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MARX: gli scritti giovanili:
Sin dagli scritti giovanili vediamo che al centro della filosofia di Marx c’è il rapporto Filosofia e Mondo e la comprensione della realtà e la sua trasformazione. La sua prima opera fu quella che contrasta la filosofia hegeliana del diritto pubblico. Secondo Marx Hegel fallisce nello spiegare la natura dello stato perché opera un inversione di soggetto e predicato: egli trasforma l’Idea in soggetto e fa dei soggetti reali (famiglia,società civile e stato) in momenti obiettivi dell’Idea. Quest’inversione oggetto-predicato ricorderemo era stata già contestata ad Hegel da Feuerbach. La critica di Marx ad Hegel è in due direzioni: dapprima egli afferma che ciò preclude ad Hegel di arrivare ad una comprensione della realtà e che la sua costruzione della realtà risulta essere vuota di contenuto. In secondo luogo la dottrina hegeliana dello stato assume al suo interno la realtà empirica dello stato moderno senza indagine,critica o senza darne una spiegazione.

Età moderna: separazione tra bourgeois e citoyen.
Per Marx al centro dello stato moderno c’è la separazione che si è avuta tra bourgeois e citoyen ossia tra individuo portatore di interessi privati e individuo in quanto membro di una comunità politica. Ciò è dovuto all’autonomizzarsi della sfera sociale e della sfera politica e secondo Marx, Hegel ha interpretato questa separazione come opposizione tra società civile, la sfera della persona concreta che ha il sé come fine, e la totalità della sfera statuale e ha individuato come sintesi di questa opposizione nello stato. Una mediazione che Marx giudica illusoria dal momento che tramite essa il privato non diventa politico ma attraverso essa i suoi fini si trasferiscono nella sfera politica per cui non c’è universalità.
Dalla critica del cielo alla critica della terra:
Due importanti scritti giovanili di Marx furono “la questione ebraica” e “la critica della filosofia hegeliana del diritto”. Nel primo critica la visione di Bauer che vedeva l’antagonismo tra Ebrei e Cristiani superabile attraverso una laicizzazione dello stato al fine di rendere inefficienti ogni differenza di credo religioso. Egli afferma invece che la laicizzazione dello stato non comporta il superamento dell’alienazione religiosa e ciò lo dimostrano le colonie dell’America del Nord. In generale secondo Marx l’emancipazione politica non produce l’emancipazione umana .La vera emancipazione dell’uomo afferma Marx non può avvenire solo nella sfera politica tanto meno, come voleva Feuerbach, non può avvenire liberandosi dall’alienazione religiosa la quale non è altro che una conseguenza dell’alienazione nella società e nello stato. Per tanto la filosofia deve volgere la sua critica smascherante al mondo per cui la critica del cielo deve trasformarsi in una critica della terra. Questo progetto può essere portato avanti da un unico ceto: il proletariato, una classe che rappresenta la totale perdita dell’uomo e che può quindi ritrovare se stessa col totale riscatto dell’uomo emancipando così l’intera società. Il proletariato è il cuore dell’emancipazione umana mentre la filosofia né è il cervello.
Il programma dei Manoscritti:
Constatato l’insufficienza dell’emancipazione politica Marx si pone come compito quello di un analisi economico-sociale. Qui inizia la critica dell’economia politica che sfocerà con la stesura del “capitale”. Egli vuole partire dai presupposti dell’economia politica e dalle sue leggi per dimostrare come tali presupposti conducano a contraddizioni come ad esempio l’aumento della ricchezza genera l’impoverimento dell’operaio, la concorrenza sfrenata causa l’accumulo del capitale in poche mani e come l’interesse dei capitalisti si mostra essere in contrasto con quello dell’intera società. Per cui l’economia politica non mostra un interessa per l’uomo in quanto tale concependo l’uomo come “bestia da soma” e il lavoro nella sola figura di attività di guadagno. L’economia politica in quanto scienza pretende di poter spiegare la realtà come l’esistenza della proprietà privata come se fosse un dato naturale e ne fa valere leggi come se fossero leggi naturali.
