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Friedrich Nietzsche

Vita
Nietzsche nasce il 15 ottobre 1844 a Roecken, non lontano da Lipsia, figlio di un pastore. Dopo la morte del padre, per il quale provava una profonda venerazione, Nietzsche cresce affidato alle cure della madre, donna di solide qualità morali ma di cultura limitata. Nel 1850 riceve i primi insegnamenti di religione, latino e greco e impara a suonare il pianoforte. Nel 1858 entra, con una borsa di studio, nella prestigiosa scuola di Pforta, la cui dura disciplina lo educa allo sforzo intellettuale e alla capacità di concentrazione. Al buon livello dei corsi umanistici della scuola egli dovrà la sua abilità letteraria; superficiali sono invece gli studi scientifici. Assai vivo è il suo senso musicale: fin dai primi anni 60 prende contatto con la musica di Wagner. Nel 1864 si iscrive all'università di Bonn. La frequentazione delle lezioni di filologia classica lo spinge ad abbandonare la teologia e a dedicarsi alla filologia. La rottura con il cristianesimo dà luogo a profondi contrasti con la madre la quale, delusa nelle sue speranze di vedere il figlio abbracciare la carriera ecclesiastica, chiede a Nietzsche il silenzio assoluto sull'argomento religioso. Nel 1865 si trasferisce a Lipsia per studiare filologia classica. In questo anno avviene il suo incontro con la filosofia di Schopenhauer. Soffre, in questo periodo, di dolori di testa e di nausea; viene curato per qualche periodo probabilmente per sifilide. I suoi interessi volgono tuttavia sempre più alla filosofia: studia i presocratici e la filosofia kantiana. Nel marzo del 1868 interrompe il servizio militare per una caduta da cavallo. Nel 1869 ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca presso l'università di Basilea (Svizzera). La nomina significa per Nietzsche la sicurezza di una vita stabile. Mentre la famiglia esulta, egli manifesta però profondi dubbi circa la sua vocazione accademica. Rinuncia alla cittadinanza prussiana, senza tuttavia chiedere quella svizzera. Morirà così apolide. L'uscita della Nascita della tragedia (1871) danneggia irreparabilmente la carriera di Nietzsche: gli provoca diverse critiche e lo squalifica sia verso i filologi (perché sostiene leggi generali senza documentarle adeguatamente) sia verso i filosofi (perché le tesi presentate sono controcorrente).
Dal 1873 il suo stato di salute peggiora: a trent'anni è già un uomo seriamente malato, con una situazione affettiva precaria. Nel 1876 ottiene un anno di congedo per motivi di salute, periodo che trascorre in Italia, a Sorrento. Nel maggio del 1879 Nietzsche presenta le dimissioni all'università per ragioni di salute. Ha ora davanti a sé una vita errabonda, segnata dalla solitudine. Guastati ormai i rapporti con la famiglia, egli vede ora peggiorare sempre di più il suo stato di salute. Gli anni fino al 1888 sono occupati da un'intensa attività di scrittura e peregrinazioni sempre più sofferte. A Torino il 3 gennaio del 1889 Nietzsche dà gravi segni di squilibrio mentale. Impazzisce: vede un uomo che frusta un cavallo, va ad abbracciare il cavallo dicendo "Non picchiare mio fratello". Viene ricoverato prima a Basilea, poi a Jena, in una clinica di malattie nervose.
Nel 1897, dopo la morte della madre, che lo aveva curato per lungo tempo, viene portato a Weimar dalla sorella. Nel 1894 essa aveva fondato a Weimar il Nietzsche - Archive destinato ad occuparsi dell'edizione completa delle opere del filosofo. In questi anni le condizioni di Nietzsche peggiorano rapidamente: nel 1892 non riconosceva gli amici; dal 1894 smette di parlare. Muore il 25 agosto del 1900.

