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Marx

Vita e opere


Marx è considerato uno dei filosofi moderni più importante perché riuscì ad unire le sue teorie filosofiche alle teorie economiche e politiche. Egli nacque nel 1818 a Treviri e ricevette un'educazione di stampo razionalistico e liberale. Studiò all'università di Bonn e di Berlino, e si occupò di filosofia. Infatti seguì attentamente le teorie di Hegel e nel 1843 stese l'opera "Critica della filosofia del diritto di Hegel". Nel 1844 a Parigi pubblicò gli "annali franco-tedeschi" e strinse amicizia con Engels con il quale scrisse "Sana famiglia". Le sue opere più importanti furono il "Manifesto del partito comunista", pubblicato a Londra, e il "Capitale" nel 1866 in occasione della fondazione dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. Egli morirà nel 1883.

Caratteristiche del marxismo

Lo studio di Marx è un'analisi globale della società e della storia. Marx tende a fornire un'interpretazione dell'uomo e del suo mondo che sia anche impegno di trasformazione rivoluzionaria. Il marxismo è stato inoltre influenzato dalla filosofia tedesca di Hegel e Feuerbach, dalle teorie economiste di Smith e Ricardo e dal pensiero socialista di Saint-Simon e Owen.

La critica al "misticismo logico" di Hegel

Il rapporto Hegel–Marx è caratterizzato da relazioni di continuità fra i due pensatori e da nessi di rottura. Marx critica il metodo di Hegel che, secondo Marx stesso, tende a fare delle realtà empiriche delle manifestazioni necessarie dello Spirito. Hegel afferma che lo Stato presuppone per forza una sovranità che si incarna nel monarca, sovranità statale personificata. Poiché ciò che è necessario è anche razionale, Hegel deduce la piena logicità della monarchia identificandola con la razionalità politica in atto. Marx definisce questo procedimento misticismo logico, poiché le istituzioni finiscono per essere personificazioni di una realtà spirituale che se ne sta occultamente dietro di essi. Marx così oppone al metodo mistico di Hegel il metodo trasformativo che riconosce nuovamente ciò che è veramente soggetto e ciò che è veramente predicato. Hegel, inoltre, fa uso di un giustificazionismo politico e speculativo che conduce all'accettazione delle istituzioni statali vigenti.

La critica della civiltà moderna e del liberalismo: emancipazione politica e umana

Marx fa una forte critica nei confronti della civiltà moderna. Esiste una scissione tra società civile, in cui il borghese vive nell'ambito dell'egoismo e degli interessi particolari, e lo Stato, in cui il cittadino vive nell'ambito dell'interesse umano. Ora l'universalità dello stato moderno è falsa perchè lo Stato non fa che riflettere e sanzionare gli interessi particolari dei gruppi e delle classi. Per questo, la società moderna rappresenta la società dell'egoismo e delle particolarità reali e della fratellanza e delle universalità illusorie. Vi è una separazione tra l'individuo singolo e lo Stato e questa situazione è portata avanti dallo Stato stesso che riconosce la libertà individuale e la proprietà privata. Per questo Marx rifiuta lo stato liberale ed è più propenso ad accettare uno stato in cui vi sia l'eliminazione delle disuguaglianze reali fra gli uomini e della proprietà privata. Marx mira quindi ad un'emancipazione umana che mira alla democrazia e all'uguaglianza sostanziale.

La critica dell'economia borghese e la problematica dell'alienazione

Le teorie economiche di Marx sono espresse neo "Manoscritti economico-filosofici", in cui egli parla dell'economia borghese. Essa, secondo il filosofo, eternizza il sistema capitalistico considerandolo come il modo naturale, immutabile e razionale di produrre e di distribuire la ricchezza. Nei Manoscritti, Marx parla anche del concetto di alienazione. Per Hegel essa è il movimento stesso dello Spirito; per Feuerbach essa si identifica con la situazione dell'uomo religioso che, scindendosi, si sottomette a Dio, da lui stesso creato, estraniandosi dalla propria realtà. Marx considera invece l'alienazione una condizione patologica di scissione, di dipendenza e di autoestraniazione. L'alienazione si identifica con la condizione storica del salariato nell'ambito della società capitalistica. L'alienazione ha quattro aspetti fondamentali:
1) il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività che gli viene sottratto;
2) il lavoratore è alienato rispetto alla sua stessa attività che diventa strumento per fini estranei, cioè per il profitto del capitalista;
3) il lavoratore è alienato rispetto alla sua essenza che è quella del lavoro libero, creativo, universale, e non del lavoro forzato, ripetitivo e unilaterale;
4) il lavoratore è alienato rispetto al prossimo, perché il suo rapporto con il capitalista e con l'umanità in generale è conflittuale.
La causa dell'alienazione è la proprietà privata dei mezzi di produzione, grazie alla quale il capitalista può utilizzare e sfruttare i salariati per accrescere la propria ricchezza. La dis-alienazione dell'uomo si identifica con il superamento del regime della proprietà privata e con l'avvento del comunismo. Per abbattere l'alienazione ci vuole un atto reale che per Marx si identifica nella rivoluzione del socialismo.

