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Liberale era il preside del liceo che frequentò e liberale era anche il suocero. Cresce in un ambiente liberale, inizia con studi giuridici e poi trasferitosi a Berlino dove ha a che fare con i giovani hegeliani, si converte alla filosofia infatti si laureerà a Berlino in filosofia con una tesi sulla filosofia di Democrito ed Epicuro, materialisti-atomisti. Inizia a scrivere articoli sulla Gazzetta renana ma è costretto a lasciare la Germania e trasferirsi a Parigi per un provvedimento di polizia. L'ascesa al trono di Federico Guglielmo III di Hoenzollern nei primi anni intorno al ‘44, costringe Marx a lasciare la Germania. Parigi è il laboratorio della cultura e della politica e Marx è ancora liberale. Entra in contatto con il socialismo utopistico che aveva moltissimi esponenti che teorizzavano piccole comunità socialiste (Blanc-Blanqui-Fourier-Proudhon). In questo ambiente caratterizzato da spinte rivoluzionarie entra in contatto con intellettuali di formazione hegeliana con i quali partecipa alla scrittura degli ‘Annali franco-tedeschi’.

Nel ‘43 aveva scritto 'Per la critica della filosofia del diritto di Hegel': parte da Hegel e va oltre Hegel. Critica la filosofia del diritto di Hegel dedicata al rapporto tra società civile e stato. Insieme a Ruge incontra Engels che rimarrà suo compagno di lotte: esce un solo numero e poi un provvedimento sospende la pubblicazione. Scriverà poi 'La questione ebraica'.
Il passaggio all'adesione al pensiero comunista avviene nel ‘44, in particolare quando scrive i ‘Manoscritti economico-filosofici’. Su pressione del governo prussiano viene espulso dalla Francia e ripara a Bruxelles per poi ritornare a Parigi nel ‘48 chiamato dal governo provvisorio dopo la rivoluzione francese. Fallita la rivoluzione ripara in Inghilterra dove conosce Willich il quale era esponente di spicco della lega dei giusti, una sorta di pre-organizzazione comunista che però era un comunismo evangelico che prenderà il nome di lega dei comunisti. L'intervento di Marx darà a questa lega una struttura organizzativa più efficace e soprattutto gli darà la teoria. Nel ‘48 scriveranno il ‘Manifesto del partito comunista’. A questo seguirà 'L'ideologia tedesca' che contiene temi fondamentali del materialismo di Marx.
Passa attraverso la stagione della fine del secondo impero e della comune di Parigi e vede una forma di stato governato dalla classe operaia che viene sedata nel sangue. Il 28 maggio 1871 la comune di Parigi finisce in un mare di sangue: quando cioè Thiers, il presidente del consiglio del governo provvisorio, pur di soffocare la comune di Parigi chiede l'aiuto dell'esercito prussiano (dopo la guerra franco-prussiana) per uccidere i parigini. Napoleone III viene imprigionato dai tedeschi, fanno nascere il secondo Reich nella reggia simbolo dei Borbone. In quel contesto le masse reagiscono e si forma la comune operaia che azzera i debiti di chi era sotto affitto. Thiers chiede ai nemici prussiani 100.000 uomini per reprimere la comune a Parigi. La comune viene repressa perché contro i rossi vanno bene le alleanze anche con i nemici, quelli che hanno umiliato.

Marx non conosce bene la situazione, non può tornare in Germania e ripara a Londra. Vive senza risorse economiche, non è riuscito a seguire la carriera universitaria. Si unirà a Genny che amerà moltissimo per tutta la vita, una nobile tedesca. Fu aiutato da Engels che era ricco e riuscì a sopravvivere pur trascorrendo momenti di grande miseria. Si dedica allo studio dell'economia politica. Parte da Smith e arriva alla teorizzazione del ‘Capitale’, uno studio che compie per più di 10 anni il cui sottotitolo era 'Per la critica dell'economia politica'. Organizzerà l'internazionale comunista di cui scrive l'indirizzo comune, entra in conflitto con gli anarchici ma anche con Lassalle (il partito social democratico tedesco che riconosce lo stato liberale garante di diritti). Moriranno i suoi figli ma soprattutto la sua amata Genny, e due anni dopo morirà anche lui di crepacuore.

'Per la critica alla filosofia del diritto di Hegel' segue il passaggio di Marx verso le sue teorie più autonome. Di quest'opera vedremo 2 aspetti:
•il fatto che Marx da un lato riprenda la lezione hegeliana consistente nella distinzione che Hegel fece tra società civile e stato;
•la critica alla concezione di stato hegeliano che accusa di essere una concezione falsa, illusoria, nel senso che così gli uomini distinguono tra cielo e terra. Le disuguaglianze sociali, le ingiustizie presenti in terra tra un uomo e l'altro troverebbero una forma di risoluzione in cielo, luogo in cui si instaurerebbe la giustizia, l'eguaglianza. La religione cristiana in virtù di questa distinzione tra cielo e terra salva la prospettiva dell'uguaglianza.

