Inattivo 30 punti

Friedrich Wilhelm Nietzsche

Filosofia e malattia: La malattia è stata per molto tempo considerata come un qualcosa che ha influenzato negativamente il suo pensiero, tuttavia, gli studiosi moderni hanno rivalutato l'aspetto della malattia, scorgendo in essa una condizione creativa e non una menomazione.

Nazificazione e denazificazione: Secondo i critici moderni risulta eccessiva la pretesa di attribuire a Nietzsche la paternità dell’ideologia nazionalsocialista. Nei suoi scritti si trovano spunti antidemocratici e antiegualitari. Le interpretazioni nazifasciste sono state contestate nel dopoguerra attraverso un processo di denaficazione.

Caratteristiche della scrittura di Nietzsche: Egli nei primi scritti predilige la forma del saggio e del trattato, e sceglie fra le altre la forma breve dell’aforisma. Il libro “Così parlò Zarathustra”, è scritto in in versetti, simboli, allegorie e parabole ispirandosi al Vangelo. Negli scritti più tardi prevalgono l’esposizione autobiografica e l’invettiva polemica, tali opere hanno un tono personale e maggiormente coinvolegente coinvolgente rispetto alle precedenti.


Tragedia e filosofia:
Nel libro “La nascita della tragedia”, Nietzsche riprende dalla tragedia Greca la distinzione tra l'elemento apollineo e quello dionisiaco:
* L’apollineo si riferisce alle forme limpide e armoniche della scultura e della poesia epica.
* Il dionisiaco si esprime nell’esaltazione creatrice della musica.
Nietzsche dirà che la Tragedia Greca vive il momento di massimo splendore quando questi due elementi sono tra loro in uno stato di perfetto equilibrio, ocme nell’età della tragedia attica, dovee si armonizzano tra di loro, dando origine a capolavori sublimi.
Successivamente l’apollineo prevale sul dionisiaco fin quasi a soffocarlo e questo processo per Nietzsche avvia la decadenza della tragedia Greca che si concretizza con Euripide.

La vita è dolore: La vita è una lotta, una distruzione, non ha uno scopo e neanche un ordine. Gli atteggiamenti possibili sono:
1) Fuga e rinuncia (atteggiamento che Nietzsche rifiuta, e che invece porta avanit Schopenhauer in quello che è definito nichilismo passivo)
2) Accettazione della vita ed esaltazione della vita e superamento dell’uomo. (Atteggiamento che predilige e porta alla teroia del Superuomo)
Nietzsche si considerava come un discepolo del dio greco Dioniso, che simboleggia il “si” totale al mondom il "si" totale alla vita. Solo l'arte riesce a comprendere realmente il mondo e la vita dell'uomo: la storia, in eccesso, indebolisce le potenzialità creatrici dell’uomo, tuttavia la storia non è solo un danno, ma è anche utile se è al servizio della vita. Egli analizza vari tipi di storia:

* La storia monumentale che è propria di colui guarda al passato per cercarvi dei modelli e maestri che non vede nel presente, ma che al tempo stesso crea un mito del passato e né cancella alcuni aspetti.
* La storia antiquaria che è propria di colui che guarda al passato con fedeltà e amore, ma puù di contro togliere ogni forza innovatrice al soggetto che si ripiega nel "vecchio".
* La storia critica che è propria di colui che guarda al passato come a un peso da cui è necessario liberarsi per vivere meglio e perciò compete a chi soffre e sente la necessità di rompere con il passato, allo scopo di rifarsi daccapo.

Il periodo illuministico:
Dio è:
1) Simbolo di ogni prospettiva al di fuori del mondo empirico
2) Personificazione delle certezze ultime dell’umanità, ossia di tutte le credenze metafisiche e religiose elaborate per dare un senso e un ordine rassicurante alla vita.
Dio e l’oltremondo hanno storicamente rappresentato, per gli uomini, una fuga della vita e un rifiuto del mondo, in favore di un’immagine di un cosmo ordinato e benefico che per Nietzsche altro non è che una costruzione della mente umana fatta per tollerare la durezza dell’esistenza: le scienze metafisiche e le religioni sono delle bugie create dagli uomini per sopravvivenza.
In Nietzsche l'ateismo è la realtà stessa.
In Così parlò Zarathustra egli racconta di un "uomo folle" che annuncia al mondo la morte di Dio. Tale racconto simboleggia:
* L’uomo folle = il filosofo profeta;
* le risa ironiche della gente che vede l'uomo folle e si burla di lui = l’ateismo ottimistico e superficiale dei filosofi dell’Ottocento, insensibili alla portata e agli effetti della morte di Dio;
* la difficoltà di bere il mare = allusione al carattere difficile e sovrumano dell’uccisione di Dio;
* il precipitare nello spazio vuoto = il senso di vertigine, il richiamo al fatto che per sopportare la morte di Dio l’uomo deve farsi superiore: dottrina del Superuomo
Con la morte di Dio si verifica il tramonto definitivo del platonismo. Per Nietzsche Platone è colpevole di aver inventato l'idea e un mondo ideale in cui essa risiedava che era altro rispetto al mondo sensibile, in cui gli individui vivono.

