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Crisi del sistema capitalista

Marx parla della Crisi del Sistema Capitalista nel 3 libro del Capitale.
Per non soccombere alla concorrenza, il capitalista deve accrescere il plusvalore ricavato in macchinari e per non diminuire i propri profitti deve cercare di tenere sempre piu’ basso i salari (trust: tutti gli industriali di un certo settore si alleeranno per manipolare il mercato decidendo il prezzo del prodotto (alto) e mantenendo basso il salario degli operai), il capitale variabile.
Malgrado ciò, vi sarà la progressiva concentrazione del capitale in poche mani, con la progressiva diminuzione dei capitalisti (Il numero dei capitalisti diminuirà perché la concorrenza manterrà nel mercato i migliori e quelli eliminati all’inizio avranno comunque alcuni agi poi, però, diventeranno operai).
Al contrario, il numero degli operai aumenterà, come aumenterà il numero dei disoccupati per via dell’introduzione delle macchine, che possono sostituire il lavoro di molti operai.

Il sistema capitalistico, di fatto, imploderà (stipendi troppo bassi per acquistare, fallimento delle banche etc.).
Da qui partirà la necessità di una rivoluzione che vedrà gli operai vincitori.
Questo porterà alla terra nazionalizzata-> cioè all’abolizione della proprietà privata. Una terra dove il salario sarà uguale per tutti.
La proprietà, che è l’espressione materiale della vita umana estraniata e la soppressione della proprietà e dei rapporti sociali fondati su di essa, coincideranno con la soppressione di ogni alienazione. Il superamento dell’alienazione avverrà con il comunismo nel quale l’esecuzione delle attività produttive coincide con la realizzazione dell’essenza umana.
Il comunismo è la riappropriazione dell’essenza umana in tutta la ricchezza delle determinazioni acquisiste durante lo sviluppo storico, ossia la liberazione e manifestazione totale di tutte le facoltà umane.
Il progresso è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la realizzazione dell’essenza umana.

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