La struttura concettuale è la stessa in Hegel: se questo vale per il cristianesimo, per la filosofia del diritto hegeliana vale la stessa cosa perché alla terra corrisponde la società civile e al cielo lo stato. Nella società civile gli uomini sono tra loro divisi in una lotta incessante gli uni contro gli altri, vi è una prevaricazione degli uomini nei confronti degli altri. Nello stato, dice Marx, secondo Hegel si ricompongono le lacerazioni, gli uomini sarebbero riappacificati, non ci sarebbero più ingiustizie. Proprio perché lo stato è sostanza etica che educa gli uomini all'universale, ecco che le ingiustizie si risolvono. In virtù di cosa questo accadrebbe? In nome di cosa spariscono le distinzioni sociali? Perché Dio lascia gli uomini sulla terra a soffrire e poi risolve in cielo? Marx riferisce questo studio allo stato borghese, allo stato nel sistema liberale-democratico-borghese. In Russia c'erano state due fasi rivoluzionarie: una liberal democratica borghese a sistema elettivo parlamentare in cui lo stato si presenta come garante di uguaglianza tra gli uomini. ‘Tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge’ c’è scritto nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino francese e nella Costituzione americana. È un'uguaglianza formale per distinguerla dall'uguaglianza sostanziale. Questo era quello che si recitava dal ‘76 all’89 ma i cittadini avevano il diritto di votare? Le donne no, i neri no, solo i detentori di censo. In Italia viene eliminato con Giolitti in suffragio censitario e la Costituzione francese del 91 estende il diritto di voto a 4 milioni mentre tutti gli altri no. Quelli stessi che la proclamano la disattendono. Gli USA rimangono a suffragio censitario e a struttura schiavile per quasi un secolo. Anche la stessa uguaglianza formale è garantita dallo stato? No.
Quella sostanziale? Quando Robespierre tenta di mettere il maximum sui prezzi, quando ha fatto le requisizioni di grano (es: comunismo di guerra). Queste misure di maggior eguaglianza comportano che dopo un anno vengono catturati i giacobini con un colpo di mano.

Dice Marx, in nome di cosa in una società liberale borghese, lo stato dovrebbe garantire l'uguaglianza? Rimane una società civile dove regna la disuguaglianza che ci si illude che nello stato venga meno, che lo stato garantisca improvvisamente un'uguaglianza che nella società civile non c'era. Allo stato viene attribuito un potere taumaturgico, di guarigione dalle malattie ma non si sa da dove gli provenga.
La conclusione di Marx: lo stato sia in Hegel che in un sistema liberale democratico borghese è sempre espressione delle classi dominanti, non è vero che garantisce l'uguaglianza perché è espressione sul piano giuridico-politico delle classi dominanti economicamente che diventano le classi dirigenti. Salgono quelli che non ostacolano gli interessi economici degli industriali più importanti. Dietro allo stato non c'è uno stato universale che vuole il bene di tutti: lo stato è sempre espressione della parte più forte della società. Questo accade perché il potere è tale da influenzare quello stesso elettorato che va a votare. Non è vero che lo stato elimina le differenze, anzi, le istituzionalizza. Rousseau diceva che lo stato subentra perché legittima, istituzionalizza l'appropriazione di beni e terre da parte del prevaricatore.
Lo stato non annulla le differenze presenti della società civile ma anzi manda le classi dominanti al potere o chi le rappresenti adeguatamente.

Marx critica la concezione liberale da un punto di vista politico e antropologico. Sostiene che a partire dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino dell'89 l'impostazione liberale che sembra garantista, egalitaria, in realtà non è così perché in realtà si parla dei diritti dell'uomo egoista, separato dalla comunità. La tesi di Marx è: l'uomo ha diritti contro gli altri uomini, separato dagli altri. La tesi 'i miei diritti finiscono dove iniziano gli altri' si basa sull'idea che ho un'esistenza individuale, in cui faccio quello che voglio e gli altri uomini vengono visti come possibili minacce.

La libertà di basa non sul legame dell'uomo con l'uomo ma piuttosto all'isolamento dell'uomo con l'uomo. Per cui ci sono 2 concezioni di libertà:
•intesa come isolamento dell'uomo dall'uomo;
•intesa come legame dell'uomo con l'uomo (io sono libero con l'altro uomo, non isolatamente preso).

La visione liberale è individualistica mentre questa è una visione in cui l'uomo è libero se in relazione con gli altri. Io sono libero nella mia ricchezza e penso di essere libero anche se intorno a me gli altri stanno male. Marx è contro la visione liberale. Il destino degli altri interpella la mia vita, non siamo liberi e pienamente esseri umani se non pretendiamo che le ingiustizie sociali si risolvano. La costituzione del ‘93 difenderà la proprietà privata intesa non come un diritto naturale ma acquisito e disciplinato dalla legge. Robespierre dirà che il diritto alla proprietà privata è il diritto di godere di propri beni a proprio piacimento arbitrariamente, senza riguardo per gli altri uomini e quindi è un diritto all'egoismo. La proprietà privata è considerata un cuneo che si insinua e separa e isola gli uomini gli uni dagli altri che lascia che ogni uomo trovi nell'altro uomo non la realizzazione ma piuttosto il limite alla sua libertà. Le costituzioni che sono infondo borghesi si fondono su questa idea dell'uomo isolato.

Mentre nella dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino i cittadini venivano separati perché sono isolati, in realtà non è così perché i diritti dell'uomo sono nello stato civile. La distinzione uomo-cittadino nella società civile la riprende da Hegel, ma smentisce che lo stato difenda i diritti di tutti i citoyens, perché è espressione dei più grandi: lo stato serve per fini industriali. Riceve la libertà di essere egoista. Sembra che l'uomo della società civile non ancora cittadino abbia dei diritti che sembrano naturali ma in realtà sono diritti che hanno acquisito con la frode, la violenza, l'inganno.
Per concludere cita un passo di Rousseau: siccome l'individuo è parte di un grande tutto, l'istituzione di una società civile dovrebbe far sì che ognuno di noi che ha un'esistenza fisica e indipendente, acquisisca un'esistenza parziale e morale. La loro emancipazione passa attraverso la comunità, saremo liberi se ci sentiremo parte del tutto. È una diversa concezione dell'umanità. Sono due modi di intendere l'essere umano: o come individuo isolato ed egoista o come membro della collettività (la filosofia assume il ruolo di ontologia sociale).

