gaiabox di gaiabox
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Oracoli, profezie, sogni, prodigi e predizioni astrologiche - che egli considera fenomeni attestati dall'esperienza - non richiedono, per essere spiegati, sostanze immateriali, quali spiriti, demoni e angeli. L'esistenza di questi ultimi, infatti, è razionalmente indimostrabile e resta inconcepibile il modo in cui questi presunti enti incorporei dovrebbero agire sul mondo materiale. Invece, causa di tutto ciò che avviene nella natura e nella storia umana è Dio, che, in quanto eterno, immateriale e immobile, non può esercitare la propria azione sul mondo sublunare, corruttibile, materiale e in movimento, se non usando, quali intermediari, i corpi celesti, enti incorruttibili, materiali eterei e in movimento. Tutti i fenomeni sono determinati necessariamente dai movimenti degli astri e il carattere apparentemente miracoloso di alcuni di essi deriva semplicemente dal fatto che le congiunzioni astrali da cui dipendono si ripetono a intervalli di tempo molto lunghi, rendendoli particolarmente rari, inconsueti e, quindi, apparentemente prodigiosi.

A partire dalla metà del XVI secolo la questione dell'anima passa in secondo piano e gli aristotelici padovani si applicano al problema del metodo scientifico. In particolare, Jacopo Zabarella (1533-89) anticipa alcuni aspetti del metodo ipotetico-deduttivo galileiano. Egli, infatti, distingue tra metodo della composizione, o sintetico, tipico della matematica e consistente nel dedurre l'effetto dalla causa, e metodo della risoluzione, o analitico, ti-pico delle scienze fisiche e consistente nel risalire dall'effetto, noto per esperienza, alla causa. Per assicurare alla fisica un metodo rigoroso come quello della matematica, i due procedimenti devono combinarsi in un unico movimento circolare, che Zabarella definisce regressus. Esso consiste nel "risalire" dai fenomeni osservati ai principi che possono spiegarli e nel "ridiscendere" da questi principi ai fenomeni, dalle cause agli effetti. I principi individuati nel primo momento vengono convalidati se da essi, nel secondo momento, si lasciano dedurre effetti coincidenti con i dati osservativi di partenza.

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