Opere
La divisione delle opere risente di tre periodi:
1. Opere giovanili:
*la Nascita della tragedia del 1871,
*Considerazioni inattuali, del 1876.
2. Opere della fase "illuminista", di transizione:
* Umano troppo umano del 1878;
* Aurora del 1881;
* Gaia scienza del 1882.
3. Opere della fase matura:
* Così parlò Zarathustra del 1883-85;
* Al di là del bene e del male del 1886;
* Genealogia della morale del 1887;
* Il caso Wagner del 1888;
* Crepuscolo degli idoli del 1888;
* L'anticristo,
* Ecce homo,
* Nietzsche contra Wagner postumi.
Abbiamo poi Volontà di potenza pubblicato nel 1901 e nel 1906 dalla sorella Elisabeth e da suo marito, che nel completare l'opera ne hanno alterato il significato complessivo. Gabriele D'Annunzio sarà uno di quelli che mal interpretano la filosofia di Nietzsche. Colli e Montanari per anni hanno studiato le carte manoscritte di Nietzsche, compilando un'edizione delle opere commentate. Nietzsche è considerato il filosofo che porta a conclusione la filosofia dell'800. Dal punto di vista della forza critica è molto interessante, ma dal punto di vista dell'organicità del pensiero lascia alcune aporie. Quasi tutti gli scritti o sono raccolte di aforismi (motti) o sono esteriormente quasi romanzi (come Così parlo Zarathustra). L'unico scritto che ha la forma del trattato è la Genealogia della morale.

Nascita della Tragedia
Nel V secolo a.C. in Grecia si avevano commediografi come Eschilo (525-426 a.c), Sofocle (497-406), Euripide (480-406). Sofocle scrive Edipo re e Antigone, Euripide Le baccanti, Elena e Oreste.
Nel 399 muore Socrate. Nietzsche sostiene che Eschilo e Sofocle rappresentino la forma più alta della tragedia, già con Euripide si ha una sorta di decadenza. Per Nietzsche la tragedia greca di Eschilo e Sofocle è emblematica di una forma di vita che esisteva prima di Socrate, caratterizzata dall'equilibrio di due momenti fondamentali: Spirito apollineo (Apollo, antica divinità solare dei greci, simboleggia l'armonia, la perfezione, ne sono un esempio classico le sculture di Fidia; è l'espressione di un ordine, una perfezione formale; è un equilibrio delle forme) e Spirito dionisiaco (simboleggia l'elemento istintivo passionale, del furore; da Dioniso, una delle più importanti divinità terresti del mondo greco, dio del vino e dell'estasi, energia spontanea e irresistibile, rappresenta l'unità ciclica della natura).

Secondo Nietzsche la società greca, fino a Socrate escluso, era riuscita a tenere in equilibrio questi due momenti e a fonderli armoniosamente. Nessuna di queste due componenti veniva sacrificata. Invece dopo Socrate si è assistito a una rottura dell'armonia, dovuta allo stesso Socrate, perché la corretta visione dell'uomo è stata sacrificata dalla sua filosofia.
Socrate è la causa dell'errore antropologico che porta a una visione sbagliata dell'uomo. Socrate considera la ragione come il sommo valore umano, l'unica caratteristica veramente importante dell'uomo; dà più importanza alla razionalità e svilisce le passioni, gli istinti. Per Nietzsche ha una visione unilaterale e distorta dell'uomo. Secondo Nietzsche, Socrate, attraverso Platone e il cristianesimo (visto come platonismo per il popolo) ha diffuso questa immagine sbagliata dell'uomo. Perciò Nietzsche mostra una preferenza per l'uomo presocratico.

Fase illuminista

L'illuminista sottopone tutto al tribunale della ragione ed è un atteggiamento che si presenta in varie epoche (ad esempio i sofisti greci). In Nietzsche non si può parlare propriamente di illuminismo ed è per questo che il termine è messo tra virgolette. Qui illuminismo significa prevalentemente presa d'atto razionale della realtà e rifiuto di miti consolatori.

La natura del linguaggio è convenzionale

Riprende la tesi dei sofisti riguardo al linguaggio. Da Aristotele e dalla filosofia scolastica il linguaggio era visto come lo specchio della realtà (ad esempio in ogni lingua si ha la struttura soggetto+predicato; Aristotele da questa struttura ha tratto la conclusione che c'è una sostanza che è il soggetto e degli accidenti che sono i predicati, perciò da un fatto linguistico ne ha tratto una conseguenza ontologica). Per Nietzsche, questo modo di procedere è sbagliato perché il linguaggio serve per comunicare, ha uno scopo pragmatico ed è perciò convenzionale (gli uomini attribuiscono suoni e nomi alle cose in modo arbitrario).

