Ominide 50 punti

Nietzsche: la filosofia in rapporto alla malattia - l'accettazione della vita

Filosofia e malattia
È possibile individuare due punti di vista critici circa il rapporto tra le vicissitudini esistenziali di Nietzsche – quindi la malattia – e la sua filosofia.
Tradizionalmente, sulla base del pregiudizio positivistico, il pensiero di Nietzsche veniva screditato in quanto frutto negativo e insano della malattia.
Successivamente, alcuni critici hanno valorizzato la sua malattia, intesa come condizione creativa del suo filosofare: anche in virtù della sofferenza, Nietzsche ha potuto superare le illusioni dei “sani” per proporre una visione anticonformista del mondo. Tuttora, comunque, si ritiene storiograficamente irrilevante tale questione, nel senso che si giudica il pensiero di Nietzsche solo sulla base oggettiva delle argomentazioni che propone.

Accettazione della vita

Rimasto affascinato dalla lettura del capolavoro di Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Nietzsche riprende dal filosofo:
- la concezione del mondo come caos (contraria a quella propria della cultura occidentale, secondo cui il mondo è cosmo, ordine)
- la concezione della vita come sofferenza.

Tuttavia rifiuta il pessimismo di Schopenhauer, ovvero la noluntas, l’atteggiamento rinunciatario di fuga dalla vita (che si realizza nell’ascesi); propone, dunque, l’accettazione totale della vita nella globalità dei suoi aspetti. L’uomo infatti non può rifiutare il principio della vita, che è la dimensione strutturale dell’uomo (che è stata offuscata dalla cultura occidentale, dalla morale cristiana). Con la sua accettazione totale della vita e dei suoi contrari, Nietzsche si pone al di là del pessimismo e dell’ottimismo (ovvero della mentalità a lui contemporanea).
Secondo Nietzsche la figura mitologica di Dioniso è l’incarnazione del “sì” totale alla vita, in quanto esalta valori vitali (e non rinunciatari) quali l’amore fisico, la gioia, la guerra, la volontà di potenza, la fierezza.

Registrati via email