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L’opera principale di Pico della Mirandola è: il De hominis dignitate.
Questo, originariamente sarebbe dovuto essere il discorso inaugurale che avrebbe dovuto pronunciare al convegno di Roma nel 1487. Il convegno doveva vertere sul concetto di pax philosophica, ma fu ostacolato dal papa Innocenzo III che riteneva le tesi sostenute da Pico della Mirandola eretiche, quindi il filosofo avrebbe rischiato la persecuzione e infine la morte. Quindi, quest’orazione fu pubblicata sotto forma di testo; il titolo "De hominis dignitate" è da tradurre come "sulla dignità dell’uomo".
Per dignità si intendono quelle caratteristiche peculiari che rendono ogni uomo tale e diverso da ogni altro ente, quindi la dignità è la specificità dell'uomo.

Per Pico della Mirandola la dignità dell'uomo è la libertà.
L’uomo è la creatura privilegiata in quanto è l'opera creatrice di Dio ed occupa una posizione centrale nell’universo. Dio ha creato tutti gli esseri, superiori e inferiori, dotandoli di una natura determinata tranne l’uomo a cui ha donato la libertà ovvero la capacità di autodeterminarsi. L'uomo è libero di scegliere cosa diventare, se elevarsi e tendere a Dio o se degradarsi al livello delle bestie, quindi questo rende l'uomo superiore a tutte le altre creature.
Inoltre, Pico descrive l’uomo come un microcosmo (un universo in piccolo). Pico parla di due creazioni dell'uomo: la prima volta è stato creato da Dio (fisicamente), la seconda volta si plasma da solo (personalità). In questo modo l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio siccome è anch'egli creatore, con la differenza però che l’uomo può plasmare solo se stesso.

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