Non ci sono fatti, ma solo interpretazioni
(questa affermazione di Nietzsche è contenuta nei frammenti postumi, ma questa tesi è sviluppata in Su verità e menzogna in senso extramorale e in Umano, troppo umano.
Es: ci sono 20 persone in un'aula. Secondo i positivisti questo è un fatto assodato. Per Nietzsche è già un'interpretazione: usiamo il numero 20 con questo significato perché presupponiamo il sistema decimale. Riguardo al termine persona: supponiamo che una ragazza sia incinta, c'è chi considera il feto una persona (allora nell'aula sarebbero 21) e chi no (allora sarebbero 20).
Alla lettera questa affermazione si confuta da sola: poiché le interpretazioni sono interpretazioni di qualcosa di esistente, un'interpretazione può essere interpretazione di un'altra interpretazione, ma all'origine devono esistere dei fatti, altrimenti non esisterebbero nemmeno le interpretazioni.
Ma Nietzsche la intende così: "non esistono fatti puri, ma solo interpretazioni, cioè fatti interpretati dai soggetti umani". In questo senso è una posizione antipositivistica. Per i positivisti la conoscenza scientifica, la conoscenza giunta allo stadio positivo, partiva dai fatti verificabili. Secondo Nietzsche quando il positivismo afferma che si parte dal fatto, che la conoscenza vera si fonda solo sui fatti, in realtà non si rende conto che il fatto puro non esiste, in quanto il fatto presente alla coscienza dell'uomo è un'interpretazione. I fatti potrebbero anche esistere, però per conoscerli noi dobbiamo usare un linguaggio, che è un'interpretazione. Perciò i fatti sono interpretati. Quindi il positivismo è ingenuo quando pensa che esistano fatti puri.
Nietzsche riprende la tesi di Schopenhauer sul rapporto tra intelletto e volontà, l'intelletto è strumento della volontà, e sottolinea il fatto che l'uomo ha impulsi e desideri non consapevoli (questo punto influenzerà anche Freud). Tutto ciò ha notevoli implicazioni sulla concezione di verità: come vedremo più avanti Nietzsche sostiene una concezione pragmatica della verità.

L'eccesso di coscienza storica indebolisce la personalità
Nella cultura del suo tempo prevale lo storicismo. Un eccessivo storicismo porta a condizionare e a limitare la libertà dell'uomo. Nietzsche rifiuta le visioni storicistiche. "Per vivere felicemente il presente occorre dimenticare il passato". Perché l'eccesso di conoscenza storica può essere pericolosa? Nietzsche pensa che l'uomo tenda a pensare il futuro come predeterminato dalle tendenze storiche in atto nel presente, e quindi a soffocare la creatività e l'apertura al nuovo e all'imprevedibile.

Smitizzazione dell'arte
Nella Nascita della tragedia considerava l'arte greca prima di Euripide come espressione genuina e adeguata della mentalità greca. Nietzsche ha una sorta di ammirazione di questa cultura greca, perché ha un giudizio negativo sulla metafisica occidentale e quindi positivo sulla cultura greca presocratica, dove arte e cultura erano espressione della vita quotidiana. La cultura occidentale è come una fase di decadenza: il mito dell'arte, cioè l'illusione che una rinascita dell'autentica arte greca potesse far uscire l'umanità dal grigiore e dalla meschinità della mentalità borghese del suo tempo, era la convinzione ingenua che Nietzsche aveva da giovane: per tornare ad una cultura come quella greca bisognava tornare al ruolo che l'arte aveva allora. Quindi la fase "illuminista" consiste in un atteggiamento così razionale da capire che questo desiderio di rinascita non è realistico. Si ha quindi la smitizzazione: non è possibile rilanciare l'arte greca per tornare alla felicità presocratica.

