gaiabox di gaiabox
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Virtù e vizio sono, rispettivamente,premio e pena a se stessi e non c'è alcun bisogno di ammettere, accanto a essi, premi o pene ulteriori. La virtù è anzi tanto più pura quanto più sa trovare solo in se stessa la propria ragione. Premi e pene diversi dalla tranquillità dell'animo, che si accompagna alla virtù, o dall'intima lacerazione, che caratterizza il vizio, sono richiesti invece per quegli uomini che non sanno regolare la propria condotta autonomamente. Per questi ultimi, che sono tuttavia la maggioranza, la morale naturale non è sufficiente e il legislatore, che ha di mira il bene comune più che la verità, ha la necessità di ingannarli, facendo loro credere all'immortalità dell'anima e al connesso scenario di premi e pene eterni nell'aldilà.
Il problema della dimostrabilità o meno dell'immortalità dell'anima mette dunque capo a una prospettiva rigorosamente naturalistica per quanto riguarda la morale, che si rende autonoma da qualsiasi fondamento metafisico e porta, addirittura, all'affermazione di un uso politico della religione (tesi che avvicina la posizione di Pomponazzi alla contemporanea riflessione di Machiavelli, Il pensiero politico nell'età moderna). Le religioni non sono vere o false, bensì utili o dannose alla convivenza civile e, da questo punto di vista, non c'è alcuna differenza tra il cristianesimo e le altre religioni: esse sono tutte fenomeni storici, soggetti all'ordine naturale, che ne determina cosi il sorgere o il tramontare all'interno della vicenda cosmica.

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