scienza più generale (e quindi più semplice) la fisica inorganica e quindi la fisica organica. All’interno della fisica inorganica egli distingue: la fisica celeste (astronomia) e la fisica terrestre (che si divide a sua volta in Fisica – tanto per capirci quella che studiamo a scuola- e in chimica). All’interno della fisica organica invece distingue: fisica fisiologica (biologia) e fisica sociale (sociologia, che è la più complessa di tutte ed è nata nello stesso periodo di Comte).

Scala delle scienze:
Fisica inorganica:
- fisica celeste
- fisica terrestre: Fisica; Chimica;
Fisica organica: Biologia; Sociologia.

Questo ordine è un ordine logico, ma coincide anche con un ordine storico, uno sviluppo se volgiamo pedagogico del loro apprendimento.
Da questa classificazione sono escluse alcune discipline, la matematica ad esempio. Non perché non la consideri una scienza, ma perché essa è la base di tutte le scienze, un po’ come la logica di Aristotele, trasversale, entra in tutte le scienze, non è un sapere a sé stante. La logica anche qua non esiste in maniera astratta, entra nel metodo impiegato da ogni disciplina del sapere.
Manca anche la psicologia, non è una scienza e mai potrà diventarlo: si basa infatti sull’ introspezione interiore, sullo studio della mente, ed è impossibile che la mente possa uscire dall’ individuo e osservare la stessa mente pensante. Un individuo non può scindersi in due e, mentre uno pensa, la mente osserva dall’ esterno.
Tutto quello che ha a che fare con il campo d’ indagine della psicologia può essere sostituito dall’ esame fisiologico, possiamo studiare il cervello, e questo spetta alla biologia, possiamo studiare il comportamento degli individui nella società (oggetto d’ indagine della sociologia), non il singolo individuo che si studia.
Possiamo studiare anche la fisiologia del cervello, questa è una branca della biologia.

Abbiamo capito che la sociologia, per il posto che occupa, al vertice di questa scala, è la scienza più complessa. È complessa anche considerato il compito che le spetta.
Il suo compito è promuovere questa nuova grande organizzazione, mondiale, sociale, politica, prima di tutto culturale, dovrà sostituire quell’ opera che fino ad allora aveva portato avanti la filosofia teologica, che aveva permeato tutte le branche del sapere.
Tutti i fenomeni sono soggetti a leggi, sta alla sociologia individuare quelle leggi naturali che permettono di fare previsioni, predire il comportamento futuro. Comte si rende conto che anche l previsioni delle leggi sociali saranno molto difficili.

La teologia deve lasciare posto all’ organizzazione scientifica.
A questo scopo la sociologia viene divisa in due settori:
1) Sociologia statica, o statica sociale: si occupa di come deve essere organizzata questa società, guarda all’ ordine, alla società come un tutt’ uno e di questo tutt’ uno deve considerarne i rapporti che le parti hanno con il tutto. Secondo la legge dei tre stadi ad ogni fase corrisponde un tipo di ordinamento socio politico strettamente necessario. Cioè quel regime è determinato dalla fase di civiltà storica.
2) Sociologia dinamica, o dinamica sociale: la società è anche evoluzione, sviluppo. La dinamica sociale si occupa del progresso, guarda alla società come intrisa di dinamismi, interessata da continuo e graduale sviluppo. Questo sviluppo va sempre avanti, è lineare, non può retrocedere (c’ è un ottimismo di fondo). C’ è anche l’ idea che il presente sia gravido dell’ avvenire oppure possiamo anche dire che ogni presente è frutto del passato: la società in poche parole è in divenire.
Questa idea del progresso (altro punto con Hegel in comune) spiega anche la comparsa degli uomini di genio nella storia, gli uomini cosmici. Comte da una spiegazione a tale evento con una risposta affine a quella hegeliana: questi uomini di genio non sono altro che strumenti del progresso, in mano al progresso, strumenti dell’ astuzia e della ragione come diceva Hegel. Il progresso si realizza attraverso un perfezionamento incessante nella storia, che per quanto non sia illimitato, corrisponde ad una tendenza al miglioramento della specie umana, e quindi anche l’ umanità sta andando in una direzione di continuo superamento di se stessa. Ciò non implica che il passato sia meno importante, inferiore all’ attualità: ogni fase è perfetta pe la propria situazione. Non bisogna giudicare il passato come avevano fatto gli illuministi, gli uomini del Rinascimento. Ogni parte della storia implica una sua perfezione.

