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Critici e continuatori di Pascal

-Pascal, pur accettando il metodo razionalistico in ambito scientifico, ritiene che la ragione sia incapace di comprendere la realtà e il senso della vita, che solo il cuore e la fede possono spiegare.

-Con Spinoza la ragione cartesiana viene assunta come guida per la costruzione di un vero e proprio sistema che spiega la natura e il suo rapporto con Dio. Il concetto centrale del pensiero di Spinoza è quello della sostanza in senso onnicomprensivo, la sostanza è Dio ovvero natura stessa.

-Per Leibniz l'ordine che domina il mondo non è necessario, bensì contingente e spontaneamente organizzato. Dio infatti ha creato liberamente il mondo e, tra tutte le scelte possibili, ha optato per la migliore.

Tra coloro che continuano il cartesianesimo emerge Spinoza, tra coloro che invece mettono in discussione Cartesio spicca Pascal.

Pascal

Pascal entrò a far parte dei solitari di Port-Royal, una comunità religiosa, priva di regole determinate, i cui membri si dedicavano alla meditazione. Qui, Antoine Arnauld introduce il giansenismo di Cornelio Gianseino che pretendeva un ritorno alle fondamenta delle tesi di Agostino e a quella della grazia divina.
Secondo Agostino e Gianseino, il peccato originale ha reso l'uomo un essere maligno, e solo pochi, ovvero i prescelti possono avere la salvezza. Dunque la salvezza dipende solo da Dio e non possono esserci compromessi. Questa filosofia è contrapposta a quella dei gesuiti che pensano che la salvezza è possibile a tutti quegli che si comportano in modo corretto. Il giansenismo suscitò una vivace reazione negli ambiti ecclesiastici, infatti Innocenzo X condannò le cinque proposizioni dell’Augustinus di Gianseino. Dopo qualche anno Pascal intervenne con le sue “lettere provinciali” nelle quali critica la dottrina gesuitica e la dottrina molinista. Secondo Pascal, nel giansenismo, Dio sceglie le nostre azioni e ci induce a fare ciò che gli piace.

Il problema del senso della vita

Secondo Pascal la questione importante e decisiva per l'uomo è l’interrogativo sul senso della vita. Egli è basito riguardo la considerazione che l'uomo ha di se stesso. Difatti critica coloro che non pongono al centro delle loro ricerche l’uomo, l’anima, Dio e la sua natura. L'unico studio appropriato per Pascal è quello della natura umana (della natura dell’anima e di Dio). Tutti gli altri studi che non la riguardano sono degli svaghi.
L'enigma dell'uomo e della vita, Secondo Pascal, non ha alcuna possibilità di soluzione al di fuori della fede. Infatti nel pensiero di Pascal si nota una sfumatura religiosa che afferma che l’anima e l'uomo non possono essere spiegati senza fede.

Egli vuole dimostrare le reali posizioni della scienza della mentalità e della filosofia di fronte al problema dell'esistenza e mette in rilievo la capacità del cristianesimo di dare un'adeguata risposta a ciò.

I limiti della mentalità comune: il divertissement o lo stordimento di sé

L'indifferenza dell'uomo riguardo la propria esistenza per Pascal viene chiamata “Divertissement” e significa “oblio e stordimento di sé” oppure “distrazione/divertimento”. Di per sé l’uomo cerca tutto ciò che è un possibile svago con lo scopo di evadere da se stesso.
L'uomo sostanzialmente fugge da due cose:
- Dalla propria infelicità.
- Dagli interrogativi riguardo la vita della morte.

Quando l'uomo non ha nulla da fare subentra la noia, attraverso la quale si rivela all'uomo la sua insufficienza e la sua strutturale miseria. Per questo l’uomo è sempre alla ricerca di qualcosa con cui intrattenersi, un qualcosa che non vuole realmente ma che cerca per non pensare alle domande esistenziali. Pertanto, noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose, non viviamo mai nel presente, ma in attesa del futuro.
Questa continua ricerca del divertimento non genera però una vera felicità. Anche se può sembrare, Il divertimento non è l'alternativa propria e degna dell'uomo. L'uomo non deve chiudere gli occhi di fronte alla sua miseria, ma deve saper accettare, lucidamente, la propria condizione e tutto ciò che essa implica.

I limiti del pensiero scieitifico: “Sprito ” E “SPIRITO DI FINEZZA”.

