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Positivismo

Nacque in Francia nei primi decenni dell’800 e si diffuse soprattutto tra le classi dirigenti delle società industrialmente avanzate. Riprende aspetti della tradizione illuministica settecentesca.
I principi fondamentali dell’indirizzo positivistico furono:
- Ostilità verso la metafisica e il dogmatismo, critica della tradizione, esaltazione di un sapere concreto, fondato sui fatti, verificabile.
- Fiducia nella scienza e nella tecnica.
- Fiducia nel progresso dell’umanità, grazie all’instaurazione di un nuovo ordine sociale.
- Affidamento alla filosofia di un compito di unificazione dei metodi e dei risultati della ricerca scientifica.

Saint-Simon è uno dei fondatori del movimentoper lui la filosofia positiva è quella che applica il metodo delle scienze (indica il carattere specifico del sapere scientifico).

Comte fornì le basi teoriche utili a sistematizzare l’orientamento positivista creò una vera e propria scuola che si diffuse soprattutto in Francia.

Tre aspetti importanti:
- Come dottrina epistemologica e metodologica, il positivismo vuole distinguere le affermazioni che l’uomo fa sul mondo in scientifiche e non scientifiche. Il positivismo sostiene l’unitarietà del metodo scientifico, ovvero la possibilità di assoggettare alle stesse regole di conoscenza tutti i fenomeni di natura fisica, sociale o psicologica.
- Il positivismo afferma con forza il tema della destinazione sociale del sapere stesso. In questo c’è una concezione laica e pragmatica della cultura e del ruolo dell’intellettuale che esercitò un fortissimo ascendente su ingegneri, medici, scienziati, giuristi, uomini politici, contribuendo allo sviluppo della scienza e della tecnica.
- Distinzione tra metodologia storiografica e teorie dello sviluppo storico; da quest’ultimo il positivismo elaborò una filosofia della storia centrata sull’idea di progresso, inteso e misurato sulla base dello sviluppo delle conoscenze e delle capacità intellettuali dell’umanità. Spencer formulò una dottrina evoluzionistica della storia e della società, individuando nel passaggio dal semplice al complesso, la legge generale dello sviluppo progressivo della vita sociale.
- Per il positivismo la filosofia non ha futuro, perché è una forma di conoscenza metafisica; ma non perde ogni ruolo: il positivismo le affida l’importante compito di unificare il sapere.


NUOVA ETÀ DELL’ORO


A partire dal 1870 l’Europa conobbe un periodo di importante sviluppo economico e sociale, segnato dai progressi tecnologici.
- Rivoluzione delle comunicazioni (ferrovie, navi a vapore, telegrafo, automobile);
- Milioni di persone si spostarono dalle campagne verso le città;
- Sviluppo del sistema industriale e diffusione del benessere;
- Innalzò l’alfabetizzazione e favorì le aggregazioni sociali e politiche.

Il positivismo tardo-ottocentesco manifestò una grande capacità di diffusione e di egemonia culturale, trasformando il progresso da idea filosofica in convinzione collettiva. Ebbe un grande impatto filosofico, la teoria dell’evoluzione di Darwin, che parve confermare su base sperimentale i principi dell’evoluzione e della competizione fra gli individui nel processo di adattamento all’ambiente. Alcuni positivisti interpretarono la teoria darwiniana come espressione particolare di una legge universale dell’evoluzione.

Verso la fine del 1800 si delineò una crisi del positivismo che fu un fenomeno di reazione non solo si presupposti teoretici di questo pensiero, ma anche, e forse soprattutto, alle volgarizzazioni e ibridazioni (si combinò con l’evoluzionismo darwiniano e il marxismo).
Alla crisi del positivismo contribuì lo stesso progresso scientifico: nuove scoperte misero in dubbio la capacità della scienza di produrre certezze definitive e metodi di ricerca univocamente validi.

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