L’analisi del lavoro alienato nei manoscritti:
Nei manoscritti Marx fa un analisi del lavoro alienato; secondo Marx l’alienazione fornisce la chiave di lettura del rapporto uomo-natura della società capitalistica. L’alienazione riguarda l’oggetto del lavoro ossia il prodotto in cui il lavoro si oggettiva. Dal momento che l’oggetto non appartiene al lavoratore l’oggettivazione risulta essere un alienazione, un espropriazione dell’operaio. Da ciò Marx ricava 3 aspetti dell’alienazione: l’alienazione dall’attività lavorativa che non è più il momento della realizzazione dell’uomo ma è un momento di perdita di esso; l’alienazione al genere umano: momento in cui l’uomo perde la sua caratteristica di poter trasformare la natura secondo un progetto consapevole; l’alienazione dell’uomo:dal momento che l’oggetto e la vita stessa dell’operaio diventano proprietà di un altro: il capitalista. Da qst analisi ne deriva che la proprietà privata è il risultato del lavoro espropriato.


Il recupero della totalità dell’uomo:
l’emancipazione dell’uomo sarà dunque la riappropriazione di quanto è andato perduto a causa dell’alienazione. Il vero comunismo per Marx è negazione della negazione, soppressione dell’alienazione in vista della riappropriazione di se stesso.
La dialettica di Hegel e la storia reale:
Notiamo che Marx utilizza come categorie principali per l’analisi dell’economia politica e del socialismo alcune categorie di origine hegeliana( alienazione,oggettivazione,negazione della negazione) e intende l’uomo come essenza secondo la prospettiva antropologica di Feuerbach. Feuerbach per Marx ha il grande merito di aver mostrato che la vecchia filosofia è non è altro che una forma dell’alienazione. Inoltre il processo di negazione della negazione comporta al fatto che ogni affermazione è il risultato di un movimento di negazione e quindi di un processo dialettico: un processo che Marx ritiene di fondamentale importanza per cogliere lo sviluppo dell’uomo reale e della sua storia. Egli quindi riconosce ad Hegel il merito di aver individuato nella dialettica il principio motore ,di aver compreso l’uomo come un processo di oggettivazione e di aver individuato nel lavoro il momento fondamentale del processo di autoproduzione (oggettivazione) dell’uomo. L’errore di Hegel, secondo Marx, sta nell’aver individuato il soggetto nell’autocoscienza in cui avviene tutto il processo e per cui sia l’alienazione e sia la soppressione sono solo apparenti. Per cui la dialettica hegeliana lascia sussistere il suo oggetto nella realtà pur credendo di averlo superato. Per questo motivo Marx intende costruire una dialettica a partire dall’uomo inteso come ente oggettivo portatore di forze essenziali che si realizzano nel mondo della natura e dei rapporti sociali e per cui il movimento di alienazione e riappropriazione avviene sul terreno della storia reale.

IL MATERIALISMO STORICO:
riflessione marxiana sulla storia:
La storia è in primo piano nella riflessione di Marx e funge da chiave di lettura per indagare i fenomeni criticamente. Parleremo in Marx di visione materialistica della storia o di materialismo storico, dottrina che viene portata avanti in “ideologia tedesca” e nel “manifesto del partito comunista”.
L’ideologia tedesca:la critica a Feuerbach.
Fondamentale in “ideologia tedesca” è la critica che Marx e Engels fanno all’a sinistra Hegeliana in particolar modo per la prima volta a Feuerbach ed è proprio la critica a Feuerbach che è di grande importanza al fine della comprensione del materialismo storico. Feuerbach è partito dall’uomo come oggetto sensibile ma non lo ha inteso come “attività sensibile” per cui l’uomo di Feuerbach è una realtà statica e astratta che non riesce a cogliere la realtà degli uomini concretamente operanti. Per cui in Feuerbach, materialismo e storia restano separati e nemmeno lui riesce quindi a uscire dal “terreno filosofico” imposto da Hegel. Contro questa concezione Marx sostituisce alla categoria dell’essenza di Feuerbach quella degli “uomini” che vengono intesi come individui determinati.