La dottrina della scienza di Comte recupera quello che della scienza avevano già affermato Bacone (la scienza è il dominio dell’ uomo sulla natura, l’ uomo conoscendo la scienza potrà dominare la natura), Cartesio, Galileo.
Bacone, nonostante la sua posizione, non reputa la scienza una dottrina puramente pratica, ammette un carattere speculativo, l’ importante è che la ricerca scientifica arrivi ad una conoscenza delle leggi naturali, questo è il suo scopo.
Se si conoscono le leggi si possono fare previsioni, ciò che dovrebbe guidare l’ azione umana sulla natura così da trarne vantaggio per l’ umanità. Comte dice: dove c’ è scienza c’ è previsione e dove c’ è previsione c’ è azione.
Comte prevede anche l’ avvento di una nuova società: la sociocrazia. Si tratta di un regime che si fonda sullo studio della sociologia e si presenta come corrispondente alla passata teocrazia, un governo gestito da persone che agivano in nome di Dio. La sociocrazia ispirerà invece il suo potere alle conoscenze della sociologia.
Si imprimerà un nuovo corso positivo alla storia che porrà fine a quella crisi, a quel disordine sociale e politico.
La nuova classe politica sarà composta da scienziati, ingegneri, tecnici…
Questo nuovo ordine però avrà bisogno anche di una nuova religione, un credo, e Comte identifica tale culto nell’ umanità. Questo nuovo concetto di umanità, il grande essere, sostituirà la figura di Dio, non ci sarà più bisogno di Dio. Questo grande essere si configura come l’ umanità presente, passata e futura.
Non è un concetto puramente biologico, anzi è più storico, fondato sull’ identificazione romantica tra storicità e tradizione: tutto ciò che l’ uomo ha prodotto nella storia è tradizione, l’ uomo porta il marchio di questa tradizione. L’ umanità quindi coincide con la tradizione ininterrotta e continua del genere umana, che è anche condizionata dallo sviluppo biologico, ma include anche elementi culturali della sua storia civile. Comte perciò da molta importanza alla tradizione, fatta di elementi biologici, naturali, spirituali, che fanno si che poi ognuno di noi è quello che è.
Questo culto positivistico dell’ umanità porta l’ autore anche a stabilire un calendario positivista, in cui i nomi di mesi e giorni sono dedicati alle maggiori figure della politica, scienza, arte e propone anche un nuovo segno in sostituzione a quello della croce cristiano: quello dell’ amore del progresso e dell’ ordine, i tre elementi fondamentali.
Parla anche di una nuova moralità, che asseconda l’ altruismo. Si tratta di una massima che non è contraria agli istinti dell’ uomo, infatti, accanto agli istinti egoistici, l’ individuo possiede istinti simpatici, “buoni” che l’ educazione positivistica deve far sì che predominino nell’ uomo.


