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Nietzsche: l'Eterno ritorno

L’eterno ritorno dell’eguale è la ripetizione eterna di tutte le realtà e gli eventi del mondo.
Il pensiero dell’eterno ritorno ha un carattere selettivo perché distingue l’uomo dal superuomo.
L’uomo avverte la prospettiva dell’eterno ripetersi del tutto come un’ “eterna sanzione”, un “peso”.
Invece il superuomo, in virtù della sua accettazione totale della vita, manifesta una gioia entusiastica all’idea dell’eterno ritorno.
In Così parlò Zarathustra, Nietzsche chiarisce il tema dell’eterno ritorno con il racconto del pastore che morde la testa al serpente, trasformandosi in una creatura luminosa e ridente: l’uomo può trasformarsi nel superuomo solo vincendo la ripugnanza soffocante del pensiero dell’eterno ritorno (= il serpente, emblema del circolo) mediante una decisione coraggiosa nei suoi confronti (=il morso).

Nietzsche recupera pertanto la visione ciclica del tempo, di reminiscenza pitagorica e platonica, contrapposta a quella lineare cristiana (dalla creazione all’Apocalisse).

Esistono diverse interpretazioni circa la teoria dell’eterno ritorno:
1.certezza cosmologica: questa interpretazione sembra essere sostenuta della spiegazioni “scientifiche” presenti nell’opera (essendo la quantità di energia dell’universo finita ed il tempo in cui essa si esprime infinito, allora le manifestazioni e le combinazioni di tale energia dovranno necessariamente ripetersi).
Questa interpretazione è poco credibile, in quanto contraddittoria rispetto alla filosofia di Nietzsche che rompe con la tradizione.

2.negazione della concezione lineare e quantitativa del tempo, inteso come una successione di momenti interdipendenti che costituiscono, secondo Vattimo, una sorta di “struttura edipica del tempo”; ogni attimo, figlio di quello precedente, divora il padre per poi essere divorato dal proprio figlio.
Anche questa tesi è poco avallata in quanto la dottrina dell’eterno ritorno non può essere una semplice polemica sul concetto di tempo.

3.negazione della trascendenza: questa ipotesi interpretativa è stata formulata da Vattimo sulla base della concezione del tempo di Heidegger.
Pertanto credere nell’eterno ritorno vuol dire ritenere che il senso dell’essere non stia fuori dell’essere ma nell’essere stesso, che è il divenire dionisiaco delle cose.
Questo comporta una disposizione a vivere la vita come coincidenza di essere e senso dell’essere, realizzando così la “felicità del circolo”.

Ovviamente non è l’uomo occidentale che decide l’eterno ritorno, in quanto egli avverte la scissione fra senso ed essere. È l’oltreuomo che decide l’eterno ritorno, che coincide pertanto con il massimo grado dell’accettazione superomistica dell’essere.
Questa è l’interpretazione più coerente: essendo morto Dio, quindi la trascendenza, si può riscattare l’idea del tempo come successione di attimi per sostituirla con l’eterno ritorno dell’identico, il sì alla vita.

Ciò inoltre rafforza l’idea che quella di Nietzsche è una chiave di lettura teoretica, filosofica, non politica.

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