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Materialismo

Il termine materialismo compare nella seconda metà del secolo XVII per designare le filosofie che negano l'esistenza di sostanze spirituali (quali le anime), quindi riconoscono solo l'esistenza di sostanze corporee.
Questa tesi implica comunemente l'ateismo; a meno che non si stostenga la corporeità della divinità stessa, come hanno sostnuto per esempio Hobbes o Epicuro.
Tuttavia la storia della filosofia conosce anche forme di negazione dell'esistenza di sostanze spirituali nel mondo alle quali non s'accompagna l'ateismo.

Si può parlare di:
- L'atomismo antico
- Materialismo e Meccanicismo

L'atomismo antico
Il primo materialista del pensiero occidentale è senz'altro Democrito, con la sua tesi secondo cui "i principi di tutte le cose sono gli atomi e il vuoto" e che anche l'anima è composta di atomi, sepppure di natura diversa e quindi di atomi particolarmente fini e di natura simile a quella degli atomi di fuoco. Il movimento necessario degli atomi dà origine ai corpi visibili, attraveso aggregazioni e disaggregazioni, senza che intervenga nessun principio superiore. Anche la conoscenza avviene per vie materiali.

Materialismo e meccanicismo
La rinascita del materialismo nel pensiero moderno dipende dalla ripresa nel XVII dell'atomismo di Democrito da parte di Gassendi. Gassendi riprende le teorie Democritee in forma ristretta e vi applica una cornice religiosa: gli atomi sono creati da Dio, il quale da origine soprannaturalmente anche alla vita e sovrintende al mondo con la sua provvidenza. Francamente materialista è invece Hobbes, con l'asserzione della sinonimia della nozione di sostanza e di quella di corpo. Ma allo sviluppo del materialismo moderno contribuì indirettamente anche Cartesio.

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