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Marx: La critica dell’economia borghese e la problematica dell’alienazione

Come scrive Engels, il marxismo è anche influenzato dall’economia politica borghese, che si riflette negli autori quali Smith, Ricado e Maltus:
Smith: esaltò il liberismo secondo un processo naturale Ricardo: indicò l’equazione economica tra valore e lavoro
Maltus: previde l’andamento per il processo demografico una crescita costante, che tuttavia, in un rapporto diverso rispetto alla formazione di beni: la società progrediva in modo aritmetico, mentre i beni in modo geometrico, in un rapporto, quindi d’insufficienza e mancata corrispondenza tra bene-uomo.
Nei confronti dell’economia borghese, nei Manoscritti economici-filosofici (1844), Marx ha un duplice atteggiamento: la considera come espressione teorica della società capitalistica e dall’altro le muove l’accusa di fornire un’immagine globalmente mistificata, cioè falsa, del mondo borghese, poiché è incapace di pensare in modo dialettico. Infatti, anziché collocarsi in una prospettiva storico-processuale, essa “eternizza” il sistema capitalistico, considerandolo non come un sistema economico fra i tanti della storia, ma come il modo naturale, immutabile e razionale di produrre e di distribuire la ricchezza; la stessa proprietà privata appare come un “fatto” metastorico che funge da postulato di ogni ricerca economica. L’economica politica, secondo Marx, non scorge il contrasto che caratterizza il sistema capitalistico nell’opposizione reale fra capitale e lavoro salariato proprio del proletario. Tale contraddizione è espressa mediante il concetto di «alienazione», già affrontato, se pur in modo diverso da Hegel e Feuerbach:

Hegel: è il movimento dello spirito stesso, che si fa altro da sé, per poi riappropriarsi si sé in modo arricchito; Feuerbach: è un processo negativo, e rappresenta quello stato patologico per cui l’uomo proietta fuori di sé una potenza superiore (Dio) alla quale si sottomette;
Marx: si ispira a Feuerbach intendendo tale atto come una condizione patologica di scissione e di dipendenza, ma differentemente non si tratta di un fatto coscienziale appartenente alla natura umana, bensì un fatto reale di natura socio-economica, perché si identifica con la condizione storica del salariato nell’ambito della società capitalistica.

Marx descrive alienazione dell’operaio secondo quattro aspetti:
1.Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto del suo lavoro produce un oggetto (il capitale) che non gli appartiene
2.Il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività, la quale prende forma di un “lavoro forzato” in cui egli è strumento di fini estranei
3.Il lavoratore è alienato rispetto allo stesso Wesen, ossia alla sua «essenza» ossia il lavoro libero e creativo. Mentre nella società è costretto a un lavoro forzato e ripetitivo
4.Il lavoratore è alienato rispetto al prossimo, cioè il capitalista che lo espropria della sua fatica
Di conseguenza, l’operaio “disumanizzato” si sente «bestia» quando dovrebbe sentirsi veramente «uomo», cioè nel lavoro sociale, e si sente uomo quando fa la bestia cioè attendendo alle varie funzioni biologiche: il bestiale diventa l’umano e l’umano il bestiale.

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