Coscienza come prodotto sociale:
Il primo presupposto da cui partire è che gli uomini per vivere devono soddisfare i propri bisogni naturali quindi la “produzione dei mezzi di sussistenza è l’attività fondamentale ossia la prima azione storica. Sulla base di questo primo aspetto delle condizioni storiche originarie Marx ne individua altri tre: la creazione e la soddisfazione di nuovi bisogni, la riproduzione( la famiglia) che è il principio dell’unico rapporto sociale, e la cooperazione fra più individui dal momento che sia la creazione che la riproduzione implicano relazioni tra gli individui. A questo punto possiamo parlare di coscienza che sorge dalla necessità del rapporto con altri uomini e quindi è un prodotto sociale che si sviluppa in relazione allo sviluppo delle forze produttive (popolazione, cooperazione, produttività,mezzi di produzione). La coscienza inizialmente è coscienza dell’ambiente sensbile immediato; essa si limita alla dimensione del gruppo, è pura “coscienza di gregge”. La formazione di nuovi bisogni e il lavoro perfezionano la coscienza naturale e sociale e portano alla divisione del lavoro. Soltanto la divisione tra lavoro manueale e mentale fa si che la coscienza possa autonomizzarsi dal mondo: da vita alle forme di cultura, teologia,filosofia.
Questa sorta di storia originaria della società e della coscienza da a Marx un modello per interpretare le relazioni esistenti tra le diverse sfere in cui si implica l’attività umana. La cosa importante è che la totalità dell’essere sociale va indagata a partire dalla sfera della vita produttiva mostrando i nessi tra questa e i rapporti sociali,politici,giuridici ecc. “Non è la coscienza che determina la vita ma è la vita che determina la coscienza” è il principio Marxista contrapposto a quello idealistico per concepire la storia. La coscienza dunque non è un presupposto ma un attività fondamentale dell’uomo le cui diverse forme vengono guadagnate all’interno del processo storico e si manifestano in condizioni storiche date:la metafisica,la morale, la religione. :S
Ideologia e rapporti di produzione:
la separazione tra coscienza e le condizioni materiali in cui essa si forma costituisce la base dell’ideologia. L’ideologia è per Marx ogni forma di rappresentazione teorica inconsapevole della propria condizionatezza storico-materiale; l’ideologo agisce separando le idee dalle loro radici storiche universalizzandole e creando teorie che nascono invece dall’intreccio con una situazione storicamente determinata. Questo atteggiamento corrisponde alla funzione che ha la classe dominante di ogni epoca di presentarsi come classe universale e quindi i valori della classe dominante sono in ogni epoca i valori e le idee dominanti. Marx successivamente parlerà di struttura per indicare l’insieme dei rapporti di produzione nella società e che è la base della sovrastruttura giuridica e politica. A livello della struttura avviene il divenire storico ossia il conflitto tra le forze produttive e rapporti di produzione. :S
Il materialismo storico si presenta come una metodologia critica antideologica: egli intende proporre una comprensione della realtà non ideologica cioè consapevole della propria condizionatezza storica . Esso si propone una comprensione della realtà collocandosi al suo interno e promuovendone le trasformazioni.
Il manifesto: la funzione storica della borghesia.
Nel Manifesto Marx sviluppa una visione dialettica della storia che a come centro il concetto di lotta di classe “la storia di ogni società è storia di lotte di classi”. Tale lotta nell’epoca presente si svolge tra due sole classi: la borghesia e il proletariato. La borghesia per Marx ha avuto nella storia una funzione rivoluzionaria: essa non solo ha sviluppato le forze produttive ma ha inaugurato un epoca in cui alla conservazione del modo di produzione si sostituisce il suo continuo rivoluzionamento: questo perché la borghesia non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione e quindi tutto l’insieme dei rapporti sociali. La borghesia ha soprattutto unificato il mercato mondiale e ha concentrato i mezzi di produzione, la popolazione la proprietà e il potere pubblico.
La concentrazione tra le forze produttive e rapporti di produzione:
La borghesia si è formata nella società feudale finchè lo svuiluppo delle forze produttive ha fatto si che si rompessero i rapporti di proprietà feudali per via rivoluzionaria. Un proesso analogo sembra per Marx in atto nel presente dove la Borghesia ha creato la sua classe antagonista che sarà il soggetto della nuova rivoluzione sociale: il proletariato. La dipendenza del proletariato dal capitale, la sua alienazione e il suo sfruttamento crescono con lo sviluppo delle forze produttive borghesi creando una classe sempre più unificata in grado di lottare per la conquista del potere su scala planetaria. Per Marx solo il proletariato è una classe veramente rivoluzionaria capace di impossessarsi delle forze produttive sociali. Per Marx quindi il proletariato, creato dalla borghesia, è destinato a sopprimere inevitabilmente la borghesia.