Non eesiste un mondo trascendente
Il cristianesimo ha attribuito una grande importanza alla vita ultraterrena (le scelte etiche sono condizionate da questa credenza). Secondo Nietzsche questo è un mito che va demolito con la ragione: l'uomo per rassicurarsi dal timore della morte e dell'ignoto si è creato il mito della vita eterna, si è illuso di avere una via di salvezza.

Fase dela maturità

Così parlò Zarathustra
In quest'opera è esposta la tesi del superuomo, determinato da una serie di caratteri:
* accetta la morte di Dio
* compie una trasmutazione dei valori e quindi accetta il nichilismo attivo
* esercita la volontà di potenza
* accetta l'eterno ritorno

Morte di Dio
Concetto già presente nella Gaia scienza.
E' introdotto da un breve racconto: c'è un vecchio che in pieno giorno si aggira in un mercato all'aperto con una lanterna accesa in mano e domanda a tutto dov'è Dio, perché Dio è morto. I mercanti lo prendono in giro.
Cosa significa? Non è tanto rilevante l'affermazione della morte di Dio, perché questa era già stata accettata nel periodo illuminista, ma è interessante la reazione dei mercanti.
Secondo l'interpretazione più diffusa, il vecchio è Nietzsche che annuncia la morte di Dio, ritiene che non esiste un mondo trascendente; i mercanti rappresentano invece i filosofi dell'800 che non si rendono conto di essere loro in realtà che entrano in contraddizione. Questo perché i filosofi dell'800 sono tutti atei, però non si rendono conto della contraddizione in cui sono caduti: da un lato negano Dio, dall'altro non traggono le dovute conseguenze dal loro ateismo. Prendiamo per esempio Fichte, Hegel, Marx, filosofi tutti atei. Sappiamo che la esistenza di Dio giustifica giustifica la presenza di leggi morali oggettive, valide per tutti, perché Dio è concepito dalle religioni, e in particolare dal cristianesimo, come nomoteta (ossia fa le leggi). Questi filosofi affermavano che queste leggi esistevano, anche se credevano che Dio non esistesse; sono perciò in contraddizione. Non si rendono conto che la non esistenza di Dio toglie il fondamento alle norme morali oggettive.

Superuomo
In Così parlò Zarathustra c'è questa metafora: Zarathustra è un predicatore che vaga nel deserto e sui monti, che parla spesso ai suoi discepoli. Zarathustra dice che l'uomo è come una corda tesa su un burrone e la corda ha due estremi: uno è la bestia l'altro è il superuomo. L'uomo oscilla fra due estremi, può decadere o evolvere.
L'uomo come bestia è l'uomo come animale (fame, sete, sonno, istinti sessuali). L'uomo che si abbandona agli istinti e che vive senza un progetto di vita viene assimilato alla bestia. Ma l'uomo può scegliere anche la via del superuomo, che va perciò visto come un ideale, un modello.
Non bisogna però intendere che alcuni uomini sono migliori di altri. Infatti D'Annunzio e il fascismo hanno interpretato il superuomo in modo distorto, perché l'ideale di uomo da Nietzsche non è visto come raggiungibile solo da un élite, ma chiunque può diventare superuomo (visto come uomo realizzato e felice).

