tiscali di tiscali
Tutor 22584 punti

Nietzsche: linee generali del pensiero filosofico

Dio è morto! La morte di Dio e di tutte le illusioni metafisiche
Dio per Nietzsche rappresenta principalmente due cose:
* simbolo di prospettiva oltremondana, in quanto precedentemente ha rappresentato una via di fuga dal mondo
* personificazione delle certezze ultime, in quanto l'immagine di un cosmo ordinato è soltanto una creazione mentale dell'uomo per sopportare le durezze dell'esistenza.
"Dio è morto" significa che esso non è più fonte di alcun codice morale o teologico; la sua morte condurrà non solo ad un rifiuto della credenza dell'esistenza di un ordine cosmico, ma anche al rifiuto dei valori assoluti stessi e, più in generale, al rifiuto di una legge universale valida per tutti gli individui.
Il tema della morte di Dio viene riproposto ne "La Gaia Scienza", dove Nietzsche sostiene che l'uomo, più generalmente la società occidentale, ha ucciso Dio e ha perso un forte punto di riferimento; per il filosofo sono morti sia gli ideali che i valori della civiltà. Chi uccide Dio non è un uomo comune, ma viene definito un Superuomo, ossia colui che riesce ad accettare la vita senza bisogno di menzogne. Il Superuomo si deve sostituire a Dio per andare a ricercare nuovi valori. Tale tema viene riproposto anche in "Così parlò Zarathustra", dove si parla di un uomo folle che annuncia al mondo la morte di Dio.

Superuomo
Il Superuomo è un uomo in grado di dire si alla vita; di emanciparsi dal cristianesimo e dalla morale, di reggere la morte di Dio e la conseguente perdita delle certezze assolute, di far sua la prospettiva dell'eterno ritorno. Nietzsche lo definisce anche come l'Oltreuomo, in quanto si colloca al di là di ogni tipo antropologico dato. Un uomo oltre l'uomo, capace di creare nuovi valori. L'uomo così non è anima, ma terra e corpo (accettazione dionisiaca della vita). Nietzsche elabora anche una tripartizione relativamente al cambiamento da uomo a superuomo: l'uomo che non accetta di diventare superuomo è per Nietzsche il cammello; mentre l'uomo che si libera dai fardelli metafisici all'insegna dell'io voglio è il leone. Il fanciullo infine rappresenta il superuomo, ossia colui che dice sempre di si alla vita al di là del bene e del male.

Eterno ritorno
Altro tema fondamentale della filosofia nietzscheana è quello dell'eterno ritorno, inteso come la ripetizione eterna di tutte le vicende del mondo. Porsi nella teoria dell'eterno ritorno significa rifiutare una concezione lineare del tempo. Questo tema appare per la prima volta ne "La Gaia Scienza", dove Nietzsche sostiene che il tempo si presenta in una forma ciclica e il non vivere mai il tempo presente, proiettandosi sulla sfera futura, è devastante per l'uomo ( in quanto esso dev'essere consapevole che gli errori che commetterà nel presente o i dolori che subirà li rivedrà nel futuro.

In maniera più ampia questo tema viene inserito in "Così parlò Zarathustra" per quanto concerne la vicenda tra il pastore e il serpente; il serpente rappresenta l'eterno ritorno, la sua testa rappresenta la capacità del superuomo di accettare e dominare la circolarità del tempo e nel momento in cui il pastore stacca la testa al serpente avviene il passaggio da uomo a superuomo, mediante una scelta coraggiosa nei suoi confronti (morso alla testa del serpente). Con questa teoria Nietzsche intende opporsi alla concezione lineare del tempo tipica del mondo cristiano-moderno.

E proprio nei confronti del Cristianesimo Nietzsche elabora una critica affermando che esso fa scaturire nell'uomo un senso di colpa, che è la conseguenza dell'angoscia di chi commette peccato creando un individuo ammalato dove la debolezza di non saper affrontare il mondo diventa una virtù, che viene premiata nell'aldilà.
Infine Nietzsche elabora anche una critica nei confronti della morale. Il filosofo si propone interpretare un'analisi psicologica e antropologica della morale. Essa viene criticata non per la morale in sé, ma per quei valori che la caratterizzano. I valori morali sono menzogne che mistificano le passioni e gli interessi umani. La morale è definita come istinto del gregge nel singolo, ovvero il suo atteggiamento a determinate vie designate dalla società. In età antica esisteva la morale cavalleresca determinata da valori vitali, (ad es. gioia, felicità etc) ma a questi si sono contrapposti quelli anti-vitali, quali abnegazione o sacrificio di sé; ciò è accaduto perchè nel mondo antico, uomini che si sono trovati nella propria vita sofferenza se ne sono ritratti. e per invidia di quelli che la accettano, hanno instillato un senso di colpa di chi la vive e pertanto rovesciano la tavola dei valori. Questi valori anti-vitali nascono dall'incapacità dell'uomo di vivere una vita sofferente.

Registrati via email