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La problematica dell’alienazione: L’uomo è alienato quando perde la sua essenza umana.
Il lavoratore è alienato:
a) rispetto al prodotto della sua attività, in quanto egli, in virtù della sua forza lavoro, produce un oggetto che non gli appartiene e che si costituisce come una potenza dominatrice nei suoi confronti.
b) Rispetto alla sua stessa attività, la quale prende la forma di un lavoro forzato, in cui egli è strumento di fini estranei, con la conseguenza che l’uomo si sente bestia quando dovrebbe sentirsi uomo, cioè nel lavoro sociale, e si sente uomo quando fa la bestia, cioè si stordisce nel mangiare, bere e procreare.
c) Rispetto al suo stesso Wesen (essenza), invece di un lavoro libero, creativo e universale, nella società capitalistica è costretto a un lavoro forzato, ripetitivo e unilaterale.
d) Rispetto al prossimo, perché l’altro è soprattutto il capitalista, ossia un individuo che lo tratta come un mezzo e lo espropria del frutto della sua fatica, facendo si che il suo rapporto con lui sia per forza contrattuale.

La causa del meccanismo globale dell’alienazione, fa sì che l’operaio sia ridotto a strumento per produrre una ricchezza che non gli appartiene, e in virtù del quale il capitalista può utilizzare il lavoro di una certa categoria di individui per accrescere la propria ricchezza.
La dis-alienazione dell’uomo si identifica con il superamento del regime capitalista e l’avvento del comunismo.

La concezione materialistica della storia: Nella produzione sociale dell’esistenza bisogna distinguere due elementi di fondo: le forze produttive e i rapporti di produzione.
Per forze produttive si intendono tutti quegli elementi necessari alla produzione ovvero:
1) gli uomini (forza-lavoro)
2) i mezzi (terra-macchine)
3) le conoscenze tecniche e scientifiche di cui si servono per organizzare e migliorare la loro produzione.

I rapporti di produzione sono i rapporti che si instaurano fra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e l’impiego dei mezzi di lavoro.
L’insieme dei rapporti di produzione costituisce lo scheletro economico della società. La sovrastruttura determina o condiziona le leggi, lo Stato, le religioni, le filosofie, ecc.
Le vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale, bensì di natura socio-economica.
Marx ritiene che le forze produttive tendano a corrispondere determinati rapporti di produzione. Ogni volta che le forze produttive vogliono cambiare i rapporti di produzione, perché si sviluppano più rapidamente, danno vita a una rivoluzione sociale. Le nuove forze produttive sono incarnate da una classe in ascesa, mentre i vecchi rapporti di proprietà sono incarnati da una classe dominate al tramonto e lo scontro tra loro risulta inevitabile. Quindi c’è sempre una classe che tenterà di andare al potere mentre l’altra morirà.

Marx osserva che la fabbrica moderna, pur essendo proprietà di un capitalista, produce soltanto grazie al lavoro collettivo di operai, tecnici, impiegati, ecc. Ma se sociale è la produzione della ricchezza, sociale deve essere la distribuzione di essa. Questo significa che è proprio il capitalismo che pone le basi del socialismo.

Sintesi de Il Manifesto: Il Manifesto del partito comunista rappresenta una summa stringata della concezione marxista del mondo. I punti salienti di esso sono:
1) l’analisi della funzione storica della borghesia. La borghesia appare una classe costituzionalmente dinamica, che ha dissolto non solo le vecchie condizioni di vita, ma anche idee e credenze tradizionali. Però il proletariato, classe oppressa della società borghese, non può fare a meno di mettere in opera una dura lotta di classe, volta al superamento del capitalismo e delle sue forme istituzionali e ideologiche.
2) il concetto della storia come “lotta di classe” e il rapporto fra proletari e comunisti. Dove si concretizzano le contraddizioni tra le forze produttive e rapporti di produzione, nasce la lotta di classe.
3) la critica dei socialismi non-scientifici come ad esempio:
a) il socialismo reazionario attacca la borghesia più secondo parametri conservatori, rivolti al passato, che secondo schemi rivoluzionari rivolti al futuro, proponendosi di “far girare all’indietro la ruota della storia”.

b) Il socialismo conservatore non voleva abbattere la società capitalista ma solo i suoi mali, e per M. questo non è vero.
c) Il socialismo utopistico che, secondo Marx, ha il limite di non riconoscere al proletariato una funzione storica e rivoluzionaria autonoma. Questi socialisti hanno dedicato gran parte della propria opera alla delineazione di società ideali. Al socialismo utopistico, Marx contrappone il proprio socialismo scientifico, basato su un analisi critico-scientifica dei meccanismi sociali del capitalismo e sull’individuazione del proletariato come forza rivoluzionaria destinata ad abbattere il sistema borghese.