Il programma comunista:
Il Manifesto delinea il compito dei comunisti proponendo un programma incentrato sostanzialmente sull’abolizione della proprietà privata in quanto proprietà connessa al capitale come “potenza sociale”. Il comunismo non toglie a nessuno il diritto ad appropriarsi dei prodotti sociali, ma la facoltà di avvalersi di tale per asservire lavoro altrui. Il programma comunista prevede la conquista del potere da parte del Proletariato a cui fa seguito una fase di accentramento del potere statale nelle mani della classe rivoluzionaria al fine di arrivare all’abolizione della distinzione di classe. SI deve quindi realizzare la dittatura del proletariato e col superamento della divisione di classi il potere pubblico perderà il carattere politico. Quindi la rivoluzione proletaria porterà al posto di una società borghese una società in cui il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti.


L’ANALISI DEL CAPITALISMO:
L’analisi del capitalismo prende inizio con l’analisi della Merce in qunato forma elementare dell’immensa quantità di merce che si mostra di essere il capitalismo. La merce risulta avere una duplice natura: essa è sia un mezzo per la soddisfazione di un proprio bisogno e sia un oggetto che viene scambiato sul mercato. Quindi essa ha un esistenza naturale ed una sociale, un valore d’uso e un valore di Scambio. Il valore D’uso della merce ha a che fare con le sue caratteristiche qualitative mentre il valore di scambio una merce si rapporta ad un'altra in base alla quantità. Lo scambio presuppone un’astrazione delle caratteristiche fisiche della merce e della sua utilità e il valore di scambio rivela l’espressione di tale astrazione ed il denaro non è altro che la forma in cui tutte le merci si eguagliano.
Lavoro astratto e lavoro concreto:
come si determina il valore di scambio? Lo scambio tra due merci pone come riferimento una terza cosa…il lavoro umano in esse oggettivato. La medesima duplicità che caratterizza le merci ora è ritrovata nel lavoro: riconosciamo un lavoro visto dal punto di vista di valore d’uso in cui esso si presenta come lavoro concreto, mentre dal punto di vista di valore di scambio il lavoro si presenta come lavoro astratto. Valore di scambio e lavoro astratto sono dunque coincidenti. Quindi come il valore di scambio è soggetto solo alle determinazioni quantitative così il lavoro astratto si esprime quantitativamente come tempo di lavoro socialmente necessario. Quindi il valore di una merce è dato dal lavoro in essa contenuto misurato con il tempo.
Il capitale è un rapporto sociale:
Guardando il processo produttivo di cui la merce è il risultato riscontreremo la stessa duplicità che abbiamo trovato in precedenza per la merce e il lavoro. Da un lato è un processo di lavorazione per la produzione di valori d’uso per la soddisfazione di bisogni , dall’altro esso è un processo di valorizzazione attraverso cui il capitale si riproduce e si accresce.
Feticismo delle merci:
Il processo di produzione in quanto lavorazione-valorizzazione contiene al suo interno il rapporto del capitale con il lavoro. Poiché tutto il valore proviene dal lavoro il capitale non è che lavoro morto, lavoro oggettivato in mezzi di produzione. Il lavoro vivo deve valorizzare il capitale in quanto valore esistente. All’apparenza sembra che l’operaio usa i mezzi di produzione, in realtà “sono i mezzi di produzione che usano l’operaio”, è il lavoro morto che comanda il lavoro vivo. Il capitalismo dunque è dominato da un inversione: “il dominio del capitalista sull’operaio è dunque il dominio della cosa sull’uomo”. Questo carattere rovesciato è definito da Marx come Feticismo delle Merci. Infatti le merci appaiono alla coscienza come cose che hanno in se stesse un loro valore anche se restano del tutto nascosti i processi di valorizzazione di tale oggetto.