Nel ‘44 compone i ‘Manoscritti economico-filosofici’ che rappresentano il passaggio di Marx dalla critica alla filosofia del diritto alla critica del sistema economico-finanziario. Troviamo un Marx filosofo perché poi si sposta sull'analisi della teoria del capitale.
Ritorna il tema dell'alienazione. Anche in questo caso conserva un significato negativo di estraniazione, scissione da sè stessi che avviene non per un fatto coscienziale come in Feuerbach legato alla fede, ma per effetto del sistema economico-produttivo capitalistico. Ha una base storica molto precisa. Per Marx la filosofia è in stretta relazione con gli eventi storici, contesta una filosofia astrattamente presa. L'alienazione viene prodotta da 4 cause tutte intrinseche al modo di produzione capitalistico.
Alienazione:
•rispetto all'oggetto del proprio lavoro
•rispetto all'attività lavorativa
•rispetto al genere umano
•rispetto al rapporto con l'altro uomo.

Il lavoratore produce un oggetto con il proprio lavoro. Nel sistema capitalistico come conseguenza della proprietà privata dei mezzi di produzione, l'oggetto del tuo lavoro viene sottratto, diventa proprietà di chi ha i mezzi di produzione.
Mi alieno lavorando: la mia attività diventa qualcosa di ostile ed estraneo a me stessa che faccio malvolentieri. Con il lavoro dovrei realizzarmi, dovrei sentirmi bene, invece nel sistema capitalistico il lavoro appare come una forma di schiavitù insopportabile e penso di essere libera quando ho finito di lavorare. Sono libera e me stessa quando mangio, bevo, scherzo. Marx si riferisce soprattutto al lavoro in fabbrica.
Per Marx anche se non ha ancora elaborato la concezione materialistica della storia, già si affaccia questa idea secondo la quale l'uomo è attività teorico pratica. L'uomo produce col suo lavoro la sua vita. L'uomo è preposto a produrre e riprodurre la sua vita e questa opera di produzione e riproduzione (termini che non troviamo qui) della vita materiale è chiamata da Marx il lavoro, l'attività. È l'estrinsecazione della natura umana, il modo in cui l'uomo vive. Non è mai solo lavoro fisico ma una riflessione teorica sul lavoro. Il lavoro non è da intendersi come una delle parti della propria vita ma è il modo in cui l'uomo dice qualcosa di sé stesso, è la manifestazione di sé. Nella società capitalistica il lavoro è un'attività che sentiamo estranea a noi. È un'attività che viviamo ma inautentica, una sorta di violenza tanto che ci sentiamo noi stessi quando finiamo di lavorare.
Operai ridotto a merce: un prezzo che scende se ci sono tanti operai che aspirano a fare gli operai. Merce nel senso che vendo la mia forza lavoro in cambio di un salario che muta a seconda della quantità di domanda e di offerta. Il rapporto di lavoro nella società capitalistica è tale per cui io compro una tua abilità fisica o mentale che sia e il resto non mi interessa. È proprio questa la depauperazione. Il sistema capitalistico mette tutto a valore: valorizzazione del mondo, capitalizzazione del mondo. Mettere a valore significa ricavare valore economico quindi profitto da qualsiasi cosa. Le cose hanno valore in quanto si ricava un profitto. Se io metto in commercio una macchinetta per fare un tatuaggio, non è un bisogno ma sono riuscita a creare business.
Non produco perché serve ma perché voglio fare denaro.
La messa a valore riguarda anche gli esseri umani, tutto è traducibile in valore economico, anche la vita delle persone. Le cose diventano merci che esistono in tanto in quanto hanno un valore economico. Cresce in rapporto la svalutazione del mondo umano. Quanto più aumenta la mercificazione del mondo, tanto più viene svalutato il mondo degli uomini perché vengono svalutati, mercificati. Questa alienazione, sottrazione dell'oggetto diventa spogliamento dell'operaio. La classe operaia è sempre più imbarbarita, il razzismo solitamente attecchisce lì. Il lavoro produce spiritualità e imbecillità. Il lavoro rimane esterno: l'operaio si sente sé stesso fuori dal lavoro e fuori di sé. Il lavoro serve solo per le cose esterne, per portare a casa la pagnotta.
L'uomo si sente sé stesso fuori di sé nella sua condizione primaria, riproducendosi, viene disumanizzato. Il lavoro nella società capitalistica disumanizza l'uomo, lo rende estraneo alla sua essenza. Scissione tra l'uomo empirico e la sua vera essenza.
L'ultima alienazione è quella dell'uomo con l'altro uomo. L'uomo esiste insieme con gli altri uomini ma questo tipo di sistema rimette l'uomo contro l'altro in particolare contro il mio datore di lavoro. Secondo Marx la lotta di classe è nella struttura del sistema capitalistico ed è una lotta contro chi mi aliena perché è una lotta contro la proprietà privata dei mezzi di produzione che poi diventa alienazione nei confronti dell'altro uomo.
‘Le tesi su Feuerbach’: è un articolo che segna il passaggio dal materialismo di Feuerbach a un nuovo tipo di materialismo, un rovesciamento rispetto all'idealismo speculativo.
Prima tesi: dice Marx, il materialismo di Feuerbach è un materialismo che potremmo definire passivo perché considera la realtà solo come oggetto già costituito esterno al soggetto ma non come attività umana, sensibile, prassi. Il materialismo deve concepire la realtà come attività sensibile umana. L'oggetto è frutto dell'attività sensibile umana. Anche Marx, riprendendo la lezione dell'idealismo hegeliano, sostiene che il soggetto si pone nel rapporto con la realtà sempre in termini attivi. La conoscenza dell'oggetto è attività pratica in virtù della quale io conosco me e modifico la realtà. Il materialismo non può essere inteso solo come rappresentazione fotografica della realtà ma l'uomo sempre nel rapporto con la realtà si pone in una azione di attività. Si è rapportato alla realtà esterna come se questa fosse data, come se il soggetto ne fosse passivo, e il lato attivo lo aveva sviluppato l'idealismo facendo una speculazione astratta. Feuerbach non concepisce l'attività umana come attività oggettiva che modifica l'oggetto.
Seconda tesi: la questione se il pensiero conosce o non conosce l'oggetto, non è teoretica ma pratica. È nella prassi che l'uomo ha il criterio di verità. La prassi diventa frutto di un'integrazione, relazione uomo-realtà esterna ma è anche criterio di verità perché mi dice se quello che ho pensato è vero. La pratica diventa criterio di verità, una teoria è vera non in base ad una corrispondenza logica. Rifiuta la gnoseologia realistica tradizionale propria del materialismo, per lui la conoscenza non è rispecchiamento e basta! C'è un'attività teorico-pratica del soggetto conoscente che si pone in relazione con l'oggetto ed è evidente che è la pratica che mi dice se quello che ho fatto va bene o meno. Contestazione degli ambientalisti: è l'uomo che antropizza la realtà e gli ambientalisti sostengono che l'uomo sia quasi dominatore sulla natura. La relazione dialettica di teoria e prassi è una visione molto antropocentrica, non è naturocentrica.
Quarta tesi: analisi che fa Feuerbach sull'auto-estraniazione religiosa: alienazione religiosa. L'uomo si autoestranea in un mondo religioso e l'azione di Feuerbach è consistita nel riportare il mondo estraneo all'uomo, al fondamento mondano per ricostituire l'unità dell'uomo che si era scisso. L'alienazione religiosa non è un fatto puramente coscienziale ma deriva dall'alienazione storica prodotta da un sistema economico produttivo iniquo tale da indurre l'uomo sfruttato a proiettare sé stesso in un altro mondo illudendosi che avrà giustizia. Le cause dell'alienazione religiosa sono politiche-economiche, hanno un loro fondamento nel sistema economico produttivo talmente iniquo da obbligare gli uomini a illudersi che esista un altro mondo. Molto spesso dietro a un fanatismo religioso c'è stata una grande sofferenza personale che ha indotto l’uomo a sperare in un altro mondo. La causa sta nella condizione umana di sofferenza irrisolvibile. Marx usò l'espressione che la religione era l'oppio dei popoli perché la religione diventa il modo in cui queste ingiustizie che vivo troveranno un superamento che non è più affidato all'uomo ma ad una sorta di divinità. L'uomo per riappropriarsi di sé stesso deve ricostruire la propria essenza dice Feuerbach. Ma l'essenza umana non è qualcosa di astratto, è l'uomo inserito in una trama di rapporto storico-sociali. L'alienazione religiosa ha una genesi coscienziale e una disalienazione coscienziale ma questa essenza è intesa astrattamente, astoricamente, isolatamente. Aver intesa l'essenza astrattamente significa non in termini storico-politico-economici; astoricamente come se questo processo avvenisse indipendentemente e isolatamente come se l'uomo non fosse in relazione con gli altri uomini. Il sentimento religioso cambia a seconda dell'epoca storica (Hegel risolve come la storia che deve raggiungere il suo dover essere). Questa è la ragione per la quale i regimi socialisti hanno contrastato l'espressione dei culti religiosi. Errore colossale: siccome questa era la posizione del marxismo hanno impedito agli uomini la religione perché nel regime socialista spesso le chiese hanno svolto una funzione di ricettacolo dell'opposizione.