Nichilismo
Letteralmente il termine nichilismo deriva dal latino nihil, nulla, perciò sta a significare che non esistono verità e valori assoluti. Nichilista nel linguaggio comune è colui che non crede in nulla. Secondo Nietzsche una volta che il filosofo è convinto che Dio non esiste, ne deduce che non esistono verità assolute. Questo può essere chiamato nichilismo passivo, perché chi si limita a questo come primo impatto di fronte a queste considerazioni si stente deluso e frustrato, avverte un senso di disorientamento (perché viceversa l'uomo è rassicurato dalla religione). Questo non è l'atteggiamento del superuomo.
Per avere l'atteggiamento del superuomo bisogna passare al nichilismo attivo: proprio perché siamo certi che non esistono valori assoluti questo ci rende felici perché se non esistono valori oggettivi allora il superuomo può crearseli, darseli da solo (l'uomo diventa simile a Dio, è lui che decide cosa è importante). Il nichilismo è quindi ambivalente: provoca delusione se subito, è fonte invece di entusiasmo e creatività se è scelto consapevolmente.Una delle caratteristiche essenziali per diventare superuomo è accettare il nichilismo attivo. Mentre la bestia è per natura ricca d'istinto e i suoi valori gli sono già stati dati, il superuomo se li deve creare da solo. Nietzsche è consapevole del problema di conciliare la creatività del superuomo con l'esigenza di regole condivise per vivere in società. Il superuomo si crea i valori che vuole, ma gli uomini devono vivere in società e devono quindi darsi delle regole comuni. Questo problema Nietzsche non l'ha mai risolto. Avrebbe voluto risolvere questa difficoltà con la concezione della trasmutazione dei valori, nella Volontà di potenza che però non completa. Quest'opera viene invece ultimata dalla sorella Elisabeth e dal marito Foster che danno un'immagine razzista di Nietzsche. Se noi vogliamo valutare il pensiero di Nietzsche dal punto di vista costruttivo (proposta di una nuova società) si nota che è rimasta aperta la questione, perché Nietzsche non è riuscito a elaborare un proposta razionale o perché è subentrata la follia o perché si è reso conto di non essere in grado di proporre un'alternativa valida. Si può escludere che Nietzsche si razzista, ma ciò non toglie che anche con l'interpretazione più corretta e attendibile che oggi abbiamo, dopo il lavoro di Colli e Montanari, Nietzsche rimane un vitalista: aveva affermato che non ci sono i valori oggettivi e tuttavia c'è l'incapacità di formulare un nuova tavola di valori; ci rendiamo conto che i valori che soggettivamente preferiva erano quelli presocratici (coraggio, forza, bellezza, salute, fierezza, ecc.).

Eterno Ritorno
E' introdotta dal racconto di un episodio: c'è un giovane pastore che riposa all'ombra di un albero. Un serpente lo morde in gola. Il pastore sta soffocando, Zarathustra cerca disperatamente di toglierlo, ma non ci riesce. Allora dice al pastore di mordere la testa e sputarla. Poi il pastore ride come un fanciullo.
Interpretazione: il serpente rappresenta la concezione circolare del tempo, il pastore l'uomo. I Greci avevano un concezione circolare del tempo, non credevano nel progresso. Solo con il cristianesimo si è diffusa l'idea che il tempo è irreversibile. Il serpente che morde la gola è qualcosa di oppressivo. Quando l'uomo pensa alla circolarità del tempo si sente oppresso, angosciato. Zarathustra cerca di strapparlo ma non ce la fa: quindi nonostante l'impegno del filosofo l'angoscia non si risolve. Si riesce a liberarsi dal senso di angoscia, che si trasforma poi in gioia, solo accettando l'idea dell'eterno ritorno. Per diventare superuomo bisogna accettare l'eterno ritorno. Questo è però potrebbe sembrare contraddittorio: come si può dire che il superuomo deve accettare l'eterno ritorno, che è una teoria metafisica, quando la morte di Dio ci dice che non esistono teorie metafisiche vere? Secondo l'interpretazione più plausibile e coerente col pensiero complessivo di Nietzsche, il superuomo accetta l'eterno ritorno non come una verità, ma con un atto di volontà, cioè il superuomo è talmente realizzato e soddisfatto che vorrebbe vivere in eterno e quindi agisce come se fosse vero l'eterno ritorno. Il superuomo quindi agisce come se l'eterno ritorno fosse vero e desidera che sia vero.