John Stuart Mill

Esponente dell’ utilitarismo inglese, maggior rappresentante del positivismo inglese.
La differenza fondamentale con Comte sta nel fatto che Comte è razionalista radicale e continua l’ opera di Cartesio, il pensiero dell’ inglese invece si sviluppa sul tronco della filosofia empirista.
Comte intende partire dai fatti però tali osservazioni servono a formulare leggi, le quali una volta formulate entrano a far parte di quelle credenze dell’ umanità, di quelle certezze assolute: la legge viene dogmatizzata. Parte dal particolare per arrivare all’ universale, e questo, una volta raggiunto, è dogma.
Mill si richiama ai fatti, ma questo richiamo non finisce mai. Parte dal particolare e arriva al particolare. Non può esserci per ragioni logiche alcuna dogmatizzazione dei risultati della scienza.
In Mill abbiamo quindi sempre una relativizzazione dei risultati. Non a caso la logica di Mill ha come obiettivo l’ abbattimento di qualsiasi assolutismo della credenza che si ritenga assoluta. Ogni principio o dimostrazione ha basi empiriche, il passaggio da particolare a particolare (problema dell’ induzione già sottolineato da Hume: circolo, non ci sono verità) però con cadrà nello stesso drastico esito di Hume.
La filosofia ha carattere sociale anche per Mill, ma questo carattere non ha obiettivo di stabilire n unica organizzazione, un solo sistema, che dapprima è dottrinale e poi si traduce in sistema politico, no. In Comte c’ è sì l’ obiettivo di rigenerare l’ umanità, ma stabilendo prima una dottrina uguale per tutti, poi un regime politico che su tutti si deve imporre: riaffiora un assolutismo dottrinale e politico.
In Mill il proposito è opposto: combattere ogni forma di dogmatismo, sia dottrinale, politico, sociale. Scrive un testo, un’ opera dottrinale intitolata “Sistema di Logica”, dove nell’ introduzione si sbarazza delle culture metafisiche, non accettabili in quanto trattano cose al di fuori della logica, sfuggono al suo dominio.
La logica è una scienza che si occupa di ciò che si può provare e di ciò che è evidente.
L’ esistenza, che ci sia materia o un’ altra realtà di tipo spirituale, così come l’ esistenza del tempo e dello spazio, sono considerate ormai intuizioni immediate: penso che esiste un tempo e uno spazio e, nella maggior parte dei casi, è immediato. Ma questa intuizione immediata è priva di significato filosofico: se è immediata non posso dimostrarla con ragionamento e ricerca. Ecco allora che Mill stabilisce una netta separazione tra logica e metafisica, una distinzione che si traduce poi in una condanna della metafisica.
Qualcosa che non è ne intuitivo, ne immediato appunto fuoriesce dall’ ambito della logica, non è interessante dal punto di vista filosofico.
Oltre all’ eliminazione di ogni realtà metafisica c’ è anche l’ eliminazione di ogni fondamento trascendente.
Non può esistere qualcosa/qualcuno che non possiamo empiricamente conoscere ma che stia alla base della realtà, della verità, dell’ essere.
L’assioma, la constatazione da cui parte Mill è che tutte le realtà sono empiriche. Da empirista radicale qual’ era dice: tutte le verità nascono con l’ esperienza e quando dico “Questo sarà così” si basa su un “Oggi è stato così”. Tutte le altre proposizioni essenziali del tipo “L’ uomo è razionale” sono chiacchiere, questa in particolare è una proposizione verbale, ma empiricamente non dice nulla, non vuol dir niente. Asserisce che all’ uomo si conferisce questo aggettivo, niente più che un nome tuttavia, è piuttosto frutto di una convenzione linguistica e non ci parla della realtà. Gli empiristi, non a caso, sono nominalisti: i nomi sono etichette, dietro il nome non c’ è una sostanza.
C’ è anche il problema degli assiomi: gli assiomi derivano dalla realtà o sono principi posti lì come viene? Questo starebbe a dire che non è vero che tutto deriva dall’ esperienza.
Mill dice: originariamente anche gli assiomi nascono all’ osservazione, non sono innati, li abbiamo già dentro. Ad esempio non avremmo mai saputo che due linee rette non possono chiudere uno spazio, se non avessimo mai veduto in vita nostra una linea retta: la nozione di linea retta nasce perché l’ abbiamo vista.
Anche quelli che sono detti assiomi in realtà non hanno diversa origine dal resto della nostra conoscenza. Ma come facciamo con la logica, con il principio di non contraddizione, di identità, del terzo escluso? Stesso ragionamento: anche tali principi non sono che generalizzazioni di una nostra prima esperienza, fin da piccoli abbiamo constatato che, ad esempio, il credere e il non credere cono due atteggiamenti mentali diversi che si escludono a vicenda, e proprio a questo proposito non li posso affermare contemporaneamente. Usando l’ intelletto la nostra mente registra questa constatazione.
Tutto nasce sempre dalla generalizzazione di fatti, anche le conoscenze che reputiamo più astratte, all’ origine sta una constatazione di fatti, segue una continua ripetizione.
C’ è da notare ora che Mill non arriva alle conclusioni scettiche di Hume che, dalle stesse premesse, arriva a dire: su tale base non possiamo dire che nulla è vero.
Mill intende invece riconoscere alla conoscenza umana (vedi Locke) un certo grado di validità, conforme alla sua origine empirica. Non potremo mai conoscere le verità ultime, metafisiche, dobbiamo rinunciarci, la nostra ragione è come una candela dice Locke, non è un faro, non è un Sole e mai illuminerà tutto: nel buio però si riesce ad orientarsi e fare ciò che si deve fare. Abbiamo una ragione che dobbiamo ridurre nella sua pretesa, potremo conoscere quel tanto che basta, che non è come dire zero (Distanza dallo scetticismo di Hegel).
Problema centrale: dell’induzione.
Se ogni proposizione universale non è altro che una generalizzazione di fatti osservati, particolari, cosa significa generalizzare? È legittimo? È un’ operazione fondata o arbitraria?