Il distacco da Feuerbach e l'interpretazione della religione in chiave sociale

Rispetto ad Hegel, Feuerbach ha avuto il metodo di teorizzare il rovesciamento materialistico di soggetto-predicato, concreto-astratto. Feuerbach ha sottolineato la naturalità dell'uomo, ma ha perso di vista la sua storicità. Marx sostiene che l'individuo è reso tale sulla società storica in cui egli vive, quindi è figlio e prodotto della società e di uno specifico mondo storico. Un altro punto di contatto tra Feuerbach e Marx è l'interpretazione religiosa. A Feuerbach è sfuggito che chi produce la religione non è un soggetto estratto, ma un individuo che è un prodotto sociale. Per Marx, le radici della religione devono essere ricercate in un tipo storico società. Marx ha elaborato la teoria della religione come Opium des Volks, cioè l'oppio dei popoli. La religione è il sintomo di una condizione umana e sociale alienata e l'unico modo per eliminarla è la trasformazione rivoluzionaria della società. La disalienazione religiosa ha come presupposto la rivoluzione della società di classe.

La concezione materialistica della storia

Dall'ideologia alla scienza
Uno degli scritti più importanti di Marx è "L'ideologia tedesca" in cui il filosofo esprime la sua conoscenza materialistica della storia. La storia è un processo materiale fondata sulla dialettica bisogno-soddisfacimento, cioè il lavoro. E' quest'azione materiale che umanizza l'uomo. Alla base della storia vi è il lavoro, inteso come creatore di civiltà e di cultura e come ciò attraverso cui l'uomo si rende tale.

Struttura e sovrastruttura
Nell'ambito della storia, Marx distingue le forze produttive e i rapporti di produzione. Per forze produttive si intendono gli elementi necessari al processo di produzione, cioè gli uomini che producono, i mezzi che utilizzano per produrre e le conoscenze tecniche e scientifiche di cui si servono per organizzare e migliorare la produzione. Per rapporti di produzione Marx intende i rapporti che si instaurano tra gli uomini e che regolano il possesso e l'impiego dei mezzi di lavoro. I rapporti di produzione trovano la loro espressione giuridica nei rapporti di proprietà. Le forze produttive e i rapporti di produzione costituiscono il modo di produzione; la base economica costituisce la struttura economica della società, che rappresenta il piedistallo su cui si eleva una sovrastruttura giudico-politico-culturale. Marx sviluppa una concezione materialistica della storia, secondo cui è la struttura economica che determina le leggi, lo Stato, le religioni, le filosofie. Quindi le vere forze motrici della storia non sono di natura spirituale, ma di natura socio-economica. Il materialismo storico si contrappone polemicamente all'idealismo storico. Con il termine sovrastruttura si indica la dipendenza dei fenomeni politici e culturali dalla base economica. Il rapporto tra struttura e sovrastruttura è molto complesso, ma Marx tende a sottolineare la dipendenza della sovrastruttura dalla struttura. Il rapporto tra struttura e sovrastruttura è determinato, perchè denota un rapporto più stretto ed immediato, e condizionato, perché allude ad un rapporto più indiretto. La struttura economica è l'unico elemento o fattore che si auto-determina, mentre la sovrastruttura è solo un riflesso della struttura che partecipa indirettamente, della sua storicità.

La dialettica della storia
Forze produttive e rapporti di produzioni si configurano con la legge stessa della storia. Ad un determinato grado di sviluppo delle forze produttive tendono a corrispondere determinanti rapporti di produzione e di proprietà. I rapporti di produzione si mantengono fino a quando favoriscono le zone produttive e vengono distrutti quando si convertono in ostacoli per le medesime. Poiché le forze produttive si sviluppano più rapidamente dei rapporti di produzione, ne segue periodicamente una situazione di contraddizione dialettica fra i due elementi, che genera un'epoca di rivoluzione sociale. Le nuove forze produttive sono incarnate da una classe in ascesa, al contrario dei vecchi rapporti di proprietà incarnati da una classe determinante al tramonto. Quindi risulta inevitabile uno scontro che si concluderà solo con l'ascesa delle nuove forze produttive. Grazie alla legge di contraddizione tra forze produttive e rapporti di produzione, Marx ha determinato alcune grandi formazioni economico-sociali qualificate da determinati modi di produrre. Le formazioni economico-sociali della storia sono sei: la comunità primitiva, la società asiatica, la società antica, la società feudale, la società capitalista e la società socialista. E' indubbio che la storia proceda dal comunismo primitivo a quello futuro. Il socialismo è lo sbocco inevitabile della dialettica storica. La dialettica storica ha come soggetto la struttura economica e le classi, non lo Spirito; essa è concepita empiricamente osservabile nei fatti stessi e inoltre le opposizioni che muovono la storia non sono astratte e generiche, cioè concrete e determinanti.