•Forte semplificazione poter liquidare il pensiero religioso e annullare anni e anni di religione - libertà di pensiero e culto religioso;
•è possibile una forma di religione non alienata? È possibile credere in una religione che non comporti scissione e alienazione?
L'insistenza con cui è stata contrastata la libertà religiosa ha sicuramente favorito la nascita di un'opposizione politica molto forte. Marx è stato inteso come valore assoluto e il socialismo ha sbagliato in molte cose: imporre un sistema di pensiero sbagliato.
Undicesima tesi: i filosofi finora hanno variamente interpretato il mondo, ora si tratta di cambiarlo. La filosofia non è più la nottola di minerva ma ora ha un ruolo teorico nella misura in cui interviene sulla realtà. Filosofo che non si limita a pensare ma agisce per cambiare la realtà.

Materialismo storico già nelle tesi su Feuerbach dove Marx contesta un materialismo passivo soltanto coscienziale, individuale, quindi contrappone ad esso un materialismo attivo, concreto e sociale non individuale. Teorizzazione del rapporto teoria-prassi mostrando come il rapporto soggetto-oggetto non viene visto in termini di passività ma di attività nel senso che c'è una relazione che definisce nei termini di teoria prassi. L'uomo conosce, sperimenta, modifica la realtà, istituisce tra teoria e prassi una dialettica. Il soggetto è attivo e passivo perché la realtà esiste ma mi interpella, mi costringe ad agire su di essa. Usando come paradigma l'alienazione religiosa mostra come questa nasconda basi storiche-politiche, alienazione determinata dal sistema economico produttivo in cui l'uomo vive che lo induce a cercare la salvezza in un'altra vita. Il materialismo storico è la concezione materialistica della storia: la storia si sviluppa per cause materiali anziché ideali. Mentre per l'idealismo era un'idea che faceva andare avanti la storia, qui sono le condizioni materiali.
Non è l'idea di riconoscimento, tolleranza, prassi, non sono queste acquisizioni teoriche che mandano avanti la storia ma queste condizioni materiali: l'uomo produce le condizioni per vivere e per riprodurre sé stesso quindi l'uomo è un ente sensibile/materiale che produce e riproduce le condizioni per vivere. L'uomo è colui che opera, lavora. Da quanto esiste si relazione col mondo e la natura per garantire la sua sopravvivenza. L'uomo è un ente capace di attività produttiva e riproduttiva. L'uomo produce le sue condizioni materiali attraverso teoria.