Il Capitale: Maex è convinto che non esistano leggi universali dell’economia, e che ogni formazione sociale abbia caratteri e leggi storiche specifiche.
Marx sostiene che la società borghese porti in se stessa delle contraddizioni strutturali che ne minano la solidità.
Marx ritiene che nell’economia ci sia uno schema in cui gli elementi sono connessi tra loro, e questi elementi sono produzione, scambio, consumo e distribuzione.
La merce deve possedere un valore d’uso, cioè deve essere utile, e deve possedere un valore di scambio, cioè un valore sul mercato per esser scambiata con altre merci. Il valore della merce viene dato dal valore-lavoro, ossia il valore di un bene è determinato dal lavoro impiegato per produrlo. Secondo Marx il valore di un bene non si identifica con il prezzo. Sebbene nelle relazioni di mercato il valore non si presenti mai allo stato puro, ma sempre come prezzo, quest’ultimo non è il valore, ma ha il valore alla propria base. Marx contesta il feticismo delle merci, che consiste nel considerare le merci come delle entità aventi valore di per sé, dimenticando che esse sono invece il frutto dell’attività umana e di determinati rapporti sociali.

Il fine del capitalismo è l’accumulazione del denaro. Forma precedente era M.D.M. (merce-denaro-merce), una certa quantità di merce viene trasformata in denaro e una certa quantità di denaro viene ri-trasformata in merce. Il ciclo del capitalismo è D.M.D (denaro-merce-più denaro).
Il plusvalore è il rapporto tra lavoro e salario. L’operaio, la fonte del plusvalore, ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario. Il plusvalore discende quindi dal plus-lavoro dell’operaio.
Il saggio del plusvalore è dato dal rapporto tra plusvalore e capitale variabile (coincide col capitale mobile investito in salari); il saggio del profitto è dato dal rapporto tra plusvalore e capitale variabile + capitale costante (coincide con il capitale investito nelle macchine e in tutto ciò di cui abbisogna la fabbrica per funzionare efficacemente).
Il capitalista per trarre profitto aumenta il plus-lavoro, quindi aumenta le ore lavorative, ma ad un certo punto la forza lavorativa umana diminuisce e viene sostituita dai macchinari. L’utilizzo dei macchinari comporta una crisi di sovrapproduzione e un aumento della disoccupazione. Nella situazione finale del capitalismo: da un lato vi è una minoranza industriale, dalla gigantesca ricchezza, dall’altro una maggioranza proletaria sfruttata.

La rivoluzione e dittatura del proletariato: Il proletariato è investito di una specifica missione storico universale. Lo strumento tecnico della trasformazione rivoluzionaria è la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio. Oltre alla rivoluzione, Marx negli ultimi anni opta la possibilità di una via “pacifica” al socialismo. Violenta o pacifica che sia, la rivoluzione proletaria mira all’abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali. Il compito è quello di distruggerne i meccanismi di fondo. Segue la dittatura del proletariato, mai vista prima, una dittatura della maggioranza degli oppressi su una minoranza di (ex)oppressori, destinata a scomparire. La dittatura è solo una misura storica di transizione che mira al superamento di essa e di ogni forma di Stato.


Le fasi della futura società comunista:
La proprietà viene abolita solo per essere trasformata in proprietà di tutti. Non viene totalmente abolita, ma viene universalizzata o nazionalizzata, cioè attribuita alla comunità, mentre gli uomini sono tutti ridotti a operai, con un medesimo salario. Il comunismo è un’effettiva soppressione della proprietà privata, in cui l’uomo cessa di intrattenere con il mondo rapporti di puro possesso e consumo. Da un uomo ossessionato dall’avere si propone un uomo “nuovo”, un essere “onnilaterale” e “totale”. Nella prima fase della società futura, ancora imperfetta perché porta ancora le macchie della vecchia società. In essa ogni produttore riceve una quantità di beni equivalenti al lavoro prestato. Nella seconda fase la società può scrivere sulla propria bandiera “Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni”. L’attesa società comunista: senza divisione del lavoro, senza proprietà privata, senza classi, senza sfruttamento, senza miseria, senza divisioni fra gli uomini e senza Stato.

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