Secondo Pascal la scienza presenta alcuni limiti strutturali sia in sé stessa sia riguardo ai problemi dell’uomo. I limiti sono:
- Il primo limite della scienza è l’esperienza. L'esperienza frena e circoscrive la ragione.
-Il secondo limite della scienza è costituito dall’indimostrabilità dei suoi primi principi. Infatti alcune regole che stanno alla base del ragionamento scientifico (es. Il tempo, lo spazio il movimento…) sfuggono al ragionamento stesso, poiché è impossibile regredire all' infinito, quindi ci si deve per forza fermare ad alcuni termini primi che rappresentano il limite oltre il quale non si può procedere.
-Il sapere scientifico è del tutto impotente di fronte problemi esistenziali.

Tuttavia nel suo campo la scienza è arbitra assoluta, la metafisica e la teologia non hanno nulla a che fare con essa. Viceversa la ragione è totalmente incapace nel campo dei problemi esistenziali. L’unica via di accesso all’uomo è il cuore, che viene inteso come “organo” capace di captare gli aspetti più profondi e problematici dell’esistere.
Questa contrapposizione tra ragione e cuore possiamo riassumerla come:
-Lo spirito di geometria è la ragione scientifica, che ha per oggetto le cose esteriori o gli enti astratti della matematica e procede istintivamente.
-Lo spirito di finezza ha per oggetto l’uomo e si fonda sul “cuore”, sul sentimento e sull’intuito.

I limiti della filosofia

La filosofia nonostante si ponga in massimi problemi esistenziali e fisici, non risolve. Infatti I filosofi spesso vanamente riescono a trarre delle conclusioni sicure. Per Pascal l'esistenza di un creatore, non è né chiara né certa, bensì oscura e problematica quanto la sua inesistenza. Inoltre le prove metafisiche dell'esistenza di Dio giungono alla conclusione dell'esistenza solamente di una semplice divinità, che appare inutile e lontana rispetto all’uomo.

La meta-filosofia di Pascal e la ragionevolezza del cristianesimo

Per Pascal anche la filosofia ha dei limiti. Di conseguenza per lui la vera filosofia è quella consapevole dei propri limiti che lui chiama meta-filosofia. Questa metà-filosofia funge da cerniera tra ragione e religione, e nonostante lasci gli interrogativi sull'uomo sulla natura e sul destino irrisolti è fondamentale poiché spinge l'uomo a cercare costantemente una risposta ad essi specialmente nel campo della fede.
Pascal ritiene che l'uomo sia un problema la cui soluzione si trova soltanto in Dio.
Secondo Pascal, tra tutte le religioni, l'unica vera è quella cristiana che fornisce una risposta riguardo l'uomo conoscendo la sua reale condizione, inoltre è l’unica ad aver conosciuto la miseria e la grandezza tra tutte le religioni esistenti. Solo il cristianesimo interpreta l'uomo come un soggetto composto esclusivamente da due opposti dimostrando che esso non è come dovrebbe essere e che risulta privo di qualcosa che un giorno deve aver posseduto (Riferimento all’Eden e poi al peccato originale, figure di massima bontà e massima malignità. Come può l’uomo aver avuto due nature così opposte l’una all’altra?).
La religione inoltre spiega la perenne frustrazione dell'uomo che è sempre alla ricerca dell'infinito e della felicità (nonostante l’uomo viva in un mondo finito) dimenticando che la vera felicità può essergli data solo da Dio.

Essendo il cristianesimo una fede e non una filosofia, è così aderente alla ragione da essere in grado di chiarire ciò che essa non chiarisce, sollecitando, da parte dell'intelletto, un'autonoma sottomissione. La fede quindi, secondo Pascal, risulta l'unico modo per spiegare ciò che la ragione, non riesce a spiegare.

La scommessa su Dio

Pascal elabora il celebre argomento della scommessa, nella quale si afferma che l'uomo deve scegliere tra il vivere come se Dio ci fosse e il vivere come se Dio non ci fosse. Non ci si può sottrarre a questa scelta.
Chi scommette sull'esistenza di Dio, Se guadagna, guadagna tutto, se perde, non perde nulla: bisogna quindi scommettere senza esitare perché in caso di perdita si perderà solo dei beni finiti, mentre in caso di vincita si guadagnerà quel bene infinito che è Dio e la sua beatitudine eterna.
Pascal crede che bisogna impegnarsi nella fede con tutto il nostro essere diminuendo le passioni e fare tutto il possibile per convincersi sull'esistenza di Dio.

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