La critica agli "ideologi" della Sinistra hegeliana
Marx fa una forte critica nei confronti degli ideologi della Sinistra hegeliana, perché essi sopravvalutano la funzione delle idee e degli intellettuali; presentano le proprie idee come universalmente valide; credono che l'emancipazione umana consista nel sostituire a idee false idee vere tramite una battaglia filosofica; forniscono un quadro deformante della realtà. A tutto ciò Marx contrappone il fatto che le vere forze motrici della storia sono le strutture economico-sociali.

La sintesi del Manifesto

Borghesia, proletariato e lotta di classe
Una delle opere più importanti di Marx è il "Manifesto del partito comunista", all'interno del quale il filosofo analizza la funzione storica della borghesia, il concetto della storia come lotta di classe e il rapporto fra proletari e comunisti, e infine la critica dei socialismi non scientifici. La borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e tutto l'insieme dei rapporti sociali. La borghesia che intende Marx è dinamica ed è proprio questa che ha dato inizio agli scontri sociali. Le moderne forze produttive si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà, generando crisi terribili che danno luogo alle lotte di classi. Le lotta fra le classi conduce necessariamente alla soppressione di tute le classi e ad una società senza classi.

La critica dei falsi socialismi
All'interno del Manifesto, Marx fa una forte critica ai falsi socialismi, che sono principalmente tre: il socialismo reazionario, il socialismo conservatore e il socialismo critico-utopistico. Il socialismo reazionario attacca la borghesia secondo parametri conservatori. Essa presenta tre forme: il socialismo feudale, che auspica l'abolizione della società capitalistica moderna e il recupero di un passato pre-rivoluzionario, pre-borghese e pre-industriale; il socialismo piccolo-borghese, che esprime il punto di vista della piccola borghesia rovinata dal capitalismo industriale; e il socialismo tedesco, che rappresenta la traduzione germanica e filosofica del socialismo francese. Il socialismo conservatore borghese è incarnato da coloro che vorrebbero la borghesia senza il proletariato, ma così producendo se stesso il capitalismo produce inevitabilmente i suoi inconvenienti, per cui esso va distrutto. Principale esponente di questa corrente è Proudhon. Infine vi è il socialismo e il comunismo critico-utopistico, di cui i rappresentanti sono Saint-Simon, Fourier e Owen. Essi hanno dedicato la loro vita alla delineazione d società ideali.

Il Capitale

Economia e dialettica
All'interno del Capitale, Marx mette in luce i meccanismi strutturali della società borghese al fine di svelare la legge economica che sorregge la società moderna. Non esistono leggi universali dell'economia, ma ogni formazione sociale ha caratteri e leggi storiche specifiche. L'economia deve far uso dello schema dialettico della totalità organica, studiando il capitalismo come struttura i cui elementi risultano connessi. Marx vuole studiare il capitalismo distinguendone gli elementi di fondo ed estraniando da quelli secondari ciò che mette in luce le caratteristiche strutturali e le tendenze di sviluppo.

Merce, lavoro e plusvalore
La caratteristica principale del modo di produzione capitalistico è di essere produzione generalizzata di merci. Una merce ha un valore d'uso, perchè deve essere utile a qualcosa, e un valore di scambio, necessario per essere cambiata con qualcos'altro. Il valore di scambio deriva dalla quantità di lavoro socialmente necessario per produrla. Più lavoro è necessario per produrre una determinata merce e più essa vale. Ma il valore di una merce non è il prezzo, poiché il prezzo può superare il valore reale o stare al di sotto di esso. Il prezzo non è il valore, ma ha il valore alla propria base. Nel capitalismo, la produzione di merce è finalizzata all'accumulazione di denaro. E infatti, il cielo capitalistico non è quello M.D.M., cioè merce-denaro-merce, ma è quello D.M.D'., cioè denaro-merce-più denaro. Infatti, il capitalista investe denaro in una merce per ottenere più denaro. Il plus-valore D' deriva dal livello della produzione capitalistica delle merci. Nella società borghese il capitalista ha la possibilità di comprare e usare una merce particolare che produce valore. Questa merce è l'operaio, cioè la forza-lavoro, che viene pagata secondo il valore corrispondente alla quantità di lavoro socialmente necessario a produrla, che corrisponde al salario. Ma l'operaio produce un valore maggiore di quello che gli è corrisposto col salario. Quindi il plus-valore discende dal plus-lavoro dell'operaio e si identifica con l'insieme del valore da lui gratuitamente offerto al capitalista. Il capitalista dispone si merci di produzioni, mentre il lavoratore dispone solo della propria energia che deve vendere in vista del salario. Dal plus-valore deriva il profitto. Marx fa una distinzione fra capitale variabile, cioè il capitale mobile investito in salari, e il capitale costante, cioè il capitale investito nelle macchine e in tutto ciò di cui ha bisogno la fabbrica per funzionare efficientemente. Poiché il plus-valore nasce in relazione al capitale variabile, il saggio del plus-valore risiede nel rapporto tra il plus-valore stesso e il capitale variabile. Il capitalista investe non solo il capitale variabile, ma anche il capitale costante. Il saggio del profitto non coincide con il saggio del plus-valore, ma scaturisce dal rapporto tra il plus-valore e la somma del capitale variabile o del capitale costante. Il saggio del profitto è sempre minore rispetto al saggio del plus-valore ed esprime il guadagno del capitalista.