La valorizzazione del capitale:
valorizzare il capitale significa che vengono prodotte merci il cui valore è maggiore del valore dei mezzi di produzione. La formula del capitale che esprime qst processo è D-M-D’ dove D’ è il denaro ottenuto sul mercato dalla merce M che è maggiore del denaro anticipato D. Gli estremi del processo è in entrambi i casi il denaro ma in quantità differenti per un certo valore che costituisce la ragione stessa dello scambio: il plusvalore. Il Plusvalore è un incremento sul valore originario della merce. Ma come è possibile che il capitalista alla fine del ciclo di produzione realizzi un valore superiore a quello iniziale? L’origine del plusvalore è da ricercare durante la produzione e non durante la circolazione delle merci (vendendo ad esempio una merce ad un costo superiore). Quindi la nascita del plusvalore si deve cercare nella parte D-M della formula e non in M-D’. Infatti la formula potrebbe anche essere scritta così : D-M…M’-D’ dove M’ è il capitale-merce valorizzato nel processo produttivo. Infatti il capitale D compra all’inizio del processo due cose: i mezzi di produzione e la forza lavoro (il tutto è M). Lo scambio D-M è uno scambio di equivalenti cioè scambio di valori di identica grandezza. Per cui come è possibile che uno scambio di equivalenti porti ad un plusvalore?
Il plusvalore dal lavoro non pagato
Secondo Marx il capitalista acquista con il salario non il lavoro dell’operaio ma la sua forza lavoro per utilizzarla nel processo di produzione. La forza lavoro ha un valore d’uso e uno di scambio. Il valore di scambio è ripagato esattamente al suo valore (pari al valore dei mezzi di sussistenza) mentre il valore d’uso della forza lavoro è differente da quello delle altre merci. Essa infatti è usata per un tempo di lavoro superiore a quello necessario a riprodurne il valore di scambio. Supponendo che il tempo di lavoro per produrre il valore dei mezzi di sussistenza incorporati in un singolo lavoratore è di sei ore e la sua giornata lavorativa è di 10 ore si puo affermare che il capitalista estrae dal lavoratore un plusvalore pari a 4 ore. Quindi quello che nella sfera di circolazione sembra uno scambio tra equivalenti nella sfera della produzione è uno scambio ineguale che ha la radice nello sfruttamento capitalistico
La composizione organica del capitale e il profitto:
con la definizione di plusvalore Marx intende poi passare all’interpretazione critica delle altre categorie del sistema economico come i prezzi, il profitto, la concorrenza. Se si guarda il profitto esso non deriva da tutto il capitale bensì soltanto dallo sfruttamento della forza lavoro. Egli infatti distingue due tipi di capitale investito per la produzione di un bene: il capitale investito per i mezzi di produzione (macchinari ecc) definito Capitale Costante (c), e capitale investito nell’acquisto di forza lavoro, Capitale Variabile (v) dato che sappiamo ha la caratteristica di valorizzarsi. Il rapporto tra essi è definito Composizione Organica del Capitale. Il primo capitale quello convertito in mezzi di produzione si trasferisce senza mutamenti nel prodotto conferendogli la quota di valore corrispondente al proprio consumo. Dal capitale variabile invece proviene il Plusvalore (Pv) il cui saggio sarà dato dal rapporto tra Plusvalore e capitale variabili (S=Pv/v) Questo è il rapporto della misura dello sfruttamento della forza lavoro (SAGGIO DI SFRUTTAMENTO)
L’estrazione di plusvalore che da origine al profitto deriva dallo sfruttamento della parte variabile di esso. Il SAGGIO PROFITTO (P) invece è dato dal rapporto del plusvalore e il capitale globale investito (c+v).
Plusvalore assoluto e plusvalore relativo:
L’interesse principale del capitale è quello di aumentare il saggio di plusvalore ossia la propria valorizzazione. Il primo modo per aumentare la propria valorizzazione è aumentando l’orario lavorativo. Marx definisce assoluto il plusvalore ottenuto così reputando costante il tempo lavoro necessario alla riproduzione di mezzi di sussistenza. Inoltre il Capitale opera una riduzione del tempo lavoro necessario attraverso l’aumento della produttività del lavoro pur restando costante o diminuendo la giornata lavorativa. Il plusvalore così ottenuto è definito Pluslavoro relativo
Le Macchine e l’alienazione:
Le fasi che hanno caratterizzato l’aumento della produttività del lavoro sono: la cooperazione (+ lavoratori su uno stesso processo di produzione); la divisione del lavoro, la grande industria. Con questo sviluppo il capitale ha profondamente rivoluzionato le condizioni tecniche date [:S ]
La macchina è l’espressione di questo fenomeno. Mentre prima lo strumento di lavoro aveva la funzione di “mediare” l’attività dell’operaio nei confronti dell’oggetto ora è l’attività dell’operaio a mediare il lavoro della macchina. Il lavoratore non è più all’inizio del processo di trasformazione della natura ma assume il ruolo di mediatore. All’inizio ora sta la macchina.