Non è che il numero dei fatti osservati, se è più ampio, aumenta la certezza dell’ inferenza, perché il problema dell’ induzione è il passaggio da particolare a universale. Quante osservazioni sono necessarie affinché sia legittimo questo passaggio? Per quanto elevato non giustifica mai un valore universale.
Da un punto di vista logico, dato che non riusciremo mai ad esaurire tutte le osservazioni di fatti, come si risolve tale problema dell’ induzione?
La soluzione viene rintracciata nella cosiddetta legge di uniformità della natura: in natura le cose si comportano sempre allo stesso modo, presenta delle uniformità.
Queste non sono altro che le leggi naturali, date certe situazioni rintracciamo determinate conseguenze, e queste uniformità le rivediamo più volte sulla base delle esperienze, ed ogni volta che succede confermo tale legge. Queste uniformità naturali, rivelateci dall’ esperienze, presentano poi un’ uniformità generale, il che le accomuna tutte: la legge di causalità. Questa afferma che ogni dato che ha inizio ha anche una causa, qualcosa deve averlo provocato. In poche parole “E’ una legge che ogni cosa abbia una legge”.
Sulla base di questo, alla base di ogni induzione, questo ci permette di riconoscere che nella natura c’ è un ordine costante, necessario dei fenomeni.
Ma se le leggi di natura non sono altro che uniformità che attestiamo con l’ osservazione, da cosa è garantita a sua volta la legge di uniformità? Sembrerebbe un circolo vizioso.
A questa domanda Mill risponde che si potrebbe anche pensare che, nei molti firmamenti dell’ universo, potrebbe esserci un posto in cui gli eventi si succedono senza un determinato ordinamento.
Quindi la legge di causalità da questo punto di vista non è né un istinto infallibile del genere umano, non è neanche intuizione immediata, non è neanche una verità connessa con la natura dell’ uomo.
Allora che cos’ è? È a sua volta un’induzione.
Non è un circolo vizioso, lo sarebbe nel caso in cui noi adottassimo come ragionamento il sillogismo aristotelico, secondo il quale la verità fondamentale sta nella premessa maggiore “Tutti gli uomini sono mortali”, un uomo è mortale. Questo ragionamento è sbagliato per Mill perché non si parte da una verità generale, ma da particolari per passare ad altri particolari. Il ragionamento umano non procede dal generale al particolare come nel caso del sillogismo, neanche però dal particolare al generale. L’ unico ragionamento valido procede dal particolare al particolare. L’ esperienza ci porta ad inferire con lo stesso grado di sicurezza che la verità generale e il fatto particolare, non è che è più sicura l’ affermazione tutti gli uomini sono mortali, rispetto a un uomo è mortale. La fonte della nostra certezza è infatti l’ osservazione, e ci offre sempre e solo casi singoli, ogni presunta verità generale (tutti mortali) non è che una sorta di compendio di un certo numero di casi osservati particolari, per quanto elevato il numero sia. A conferma dice che i bambini e gli animali passano da un’ esperienza ad un'altra senza bisogno di formulare la legge universale: bimbo si scotta la mano sul fuoco e capisce che le cose calde fanno male. I principi generali non sono che fatti particolari ripetuti più volte, non sono realmente generali.
Ogni inferenza, passaggio, è empirico e non procede da generale a particolare ne viceversa (caso della deduzione).
Mill pur essendo per certi aspetti attirato dall’ idea di socialismo non vi aderirà mai proprio perché il socialismo livella un po’ tutti, condivide il fatto che condanni ingiustizie sociali e l’ esigenza di cambiamento. Ma sente forte l’ esigenza di salvaguardare la libertà individuale. Le sue opere politiche lasciano trasparire una sorta di individualismo radicale, che non può avere altro limite se non quello dell’ autoproduzione dell’ individuo stesso. L’ intervento di un’ autorità nella condotta di un individuo può essere giustificato solo nel caso in cui sia determinato da una difesa dei diritti individuali. Ogni sistema politico deve sempre salvaguardare la massima libertà e spontaneità possibile, qualcosa si dovrà sacrificare.

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