Il metodo sperimentale di Newton e di Bacone

Newton: "le 4 regole del ragionamento filosofico"


Queste regole sono regole esplicitanti, nel senso che ci indicano "come" bisogna cercare e presuppongono il "che cosa" bisogna cercare. Furono enunciate da Newton nel terzo libro dei Principia e sono regole metodologiche.
Regola 1 - Non dobbiamo ammettere più cause delle cose naturali di quelle che sono sia vere che sufficienti a spiegare le loro differenze.
Newton dice quindi che dobbiamo prefiggerci il raggiungimento di teorie semplici: questo è il postulato della semplicità della natura, che sottende la prima regola metodologica di Newton.
Regola 2 - Ai medesimi effetti naturali dobbiamo, per quanto è possibile, attribuire le stesse cause.
Questa regola esprime un altro postulato, quello dell'uniformità della natura.
Regola 3 - Le qualità dei corpi, che non ammettono nè aumento nè diminuzione di grado, e che si trovano appartenere a utti i corpi all'interno dell'ambito dei nostri esperimenti, devono essere ritenute qualità universali di tutti i corpi.
Tale regola presuppone anch'essa il principio ontologico dell'uniformità della natura.
Regola 4 - In filosofia sperimentale dobbiamo considerare le proposizioni tratte per induzione generale dai fenomeni come precise o molto approssimate, nonostante ogni ipotesi contraria che si possa immaginare, finchè si presentino altri fenomeni che le possono rendere più precise o le espongano ad eccezione.
Dobbiamo seguire questa regola affinchè la prova induttiva non sia elusa mediante ipotesi.

"Hypoteses non fingo": è questa la famosa e nota sentenza metodologica di Newton, tradizionalmente citata come inderogabile richiamo ai fatti e come decisa e motivata condanna delle ipotesi o congetture.
Newton non inventò ipotesi; e infatti tutto ciò che non si deduce dai fenomeni deve essere chiamato ipotesi. E le ipotesi, sia metafisiche che fisiche, sia di qualità occolte che meccaniche, non hanno nessu posto nella filosofia sperimentale. In tale filosofia, proposizioni particolari sono dedotte dai fenomeni e successivamente rese generali per induzione. Tuttavia è chiaro che anche lui formulò ipotesi, ma la sua grandezza è tale perchè le provò.

Il metodo di Bacone

Per Bacone le scienze della sua epoca non sono capaci di nuovi ritrovati, e la stessa logica tradizionale è inutile per le ricerche scientifiche. Per questo motivo Bacone indica la via da seguire che è quella del metodo induttivo, diverso dal metodo induttivo tradizionale, quello Aristotelico, che era una semplice enumerazione di casi particolari che scivolava tuttavia sui fatti.
Il vero sapere è costituito dalle interpretazioni della natura (che derivano da una indagine che si svolge secondo i modi adeguati) e non dalle anticipazioni della natura (delle nozioni ricavate da pochi dati abituali). Il vero sapere si ottiene con il vero metodo, uno strumento nuovo ed efficace per il raggiungimento della verità. Esso si divide in due fasi: 1) pars destruens; consiste nello sgombrare la mente dalle false nozioni (gli idola), che hanno invaso l'intelletto. 2) pars construens; consiste nell'esposizione e giustificazione delle regole del nuovo metodo.
La prima di queste due fasi ha la funzione di rendere coscienti gli uomini di quelle false nozioni che sbarrano loro la strada verso la verità. I generi di idoli che assediano la mente sono quattro:
1. gli idoli della tribu, fondati sulla stessa natura umana e dipendenti dal fatto che l'intelletto umano mescola sempre la propria ragione con quella delle cose, deformandola e trasfigurandola;
2. gli idoli della spelonca, derivanti dall'individuo singolo e precisamente dalla natura specifica dell'anima e del corpo del singolo, oppure dalla sua educazione e dalle sue abitudini, o ancora da altri casi fortuiti;
3. gli idoli del foro o del mercato, dipendenti dai reciproci contatti del genere umano e insinuantisi nell'intel- letto per via delle combinazioni improprie delle parole e dei nomi;
4. gli idoli del teatro, che penetrano nell'animo umano per opera delle diverse dottrine filosofiche del passato e delle pessime regole di dimostrazione.
Una volta purificata la mente dagli idoli, bisogna fissare il vero scopo del sapere: esso sta nella scoperta della "forma" di una natura data, bisogna cioè penetrare nei segreti profondi della natura e rendere l'uomo potente su di essa. Comprendere la forma significa quindi comprendere la struttura di un fenomeno e la legge che ne regola il processo.
Ora si può procedere alla seconda fase, la pars construens, che inizia indagando su di una natura, osservando cioè tutti i comportamenti tipici di una natura; si compila peratanto una "tavola di Presenza", in cui si registrano tutti i casi in cui si registra il nostro fenomeno. Compilata questa si procede nel stilare una "tavola dell' assenza", dove si registrano i casi simili ai precedenti in cui il fenomeno non si presenta. Quindi si passa alla "tavola dei gradi", in cui il fenomeno ci si presenta secondo una più o meno grande intensità.
Attrezzato di queste 3 tavole, Bacone procede all'nduzione vera e propria, seguendo la procedura della eliminazione, intesa come esclusione delle ipotesi false. Questo avviene facendo "citazioni di istanze davanti all'intelletto", cioè interrogandosi sul perchè avviene o non avviene in certi casi una natura.
Si giunge così ad una prima vendemmia (o interpretazione iniziale), cioè ad una prima ipotesi coerente con i dati esposti nelle tre tavole ed analizzati attraverso il procedimento di eliminazione.
Ma il metodo continua poichè Bacone prende la prima ipotesi come guida per una ulteriore ricerca consistente nella deduzione e nell'esperimento; dalla prima vendemmia derivano nuovi fenomeni attraverso tecniche sperimentali (o istanze prerogartive). Dall'ipotesi ottenuta si devono dedurre i fatti, che essa implica e prevede, e sperimentare in condizioni diverse se tali fatti imputati e previsti dall'ipotesi si verifichino. A tale scopo escogita un ricco insieme di tecniche sperimentali tra le quali la più famosa è l'experimentum crucis.
In tal modo Bacone imboccava una via volta a unire in modo sempre più saldo la facoltà sperimentale e la facoltà razionale.

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