Volontà di Potenza
Va esaminata al di là delle deformazioni contenute nella pubblicazione dell'opera da parte della sorella. Nella filosofia occidentale ci sono 3 tipi di concezione della verità:
1) Teoria corrispondentista. ( Corrispondenza cioè tra linguaggio e realtà o tra pensiero e realtà)
Es: questo gesso è bianco. L'affermazione è vera se in realtà le cose stanno così, se corrisponde ai fatti.
2) Teoria della coerenza. È evidente che tutto ciò che è contraddittorio è falso. Ma allora si può dire che è vero ciò che è coerente? Alcuni epistemologi dicono che uno scienziato capisce che un'osservazione è falsa quando contrasta altre affermazioni che ha già stabilito come vere. Perciò falso è ciò che entra in contrasto con altre teorie prese per vere. Obiezione: la coerenza è necessaria ma non sufficiente per la verità.Quindi se un insieme di proposizioni è falso se è contraddittorio, ciò non ci dice che ciò che non è contraddittorio sia vero.
3) Concezione pragmatica. L'abbiamo trovata in terza in Protagora, secondo il quale ci sono verità che variano da uomo a uomo, da popolo a popolo. Ma dato che noi dobbiamo accettare qualcosa come vero, Protagora risolve la cosa dicendo che bisogna prendere per vero ciò che è utile. Perciò secondo questa concezione il vero è un'esigenza del pratico perché noi dobbiamo riuscire a comunicare.
Nietzsche invece dice che non esistono verità metafisiche certe. Quindi noi non sappiamo bene se esiste l'eterno ritorno o no. Però il superuomo decide di agire come se fosse vera queste teoria. In questo senso vi è alla base una concezione pragmatica: la teoria dell'eterno ritorno non è vera in sé, ma è vera perché ritenuta utile dal superuomo. Perciò il superuomo deve essere caratterizzato da questa grinta, chiamata volontà di potenza che si può manifestare in diversi modi. Nietzsche ne da degli esempi:
l'agonismo, inteso nel mondo greco, era la volontà di essere primi ed è come un'esemplificazione della volontà di potenza.
la creazione artistica; nel momento della creazione dell'opera d'arte, l'artista vuole realizzarsi, esprimersi, e questa volontà si manifesta esteriormente. Quindi il superuomo è competitivo e artista: in ogni suo atteggiamento manifesta questi comportamenti.
Anche se Nietzsche non ha dato una tavola di valori per il superuomo, vediamo che dà comunque più importanza ai valori vitalistici. San Tommaso diceva che noi abbiamo tre livelli di valori (in ordine di importanza):
* Economici: è meglio stare al caldo che gelare.
* Vitali: salute, fierezza, grinta, coraggio.
* Spirituali, mentali: è meglio conoscere che essere ignoranti.
Anche Aristotele mette in ordine di importanza crescente il piacere, l'onore e il sapere. È come se Nietzsche metta sopra di tutto i valori vitalistici, che sono tipici del superuomo. Gli altri valori non sono da mettere da parte, ma sono subordinati a quelli vitali. La conoscenza è finalizzata a un bene pratico.

Genealogia della morale
E' un opera strutturata come un saggio organico. Affronta il significato di bene e male. Nietzsche polemizza con gli utilitaristi. Bisogna analizzare la genesi della morale. Prima di Socrate, i presocratici avevano un loro sistema di valori. Le parole buono e cattivo erano termini morali chiave. Per buono intendevano ciò che è adeguato, pienamente riuscito. Per cattivo ciò che è inadeguato difettoso, mal riuscito. Un buon signore era colui che viveva con questi valori, invece un signore non era buono se non aveva queste caratteristiche (ma era malato, non nobile, non coraggioso). Cattivo non era concepito come colpevole, come invece lo intendiamo noi oggi. Questo tipo di morale la possiamo chiamare morale dei signori. Buono e cattivo erano termini intesi in modo diverso da come li concepiamo noi.
Abbiamo poi un secondo tipo di morale, detta dei sacerdoti o degli schiavi. Nietzsche diceva che gli sfruttati hanno una sorta di risentimento nei confronti degli aristocratici. I deboli invidiano i signori, ma non hanno il coraggio di ribellarsi perché sanno di essere più deboli. Allora nasce questa nuova morale, in cui si assiste a una trasformazione dei valori. Cambia il significato di buono è cattivo. Buono è associato a una serie di valori spirituali come coerenza, umiltà, solidarietà, generosità. Cattivo indica ciò che è colpevole, chi è poco generoso e poco umile.
Perciò i sacerdoti hanno in qualche modo cambiato le carte in tavola, hanno tirato un tiro mancino ai signori, dicendo che non era bene il modo in cui loro si comportavano. La cultura e la mentalità comuni si sono quindi sviluppate secondo il punto di vista dei sacerdoti e hanno abbandonato la morale dei signori. I sacerdoti, e quindi i cristiani, proprio perché la morale dei sacerdoti nasce dal risentimento, trasformano questo spirito di vendetta in autoaggressività. I cristiani non potendo sfogare la loro rabbia verso i signori, se la tenevano dentro e questo sfociava in ascetismo, digiuno, penitenza. Secondo Nietzsche anche la scienza è una forma di autoaggressività, perché la scienza di basa sull'ideale di verità oggettiva. Nietzsche ritiene invece che la verità abbia un valore pragmatico, perciò la scienza è come un tradimento della verità. La scienza è autoingannarsi su quello che la verità è. Ecco perché Nietzsche simpatizza con la Grecia presocratica, perché ritiene che collegato alla filosofia platonica e al cristianesimo, concepito come un platonismo per il popolo, ci sia questa morale dei sacerdoti, che è negativa per l'uomo. Chi segue questa morale è masochista, un autotormentato.
Sul fatto che ci fosse un sistema dei valori morali prima della filosofia ne siamo certi: leggendo l'Iliade e l'Odissea vediamo che i valori sono radicalmente diversi da quelli del cristianesimo, in quanto sono dei valori di tipo vitalistico (coraggio, grinta, bellezza). Con Socrate si hanno valori più vicini al cristianesimo. Questa autoaggressività non è una cosa sana, uno che la tiene dentro è autotormentato. Per Nietzsch, i cristiani perciò non sono sani, ma malati. Nell'Anticristo rende più aspre le sue critiche contro il cristianesimo e dice che congiura contro la vita, la salute, la bellezza. Nel cristianesimo si ha il concentrato massimo della morale dei sacerdoti che è negativa.