Ne deriva una struttura economico-produttiva, un modo in cui si produce. Non è che ognuno viva separato, riproducendosi gli uomini si sono legati e hanno determinato la nascita di un modo di produrre. Quella che Marx chiama struttura è data dal rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione. Una struttura economica non è mai qualcosa di statico ma è un rapporto. I rapporti sono dinamici, trovano un momentaneo equilibrio ma poi si evolvono. Le forze produttive sono: gli uomini che lavorano, i mezzi di produzione e le conoscenze tecnico-scientifiche.
In ogni epoca storica ci sono le forze produttive che si modificano continuamente in base allo sviluppo delle conoscenze teorico-scientifiche. (Es: schiavi con la zappa-operai con la macchina/fabbrica).
Le forze produttive sono dinamiche però sono sempre in relazione con i rapporti di produzione altresì chiamati rapporti di proprietà. Se i mezzi appartengono a qualcuno o a me che lavoro fa la differenza, cambia molto. I rapporti di proprietà dei mezzi di produzione, delle conoscenze (perché la conoscenza è sempre stata pilotata dai proprietari dei mezzi) ma anche degli uomini, come gli schiavi. Questo rapporto tra forze di produzione e rapporti di produzione è un rapporto che in alcuni momenti è corrispondente, nel senso che c'è corrispondenza tra le forze produttive e i rapporti di produzione.

Rivoluzione francese: la classe borghese diventa il terzo stato che fa la rivoluzione e in questo si crea una perfetta corrispondenza. Il modo in cui si inizierà a produrre sarà un modo corrispondente. Prima c'era non corrispondenza nel sistema feudale tra forze produttive e rapporti di produzione perché il feudalesimo è sopravvissuto a sé stesso. La popolazione cresceva, i rapporti di proprietà erano tali da non poter alimentare la popolazione perché entravano in conflitto/non corrispondenza con le forze produttive (frenano il loro sviluppo e li fanno morire) e si salva solo per la peste. Il sistema economico produttivo capitalistico consente di vivere solo a un miliardo di persone.
Questa è la storia: c’è un momento di acme in cui forze produttive e rapporti di produzione corrispondono. C'è un momento in cui anche nel sistema feudale si conosceva corrispondenza.
Nel 1873 con la crisi di sovrapproduzione si fecero guerre e iniziò il colonialismo e nacquero i monopoli: nuovo sistema di accentramento della proprietà di produzione. Il feudalesimo va in crisi che dura 7-800 anni finché si arriva alla rivoluzione: nel 1348 si esce dalla crisi grazie alla peste, poi non c'è sviluppo, stagnazione risolta con la scoperta dell'America nel 1492.

La storia secondo Marx si sviluppa per sistemi economici produttivi, 4 grandi sistemi produttivi:
1. Primitivo: proto-comunista in cui gli uomini vivevano nello stato di natura e tutto era di tutti, non esisteva la proprietà privata;
2. Feudale: si va affermando dopo il crollo dell'impero romano di occidente;
3. Capitalistico: si afferma con molta fatica: la conquista dell'America pone le premesse perché determina la formazione del capitale originario. Alcuni accumulano capitale che poi investiranno. Quando il sistema capitalistico si costituisce perché il sistema non reggeva più, era crollato e la crisi si vede dalla contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione. Il sistema economico produttivo è in crisi ma cosa deve esserci perché ci sia una rivoluzione delle corse produttive che rivoluzionino i rapporti di produzione? La classe sociale antagonista che più delle altre ha sofferto deve fare la rivoluzione. La classe borghese durante il feudalesimo ha fatto la rivoluzione perché non riusciva a sviluppare le sue forze e si è costituito il terzo stato composto da contadini, artigiani e borghesi;
4. Socialista.

Essendo un rapporto è costantemente mobile, le forze di produzione sono più dinamiche mentre i proprietari dei mezzi di produzione sono più statici. I rapporti si squilibrano, si apre un periodo di crisi. Durante lo squilibrio si verificano due fattori, uno oggettivo cioè che si verifica una crisi e un fattore soggettivo: occorre che la classe antagonista diventi in sé e per sé perché la classe operaia in sé non è ancora cosciente del suo ruolo politico, che diventi egemone rispetto ad altre classi sociali che si stringono intorno ad essa. Deve fare alleanze con altri strati sociali, non può aprire il processo rivoluzionario da sola. Quest'alleanza ha permesso la rivoluzione francese con la borghesia, ma causò anche delle sotto rivoluzioni provocando la spaccatura della rivoluzione.
Deve avere un'organizzazione politica. Questo rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione determina le basi materiali di un sistema economico produttivo, la struttura. Una struttura è sempre una struttura economica, dice come avviene la produzione, chi ha i mezzi... per Marx la struttura è centrale, la storia dipende dalla struttura. C'è un rapporto tra struttura e sovrastruttura, la struttura condiziona la sovrastruttura, diritto, politica, religione, arte, letteratura, tutta la produzione culturale dell'uomo. Quindi Marx dice che la politica è una sovrastruttura. Parlando della Francia dice che dietro un politico c'è sempre un interesse economico è un modello di sviluppo di questo interesse. C'è distinzione tra la natura di classe e la base di massa di un partito politico.