L’ANALISI DEL CAPITALISMO:
L’analisi del capitalismo prende inizio con l’analisi della Merce in qunato forma elementare dell’immensa quantità di merce che si mostra di essere il capitalismo. La merce risulta avere una duplice natura: essa è sia un mezzo per la soddisfazione di un proprio bisogno e sia un oggetto che viene scambiato sul mercato. Quindi essa ha un esistenza naturale ed una sociale, un valore d’uso e un valore di Scambio. Il valore D’uso della merce ha a che fare con le sue caratteristiche qualitative mentre il valore di scambio una merce si rapporta ad un'altra in base alla quantità. Lo scambio presuppone un’astrazione delle caratteristiche fisiche della merce e della sua utilità e il valore di scambio rivela l’espressione di tale astrazione ed il denaro non è altro che la forma in cui tutte le merci si eguagliano.
Lavoro astratto e lavoro concreto:
come si determina il valore di scambio? Lo scambio tra due merci pone come riferimento una terza cosa…il lavoro umano in esse oggettivato. La medesima duplicità che caratterizza le merci ora è ritrovata nel lavoro: riconosciamo un lavoro visto dal punto di vista di valore d’uso in cui esso si presenta come lavoro concreto, mentre dal punto di vista di valore di scambio il lavoro si presenta come lavoro astratto. Valore di scambio e lavoro astratto sono dunque coincidenti. Quindi come il valore di scambio è soggetto solo alle determinazioni quantitative così il lavoro astratto si esprime quantitativamente come tempo di lavoro socialmente necessario. Quindi il valore di una merce è dato dal lavoro in essa contenuto misurato con il tempo.
Il capitale è un rapporto sociale:
Guardando il processo produttivo di cui la merce è il risultato riscontreremo la stessa duplicità che abbiamo trovato in precedenza per la merce e il lavoro. Da un lato è un processo di lavorazione per la produzione di valori d’uso per la soddisfazione di bisogni , dall’altro esso è un processo di valorizzazione attraverso cui il capitale si riproduce e si accresce.
Feticismo delle merci:
Il processo di produzione in quanto lavorazione-valorizzazione contiene al suo interno il rapporto del capitale con il lavoro. Poiché tutto il valore proviene dal lavoro il capitale non è che lavoro morto, lavoro oggettivato in mezzi di produzione. Il lavoro vivo deve valorizzare il capitale in quanto valore esistente. All’apparenza sembra che l’operaio usa i mezzi di produzione, in realtà “sono i mezzi di produzione che usano l’operaio”, è il lavoro morto che comanda il lavoro vivo. Il capitalismo dunque è dominato da un inversione: “il dominio del capitalista sull’operaio è dunque il dominio della cosa sull’uomo”. Questo carattere rovesciato è definito da Marx come Feticismo delle Merci. Infatti le merci appaiono alla coscienza come cose che hanno in se stesse un loro valore anche se restano del tutto nascosti i processi di valorizzazione di tale oggetto.
La valorizzazione del capitale:
valorizzare il capitale significa che vengono prodotte merci il cui valore è maggiore del valore dei mezzi di produzione. La formula del capitale che esprime qst processo è D-M-D’ dove D’ è il denaro ottenuto sul mercato dalla merce M che è maggiore del denaro anticipato D. Gli estremi del processo è in entrambi i casi il denaro ma in quantità differenti per un certo valore che costituisce la ragione stessa dello scambio: il plusvalore. Il Plusvalore è un incremento sul valore originario della merce. Ma come è possibile che il capitalista alla fine del ciclo di produzione realizzi un valore superiore a quello iniziale? L’origine del plusvalore è da ricercare durante la produzione e non durante la circolazione delle merci (vendendo ad esempio una merce ad un costo superiore). Quindi la nascita del plusvalore si deve cercare nella parte D-M della formula e non in M-D’. Infatti la formula potrebbe anche essere scritta così : D-M…M’-D’ dove M’ è il capitale-merce valorizzato nel processo produttivo. Infatti il capitale D compra all’inizio del processo due cose: i mezzi di produzione e la forza lavoro (il tutto è M). Lo scambio D-M è uno scambio di equivalenti cioè scambio di valori di identica grandezza. Per cui come è possibile che uno scambio di equivalenti porti ad un plusvalore?

