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Nietzsche e la critica al positivismo e allo storicismo

Critica al positivismo: la scienza non è un sapere oggettivo, perché sgorga da presupposti metafisici, extrascientifici, quali ad esempio l’idea dell’assoluta utilità della conoscenza o il vagheggiamento di un mondo dall’ordine matematico contrapposto a quello caotico dell’esperienza quotidiana.
Il positivismo viene da Nietzsche definito “malattia dello spirito”: chi fa scienza e si affida alle sue tesi con assoluta certezza, non fa altro che cercare sicurezza di fronte alla paura di vivere; il caos, cioè, viene sublimato nella certezza dei fatti osservati.
La realtà non è una serie di dati oggettivi, ma esistono solo interpretazioni soggettive e circostanziate dei fatti e delle cose. Da qui il prospettivismo, ovvero la tesi secondo cui il mondo non ha un unico senso ma innumerevoli sensi, relativi ad altrettante interpretazioni formulate da differenti punti di vista, prospettive.

Critica allo storicismo: nel saggio Sull’utilità e il danno della storia per la vita, Nietzsche valuta gli aspetti positivi e quelli dannosi della storia.
L’eccesso di storia è un danno per la vita in quanto limita le potenzialità creatrici dell’uomo, ne paralizzandone le iniziative e inchiodandolo al passato, dimenticando che “per ogni agire ci vuole oblio”.

Nietzsche ammette anche l’utilità della storia, che per certi aspetti fornisce dei “servizi alla vita”. Distingue a tal proposito:
- Storia monumentale: l’uomo ne ha bisogno per intraprendere nuovi progetti, ispirandosi al passato
- Storia antiquaria: l’uomo ne ha bisogno in quanto preserva e venera il passato, di cui si sente erede e dal quale si sente giustificato, ritrovando se stesso nelle proprie radici
- Storia critica: l’uomo ne ha bisogno in quanto soffre e necessita perciò di liberarsi dalle menzogne del passato

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