Tendenze e contraddizioni del capitalismo
Il fine strutturale del capitalismo è la maggiore quantità possibile di plus-valore. Per raggiungere tale scopo si deve creare una società retta dalla logica del profitto privato. Per accrescere il plus-valore, il capitalista aumenta la giornata lavorativa, ma ciò ha dei limiti, perché oltre un certo numero di ore la forza-lavoro dell'operaio cessa di essere produttiva. Quindi, più che il plus-valore assoluto, il capitalismo punta sul plus-valore relativo, derivante da una riduzione della giornata lavorativa e da una maggior produttività del lavoro. Il processo di produzione del plus-valore relativo passa attraverso tre fasi successive: 1) la cooperazione semplice; 2) la manifattura; 3) la grande industria. La grande svolta del capitalismo è l'industria meccanizzata, che ha introdotto la macchina, capace di erogare maggiore plus-valore relativo. Ma l'aumento di produttività conseguito con l'uso delle macchine genera cicli di crisi di sovrapproduzione, cioè di sovrabbondanza di merci rispetto alle esigenze del mercato. La crisi genera sia la distruzione capitalistica dei beni, sia la disoccupazione. Ma la necessità a cui continuo rinnovamento tecnologico genera anche la caduta trascendentale del saggio di profitto. Infatti, se il capitale variabile resta stabile, anche il plus-valore resta stabile. Ma se il capitale costante accresce, il saggio del profitto è diminuito. E quindi il profitto risulta progressivamente sempre più scarso rispetto al capitale impiegato, in virtù della crescita del capitale costante. La crisi mette in difficoltà la borghesia e si arriva alla scissione della società in due sole classi antagoniste: da un lato una minoranza industriale, dalla gigantesca ricchezza e dall'immenso potere, dall'altro una minoranza proletaria sfruttata.

La rivoluzione e la dittatura del proletariato
Le contraddizioni che nascono all'interno della società borghese portano alla rivoluzione del proletariato, che impadronendosi del potere danno avvio alla trasformazione globale della società, attuando il passaggio dal capitalismo al comunismo. Il proletariato mira all'abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali, e all'istaurazione di una sua dittatura, che avviene con la sostituzione dell'esercito permanente con l'organizzazione degli operai armati, con la soppressione del parlamentarismo e con la soppressione del privilegio burocratico.

Le fasi della futura società comunista
Nei Manoscritti, Marx distingue fra un comunismo "rozzo" e un comunismo superiore. Nel primo tipo di comunismo la proprietà viene abolita solo per essere trasformata in proprietà di tutti. La "rozzezza" si questa società post-capitalista, ma ancora pre-comunista, è chiaramente svelata dalla connessa proposta della comunione delle donne. Infatti, al matrimonio borghese, visto come forma esclusiva di proprietà privata, questo comunismo volgare non sa porre altro che una situazione in cui la donna appare "la preda e la serva del piacere della comunità". All'uomo della civiltà proprietaria, Marx, contrappone invece un uomo "nuovo", considerato come un essere "totale" che esercita in modo creativo l'insieme delle sue potenzialità intrattenendo un rapporto poliedrico con la realtà e con gli altri uomini. Nella Critica del programma di Gotha, Marx distingue due fasi della società futura. Nella prima fase, in cui abbiamo a che fare con una società comunista che porta ancora le "macchie" della vecchia società, vige il principio (ancora imperfetto) "a ciascuno secondo il suo lavoro". Nella seconda fase, ossia in una condizione di comunismo pienamente dispiegato e di grande ricchezza, vige il principio "da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni". In poche parole in questo scritto si profila l'attesa società comunista: senza divisione del lavoro, senza proprietà privata, senza classi, senza sfruttamento, senza miseria, senza divisioni fra gli uomini e senza Stato.

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