Materialismo storico
Produzione e riproduzione della vita materiale da parte degli uomini (definito con il nome di attività teorico-pratica e nel prodursi gli uomini entrano in relazione tra loro).
Che tipo di rapporti? Rapporto tra rapporti di produzione e forze produttive da cui si ricava che questo rapporto è sempre dinamico tant'è vero che è il rapporto alla base della storia del genere umano a seconda che ci sia equilibrio e squilibrio si determina un sistema economico produttivo e questo sistema entra in crisi. Questo rapporto determina o la formazione o la crisi di un sistema economico-produttivo. Nel corso della storia questo è verificato: la crisi può protrarsi all'infinito se non c'è l'elemento soggettivo cioè la capacità della classe antagonista di ribellarsi ad un sistema decrepito. Legge della corrispondenza o non: corrispondenza tra forze produttive o rapporti di produzione.
La struttura economico-produttiva di un'epoca storica è data dal modo in cui si produce e quindi questi rapporti costituiscono la struttura. L'analisi materialista della storia si fonda sullo studio della struttura economico-produttiva di una determinata epoca. Diversità di un'analisi idealistica della storia e un'analisi materialistica della storia. Hegel mostra che la storia procede di acquisizione culturale in acquisizione culturale. Qui capisci la storia analizzando la struttura economica.

La struttura è rappresentata dalle basi materiali che determinano la società mentre la sovrastruttura è l'insieme della produzione culturale/politica/religiosa di un'epoca storica.
La religione è fortemente condizionata dalla struttura economica-produttiva di quel periodo. Tra struttura e sovrastruttura esiste un rapporto di condizionamento. La struttura condiziona molto fortemente la sovrastruttura. Molto spesso noi pensiamo che la politica sia autonoma e indipendente ma le idee dei politici sono sempre espressione della struttura economico-produttiva. La politica è sempre finanziata, sostenuta, condizionata da chi ha in mano i rapporti di produzione. Marx ha scritto varie opere tra cui 'Le lotte in Francia'.
Dice: 'stiamo molto attenti dal non pensare che la struttura economica non condizioni il mondo politico. La politica non è mai autonoma. Dietro ad ogni politico c'è una natura di classe e una base di massa’. Non è detto che coincidano perché la natura di classe dal fascismo, cioè essere espressione della grande fase del capitalismo italiano, il fatto che il fascismo rappresentasse questo non significa che avesse la stessa base di massa. Si autorappresentava come un movimento popolare che faceva gli interessi di tutti e quindi aveva una base di massa medio-borghese, non ci andava l'alto borghese. Dietro ad ogni politico c'è sempre una natura di classe e non bisogna fidarsi di quello che dice: per capire cosa farà questo politico bisogna vedere gli interessi che difende.
Anche la letteratura e l'arte: se non contestualizzi l'autore non capisci la sua arte. Il modo in cui gli uomini rappresentano con la pittura, la letteratura, l'arte, la scultura, sé stessi, discende dal contesto storico-politico-economico in cui l'artista vive. Pirandello è il narratore di un uomo alienato. Tutti i grandi artisti rappresentano il periodo in cui vivono. Il contesto storico-economico influisce enormemente sulla produzione culturale. Giustamente Marx parla di struttura e sovrastruttura che è fortemente influenzata dalla struttura. Non c'è un'arte o una religione o una politica individuale. La stessa coscienza umana è condizionata dalle basi materiali in cui l'uomo vive. Non c'è ombra di dubbio: se siamo così non si può non risalire alle basi materiali della famiglia, delle condizioni sociali...
Marx insiste su questo aspetto: anche la coscienza umana è il prodotto delle condizioni materiali, ambientali, educative nelle quali l'uomo si forma. Talvolta la sovrastruttura o la coscienza morale di qualcuno può esercitare una influenza sulla struttura. Ci sono delle epoche storiche in cui gli uomini producono idee e la sovrastruttura è forte e delle epoche in cui la sovrastruttura è debole.