Interpretazione di alcuni brani
* Analisi del brano dal Crepuscoli degli idoli : nasce dal dibattito con Wagner. All'inizio diceva che la sua musica esaltava la volontà di potenza, ma poi il distacco da Wagner per lui è stato piuttosto travagliato. Egli accusa Wagner di aver cambiato musica solo per opportunismo.
Platone: il mondo vero è il mondo delle idee. È la tesi secondo la quale esiste un mondo delle idee (mondo vero) e un mondo della cose.
Cristianesimo: l'idea di fondo è platonica, questo mondo è promesso come vita eterna. L'idea diventa donna, cioè meno precisa e più sfuggente.
Kant: il mondo vero è indimostrabile.
Positivismo.
L'ateismo dell'800: non credono all'esistenza di Dio e di un mondo trascendente.
Nietzsche: una volta tratte le conseguenze della non esistenza di un Dio trascendente, l'uomo può svilupparsi e realizzarsi al massimo e diventare superuomo.

* Le tre metamorfosi
Parla di queste 3 fasi come passaggi necessari per diventare superuomo:
Cammello: l'animale del deserto rappresenta l'uomo che si piega davanti alla grandezza di Dio e delle leggi morali. Questo uomo sottostà al comando, egli dice a se stesso ciò che viene detto a lui: Tu devi. Quindi del cammello prendiamo come caratteri positivi l'obbedienza e la perseveranza.
Leone: l'uomo paziente e rispettoso (il cammello) ora si libera dai pesi che lo opprimevano, combatte contro la morale che gli è stata imposta. Nella lotta con il "grande drago", che rappresenta il sistema dei valori e delle idee dominanti, egli risveglia la libertà che è in lui, supera la fase di servitù nei confronti della morale e della religione. L'uomo deve avere il coraggio di dire no a Dio, alla illusoria promessa dell'al di là, al premio della salvezza.
Fanciullo: la negazione dei vecchi valori non rende l'uomo ancora in grado di creare nuovi valori. La sua volontà è solo critica, non produttiva, non creativa. È necessaria dunque una terza metamorfosi: il leone si trasforma in fanciullo. Il fanciullo intende la vita come libero gioco creativo che inventa e impone nuovi valori. La metafora del gioco segnala quella che per Nietzsche è l'essenza dionisiaca della libertà umana. Il bambino quindi è creativo, accetta la vita e manifesta quella che è una sorta di volontà di potenza.
Nietzsche non arriva a definire dettagliamene il superuomo, ma Zarathustra lo descrive attraverso immagini e racconti.

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