Il plusvalore dal lavoro non pagato
Secondo Marx il capitalista acquista con il salario non il lavoro dell’operaio ma la sua forza lavoro per utilizzarla nel processo di produzione. La forza lavoro ha un valore d’uso e uno di scambio. Il valore di scambio è ripagato esattamente al suo valore (pari al valore dei mezzi di sussistenza) mentre il valore d’uso della forza lavoro è differente da quello delle altre merci. Essa infatti è usata per un tempo di lavoro superiore a quello necessario a riprodurne il valore di scambio. Supponendo che il tempo di lavoro per produrre il valore dei mezzi di sussistenza incorporati in un singolo lavoratore è di sei ore e la sua giornata lavorativa è di 10 ore si puo affermare che il capitalista estrae dal lavoratore un plusvalore pari a 4 ore. Quindi quello che nella sfera di circolazione sembra uno scambio tra equivalenti nella sfera della produzione è uno scambio ineguale che ha la radice nello sfruttamento capitalistico
La composizione organica del capitale e il profitto:
con la definizione di plusvalore Marx intende poi passare all’interpretazione critica delle altre categorie del sistema economico come i prezzi, il profitto, la concorrenza. Se si guarda il profitto esso non deriva da tutto il capitale bensì soltanto dallo sfruttamento della forza lavoro. Egli infatti distingue due tipi di capitale investito per la produzione di un bene: il capitale investito per i mezzi di produzione (macchinari ecc) definito Capitale Costante (c), e capitale investito nell’acquisto di forza lavoro, Capitale Variabile (v) dato che sappiamo ha la caratteristica di valorizzarsi. Il rapporto tra essi è definito Composizione Organica del Capitale. Il primo capitale quello convertito in mezzi di produzione si trasferisce senza mutamenti nel prodotto conferendogli la quota di valore corrispondente al proprio consumo. Dal capitale variabile invece proviene il Plusvalore (Pv) il cui saggio sarà dato dal rapporto tra Plusvalore e capitale variabili (S=Pv/v) Questo è il rapporto della misura dello sfruttamento della forza lavoro (SAGGIO DI SFRUTTAMENTO)
L’estrazione di plusvalore che da origine al profitto deriva dallo sfruttamento della parte variabile di esso. Il SAGGIO PROFITTO (P) invece è dato dal rapporto del plusvalore e il capitale globale investito (c+v).
Plusvalore assoluto e plusvalore relativo:
L’interesse principale del capitale è quello di aumentare il saggio di plusvalore ossia la propria valorizzazione. Il primo modo per aumentare la propria valorizzazione è aumentando l’orario lavorativo. Marx definisce assoluto il plusvalore ottenuto così reputando costante il tempo lavoro necessario alla riproduzione di mezzi di sussistenza. Inoltre il Capitale opera una riduzione del tempo lavoro necessario attraverso l’aumento della produttività del lavoro pur restando costante o diminuendo la giornata lavorativa. Il plusvalore così ottenuto è definito Pluslavoro relativo
Le Macchine e l’alienazione:
Le fasi che hanno caratterizzato l’aumento della produttività del lavoro sono: la cooperazione (+ lavoratori su uno stesso processo di produzione); la divisione del lavoro, la grande industria. Con questo sviluppo il capitale ha profondamente rivoluzionato le condizioni tecniche date [:S ]
La macchina è l’espressione di questo fenomeno. Mentre prima lo strumento di lavoro aveva la funzione di “mediare” l’attività dell’operaio nei confronti dell’oggetto ora è l’attività dell’operaio a mediare il lavoro della macchina. Il lavoratore non è più all’inizio del processo di trasformazione della natura ma assume il ruolo di mediatore. All’inizio ora sta la macchina.

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