Nel ‘Manifesto del partito comunista’ del ‘48 vengono posti vari problemi:
Lotta di classe: ragione per cui la lotta di classe riguarda lo scontro tra forze produttive e rapporti di produzione, lotta non contingente ma necessaria.
Legge della corrispondenza e non corrispondenza perché mostra i macrosistemi che si sono alternati.
Transizione a una società comunista.
La tesi fondamentale della visione marxista è la tesi della storia come lotta di classe. Sempre la storia si è sviluppata in virtù della contrapposizione tra la classe degli oppressi e la classe degli oppressori. In ogni epoca storica ci sono stati degli oppressi e degli oppressori naturalmente differenti ma la dinamica è sempre stata questa. La lotta di classe non è né casuale né contingente, è proprio strutturale ad un sistema economico produttivo. Il manifesto di apre con la parte in cui mostra la lotta della classe borghese nei confronti del sistema feudale. La classe borghese è stata una classe rivoluzionaria che si è battuta contro i rapporti che paralizzavano le forze produttive e quindi ha avuto un ruolo propulsivo e rivoluzionario: ha rivoluzionato i suoi mezzi di produzione. Ha inventato il lavoro artigianale e poi il lavoro di fabbrica. Gli uomini innovano continuamente i loro mezzi di produzione. Marx elogia moltissimo la classe borghese presentandola innovatrice che ha continuamente innovato le conoscenze tecnico-scientifiche. Ha addirittura esteso la produzione e la commercializzazione a livello globale cogliendo genialmente che il sistema economico-capitalistico è un sistema globale che non può rimanere legato ad un paese. Ha colto genialmente non solo questo sviluppo ma il fatto che mai la classe borghese ha potuto instaurare il sistema capitalistico senza colonialismo, imperialismo, senza relazionarsi con un mercato globale perché la globalizzazione è insita nel capitalismo. Io non produco per il bisogno della gente, produco in funzione del profitto: quello che produco devo vendere. Analizza il sistema capitalistico e mostra come la classe borghese da classe rivoluzionaria diventi classe oppressiva, diventa la classe che vuole conservare il potere raggiunto. Quando il sistema capitalistico dopo un suo lungo rodaggio mostra di non essere capace di stare in equilibrio con le forze produttive e quindi i rapporti di proprietà diventano oppressivi, salta la corrispondenza e il sistema capitalistico mostra di non essere in grado di far vivere le sue forze produttive. È necessario che la classe antagonista, il proletariato agricolo e industriale, ingaggi una rivoluzione in grado di instaurare un sistema comunista/socialista. Questa classe borghese che ha fatto una rivoluzione grandiosa oggi rivela di non essere più in grado: la borghesia conserva il suo potere mentre la classe operaia dovrebbe fare la rivoluzione. Se non la fa la crisi continua. Queste crisi si aprono di corrente e le chiama crisi di sovrapproduzione. Secondo il marxismo le crisi sono tutte crisi di sovrapproduzione che vengono pezzate con l'imperialismo o i monopoli.
Sistema socialista
Marx divide tra società socialista e società comunista. Fatta la rivoluzione si instaura il sistema socialista fondato sulla dittatura del proletariato sui capitalisti che si esercita togliendogli i loro averi e si esprime nella costrizione inflitta a una ristretta minoranza di adeguarsi alla volontà della maggioranza. In questa fase la dittatura è espressione dello stato che requisisce, pianifica l'economia, quello che si è tentato di fare in Russia. Rimane il partito del proletariato che dovrebbe garantire la vittoria della rivoluzione proletaria. Se non c'è un partito la guida crolla. Nella realtà il vigilare perché non ci siano tentativi controrivoluzionari può essere fatto in vari modi: nei paesi dell'est c'erano le polizie segrete. La presenza del partito è stata repressiva. Le esperienze vigenti sono crollate, la esigenza aveva un suo senso perché gli oppositori tentarono di ritornare al potere.
Sistema comunista
Spariscono lo stato, le classi sociali e quindi anche la proprietà privata. Si instaura un sistema in cui ad ognuno viene dato in base al merito e al bisogno. La società comunista viene a coincidere quasi con l'anarchia. Il comunismo appare una sorta di paradiso terrestre, rimane il dover essere hegeliano, la storia evolve verso un perfettissimo mai realizzabile.

‘Il capitale’ viene definito da un'opera che si chiama 'Per la critica dell'economia politica' pubblicata nel 59. Il capitale si muove sull'onda dell'economia classica. Marx ha studiato Smith e Ricardo da cui attinge una serie di cose importanti tra cui l'idea del valore-lavoro. Il capitale si basa su una premessa hegeliana: anche Marx come Hegel concepisce il sistema economico come una totalità come Hegel concepisce l'idea come una totalità. Diversamente dagli altri economisti Marx non scindeva la produzione dal consumo e dallo scambio ma analizzò il sistema connettendo tutte le parti che costituiscono il ciclo produttivo. Marx parte dall'analisi di un presupposto metodologico che lui dice sbagliato: che non ci sia alternativa al sistema capitalistico perché gli altri sono sistemi che non reggono.
Lui dimostrerà su cosa si fonda il sistema capitalistico e che esso è destinato a crollare per lo scoppio di contraddizioni sue interne (le crisi ricorrenti ne sono una prova).
Il sistema capitalistico viene definito come produzione generalizzata di merci: tutto è merce, tutto si può e si deve trasformare in merce. Diventa merce qualsiasi cosa, tutto diventa un potenziale business. Qualsiasi merce secondo Marx ha un valore di uso e un valore di scambio. Il valore di uso è legato all'uso di una merce mentre il valore di scambio è un valore in virtù del quale io ho denaro, produco la merce e ottengo più denaro. Io investo il denaro, produco delle merci e le vendo al doppio. Il denaro investito produce il plus valore. Ha un plus valore ma come è possibile che si crei? Nel sistema precapitalistico tu avevi la merce, ti procurava denaro e riproducevi altro denaro. È proprio del sistema capitalistico DMD+ mentre prima MDM, la merce è funzionale all'uso. Da dove scaturisce il plus valore? Non può provenire dallo scambio. Non è la moneta che produce plus valore perché è sempre equivalente al valore di una merce. Non può che provenire dal plus lavoro, cioè la quantità di lavoro prodotto e non retribuito. Perché?
Perché io produco con mezzi di produzione che non sono i miei, mezzi di produzione privati
perché io stesso, il mio lavoro è considerato merce: non sono assunto in quanto essere umano ma in quanto forza lavoro. E io pago la forza lavoro tanto quanto serve alla forza lavoro per sopravvivere, non in funzione di quanto produce ma in funzione di quanto le serve per sopravvivere. Non pago il lavoro effettuato ma la forza lavoro in funzione della sua riproduzione. Se potessi usare un animale userei un animale o un computer. Forza lavoro retribuita con un salario corrispondente alla conservazione in vita della forza lavoro.