Il periodo di Zarathustra: Il Superuomo è colui che come Dioniso accetta pienamente e dice il suo "si" più completo alla vita, colui che sopporta e accetta la morte di Dio e la perdita delle certezze assolute, colui che accetta l'inversione dei valori, della morale tradizionale. Il Superuomo fa propria la prospettiva dell’eterno ritorno e credere nell'Eterno Ritorno significa:
1) ritenere che il senso dell’essere non stia fuori dell’essere, in un oltre irraggiungibile e frustrante, ma nell’essere stesso, ossia in ciò che N. chiama il divenire “innocente” e “dionisiaco” delle cose;
2) disporsi a vivere la vita come coincidenza di essere e di senso, realizzando in tal modo “la felicità del circolo”.
Il Superuomo non è l’uomo al superlativo, ma un uomo oltre l’uomo, un uomo diverso da quello che conosciamo, che riesce a creare nuovi valori e a rapportarsi in modo inedito con la realtà.

L’uomo così non è anima, ma è terra e corpo; da questa rivendicazione della natura terrestre deriva l’accettazione totale e dionisiaca della vita.
L'uomo che non accetta di diventare un Superuomo e rimane legato al concetto del "tu devi" è per Nietzsche rappresentato dal Cammello, mentre l’uomo che si libera dai fardelli metafisici ed etici, all’insegna dell’"io voglio", è rappresentato dal leone.
La liberazione di tutte le autorità umane e divine non riguarda l’intera umanità, ma solo un elitè di individui superiori, una “razza dominatrice” che ha addirittura bisogno della schiavitù delle masse. Il superuomo è un possibile modo di essere non di tutti, ma di pochi.

L’ultimo Nietzsche:
Nietzsche mette in discussione la morale, facendo un’analisi genealogica, al fine di scoprirne la genesi psicologica effettiva. La moralità è l’istinto del "gregge" nel singolo, ovvero il suo assoggettamento a determinate direttive fissate dalla società. Mentre in un primo momento la morale risulta improntata ai valori vitali della forza, della salute, della gloria (= la morale dei signori), in un secondo momento la morale appare improntata ai valori antivitali del disinteresse, dell’abnegazione, del sacrificio di sé (=la morale degli schiavi). Il cristianesimo è una religione è il frutto di un risentimento dell’uomo debole verso la vita, il cristianesimo storico ha prodotto un tipo di uomo malato e represso.
La trasvalutazione va intesa come un nuovo modo di rapportarsi ai valori, che vengono intesi come libere proiezioni dell’uomo e della sua antiascetica volontà di potenza.
La Volontà di Potenza propria del Superuomo è “l’intima essenza dell’essere”, e si identifica con la vita stessa, come forza espansiva e autosuperantesi. Essa è l'imput dell’autoaffermazione.

L’arte è la forma suprema della vita:
Nietrzsche considera l'arte come sintomo di forza e completezza. Zarathustra afferma il carattere creativo e redentore della volontà rispetto al tempo. Questa redenzione del tempo coincide con il divenire che, in quanto eternizzato dall'Eterno Ritorno, riceve il sigillo dell’essere:
"Imprimere al divenire il carattere dell’essere- è questa la volontà di potenza".
Le valenze connesse al concetto della volontà sono la sopraffazione e dominio. Nel concetto nieztscheano di volontà di potenza albergano aspetti antidemocratici e antiegualitari, che fanno parte della componente reazionaria del suo pensiero.

Appunti: In quest’ottica, il compito dell’eroe tragico di sfidare il destino diventa compito del filosofo di opporsi alla morale comune, che comprime i sentimenti e l’entusiastico prorompere degli istinti naturali. Il filosofo, come l’eroe tragico, vive "esteticamente", e di fronte al dilemma di lasciarsi assorbire nella massa o di superare se stesso, sceglie di diventare "superuomo", uomo che supera l’umanità meschina che è in lui, accettando la sua libertà per quello che autenticamente è, "volontà di potenza". Ma il Superuomo, diversamente da come fu inteso dalle ideologie estetizzanti fiorite tra le due guerre e che accompagnarono l’affermazione politica del fascismo, non è affatto concepito da Nietzsche come un "modello" da imitare, ma come una proposta in cui si compendiano le componenti più significative del pensiero moderno. La libertà interiore, che autenticamente è "volontà di potenza", richiama la "rivoluzione copernicana" proposta da Kant ed esalta l’interesse kantiano per le possibilità dell’io penso trascendentale. E il sottofondo della proposta di Nietzsche è rappresentato, da una parte, dal naturalismo illuministico e dal suo immanentistico e, dall’altra, dalla fiducia positivistica nella potenza dello spirito scientifico. Ciò non significa che la proposta di Nietzsche sia immune da contraddizioni. Il capovolgimento della posizione hegeliana a proposito del rapporto servo-padrone, che porta Niezsche a concludere che la morale cristiana è la morale dello schiavo incapace di far valere la sua libertà da ogni costrizione, contrasta con l’eterno ritorno, legge necessaria e superiore in cui Nietzsche afferma di credere, per la quale ogni vicenda è già vissuta e sarà vissuta innumerevoli volte. Il Superuomo ignora la morte, eventualmente la disprezza, non la vince.

Registrati via email