Marx rivisita la tesi mostrando come dal lavoro derivi il plus valore, la quantità di lavoro erogata e non retribuita in quanto il lavoratore non è considerato produttore ma forza lavoro considerata merce e pagata in quanto tale: il salario è il costo della merce-lavoro e questo costo è soggetto alle fluttuazioni proprie della legge della domanda e dell'offerta (molta domanda=lavoratore poco pagato/poca domanda=lavoratore molto pagato). Da questa tesi del plus valore Marx ricava anche la tesi del profitto, tra loro sinonimi ma non coincidono completamente. Sono la stessa cosa però il profitto è minore in quanto dal profitto occorre detrarre le spese che il capitalista ha dovuto affrontare in termini di salari o spese legate all'uso dei macchinari. Il plus valore è dato dal rapporto tra capitale costante (macchinari/mezzi di produzione) e capitale variabile (retribuzioni/salari). Il profitto è dato dalla relazione tra plus valore fratto capitale costante+capitale variabile. Il profitto è quanto resta al proprietario dei mezzi di produzione detratte le spese occorrenti per la conservazione/sostituzione/mantenimento del capitale costante + la forza lavoro ed è inferiore rispetto al plus valore. La produzione della merce nel capitalismo è il D1, il denaro guadagnato. La lotta di classe è tutto tranne che casuale o contingente, la lotta di classe è fondamentale, imprescindibile, tra chi ha una visione classista e chi una visione inter-classista. Il profitto è direttamente proporzionale alla riduzione del lavoratore a merce. Quanto più aumenti la produttività sfruttandolo, tanto più hai profitto.
Seconda parte del capitale
Il modo di produrre capitalistico in sé è contraddittorio: è destinato a scoppiare per contraddizioni interne. Deve esserci la classe che organizza la rivoluzione altrimenti un sistema seppur in crisi può mantenersi a lungo. Il limite è dato dal perseguimento del massimo profitto e dalla conseguente anarchia della produzione. Questa contraddizione determina concorrenza e la concorrenza a sua volta si risolve in sfruttamento massimo. La contraddizione di fondo è rappresentata dal fatto che il sistema capitalistico produce merci in virtù della libera iniziativa privata. (Chi ha i soldi li investe nella sua idea sperando di avere successo).
Chi ha più capitale, più finanziamenti, più profitto, macchinari più moderni, chi investe di più e ottiene maggiori quantità di profitto nella stessa frazione oraria conquista il mercato. La contraddizione nasce dal fatto che ognuno produce ma per poter proseguire devo ottenere il massimo profitto. La libera iniziativa privata che produce anarchia di produzione e il fatto che devo perseguire il massimo profitto non stanno insieme perché non è detto che io riesca perché per ottenere il massimo profitto devo avere capitale, finanziamenti, costo della manodopera bassi e un mercato sicuro: una serie di condizioni per le quali non è detto che io resti sul mercato. Concorrenza: da un lato io posso produrre liberamente, dall'altro la concorrenza mi mette in una condizione per cui io devo ridurre il capitale variabile e aumentare il capitale costante. Nei sistemi socialisti l'anarchia della produzione viene sostituita dalla pianificazione economica. La libera iniziativa privata ha un effetto che dilata la concorrenza e la dilatazione della concorrenza crea non pochi problemi perché comporta: crisi di sovrapproduzione di e necessità di creare grandi accentramenti nelle mani di pochi, i monopoli. Il perseguimento del massimo profitto deriva dal fatto che per perseguire il massimo profitto Marx parla di tendenziale calo di profitto. Teorizza una sorta di legge che è più una linea tendenziale che comporta un tendenziale calo del saggio di profitto perché una parte sempre maggiore di profitto deve essere investita in capitale costante perché altrimenti non fai fronte alla concorrenza. Aumentando la produttività e riducendo il costo del lavoro vai sicuro.

Secondo Marx il sistema capitalistico è minato da una contraddizione interna che lo porta a crisi ricorrenti più o meno gravi. Queste crisi nascono da questa contraddizione tra la ricerca del massimo profitto, imperativo categorico, e la concorrenza che è strutturale del sistema capitalistico perché si basa sulla libera iniziativa privata. Questi due elementi entrano in rotta di collisione e provocano come effetto quella che Marx chiama la caduta tendenziale del saggio di profitto.
Tendenza che il saggio di profitto tenda a diminuire perché per far fronte alla concorrenza il capitalista deve investire plus valore in capitale costante. L'economia è andata progressivamente finanzianizzandosi: mentre nel passato il denaro produceva merci e la merce produceva denaro, ora si fa in modo che il denaro produca denaro. Anziché investire nelle fabbriche è possibile fare investimenti in borsa, investimenti speculativi in ambiti finanziari che permettono di ottenere più tassi di rendita perché se investi solo in macchinari rischi di diminuire il tasso di profitto. Investo non in attività produttive e così diminuisce sempre più la percentuale di capitale investita in capitale costante. Oggi la finanzializzazione è una forma di speculazione, si investe in denaro che produrrà denaro. L'effetto è quello di creare delle bolle speculative, che le azioni salgano artificialmente di valore. Siccome la domanda è alta queste azioni salgono di prezzo non perché ad esse corrisponda un reale valore. Si viene a creare il gap tra il valore artificiale di un'azione e la realtà produttiva sottostante. L'euforia speculativa che aveva caratterizzato le azioni negli anni '29/'30 negli USA ha cominciato a franare quando è circolata la voce secondo la quale queste azioni non avessero copertura.

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